— oh my marketing!

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Marketing

Febal cucine no dico Febal cucine mica la ditta stracazzetti per cui magari fate i freelance per 75 euro sta cercando un nuovo nome per una cucina.

Cosa volete ancora, che vi vengano a citofonare?

D’ora in poi non concederò colloqui a copywriter che non abbiano sottoposto sul blog febal almeno 5 proposte di nome.

Uomo avvisato mezzo salvato.

E ora al lavoro, cazzo.

[UPDATE: grazie anche al post sul blog adci ben 13 copy hanno aderito alla iniziativa di Febal nel primo giorno. Sono davvero soddisfatto (quasi quasi mi pento del tono un po’ brutale del post… ) e ringrazio andrea (sommelier-copywriter?), silvia, porreau (dalla stazione!), redmade, marco, luca, me, annabella, cimny, rude, francesco, perozzi… Grazie anche a nome di Febal. Rock on.]

[UPDATE 2: alcuni mi hanno criticato, forse scambiandomi per uno che tiene gli stagisti a lavorare i mesi senza dar loro una lira ecc ecc. Capisco l’esasperazione della situazione lavorativa in italia (chiunque legga i miei consigli inutili sa quanto mi faccia schifo l’atteggiamento di chi sfrutta i talenti), ma non è questo il caso. Il mio spirito è hey-questa-cosa-m’ispira-vediamo-in-po’. que sera que sera. chiacchiere 2.0? Non so, so che tutti cercano talento, pochissimi lo dimostrano con i fatti. O forse lo dimostrano nei posti sbagliati, cioè le agenzie di pubblicità alla canna del gas. Io agli stagisti ho perfino dedicato un annuncio… se lo trovo lo posto].

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Con tre settimane di ritardo ho letto In a Funk, Italy Sings an Aria of Disappointment cioè l’articolo del NY Times riguardo la depressione italiana che tanta confusione ha suscitato sui media (qui il commento del Corriere, qui quello del Sole).

Siccome l’argomento mi incuriosisce e mi stimola (quasi non passa giorno senza che mi faccia la domanda nel titolo, a livello professionale, personale, umano… perché non farsela anche come italiano?) ho deciso di sondare un po’ la questione a modo mio.

L’Italia è sempre sull’orlo dell’abisso. E invece finisce sempre per cavarsela.

E poi tutto questo disincanto, mancanza di tensione, menefreghismo, egoismo, qualunquismo… che noia.

Nella mia microsfera non c’è nulla di tutto questo, e quindi ho deciso che non è così l’Italia che vivo io.

Certo, basta aprire un giornale per vedere che non è così. Ma è questo il punto: io chiudo il giornale e guardo in faccia i miei collaboratori, i miei clienti, i miei vicini di casa, i miei amici.

Non nego di avere una situazione selettiva, dove ho potuto e voluto scremare la cioccolata da quell’altra sostanza marrone (e dio sa la fatica che faccio per pagare il prezzo di questa operazione…) ma, tra i diritti che mi sono conquistato, c’è quello di dire grazie, non ci sto. E tirare dritto per la mia strada.

Ma torniamo al punto. Dicevo: affrontiamo la questione. Quello che vorrei fare è sentire la viva voce di persone comuni su questo argomento – e non mi riferisco solo ai commenti a questo post, che mi auguro arrivino numerosi – ma anche a un po’ di gente che conosco cui voglio chiedere direttamente un parere sulle tesi del famoso articolo (le riassumo per chi non ha tempo/voglia):

– paese troppo vecchio

– problemi che non cambiano mai

– senso di impotenza/frustrazione

– prospettiva di declino economico

– rassegnazione generale

– ripiegamento economico su sterili strategie di made in italy trademark

Garantisco che:

1. non saranno opinionisti/giornalisti/veline/mediapeople/famosi con o senza isola

2. avranno esperienza diretta sia dell’Italia che di un altro paese, in modo da assicurarci un punto di vista coinvolto ma anche distaccato, dall’esterno.

La mia domanda sarà una sola, dritta al punto:

SECONDO TE, CE LA FAREMO?

[Personalmente propendo per il sì, che ritrovo anche nella bella recensione al nuovo libro di Luca De Biase, “Economia della Felicità” pubblicata ieri da Repubblica e firmata Giovanni Valentini:

E per quanto riguarda il nostro paese, infelice e depresso, non manca la promessa finale della speranza: “L’Italia ne è piena (di visionari, creatori, narratori, scienziati, umanisti, imprenditori e tecnologi, ndr). Ha bisogno di saperlo. E di agire di conseguenza.]

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Si dice così: Tudou.com.

Fonte: Debbie Weil’s BlogWriteforCEOs (qui il suo libro).

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Ho letto Google Story, di David Vise e Mark Malseed (qui in italiano).

E davvero, almeno per la prima parte, ci si sente amici di questi due ragazzi, conquistati da un fascino composto sia di eccezionali doti intellettuali, sia di una fortissima carica umana.

Poi vai avanti nella lettura, capisci cosa hanno realizzato (e cosa hanno in mente di realizzare) questi due thirty-somethings, e ti cominci a chiedere cosa lo leggi a fare, un libro così, che i sogni di grandezza alla tua età non stanno più bene, e fai anche un altro mestiere.

“Perché è una storia vera che ha la forza di un romanzo” – dai, c’è di meglio, obiettivamente.

“Perché voglio vedere come va a finire” – palle, lo sai che non è finita.

Ok, ce l’ho.

Perché dimostra che si può fare una delle più grandi aziende del mondo senza mai scendere a compromessi e infischiandosene bellamente dell’aspetto economico, se non per quanto necessario alla miglior realizzazione possibile delle tue idee. E senza diventare matto o scemo né dimenticare il senso del tuo lavoro anche quando il valore borsistico della tua società è di 117 miliardi di dollari, cioè 8 volte la General Motors (a 8 anni dalla fondazione).

E poi c’è quella bellissima lista di consigli per usare meglio Google, alla fine:

1 – G può fare da elenco telefonico USA (digita nome cognome città e le due iniziali dello stato)
2 – G può fare da calcolatrice (digita l’operazione nella finestra di ricerca)
3 – puoi usare anche più termini per indicizzare meglio la ricerca
4 – per ricerche precise alla lettera, usa le virgolette
5 – G può essere un dizionario monolingua (digita define + la tua parola per ottenerne una difinizione lessicale)
6 – minuscolo/maiuscolo non conta
7 – singolare/plurale non conta
8 – usa la image search per trovare siti che non troveresti altrimenti
9 – trova subito mappe, indicazioni stradali e vedute satellitari digitando nella finestra di ricerca città+regione (o stato)
10 – sfoglia i libri online facendo la ricerca su print.google.com
11 – scegli un risultato unico con mi sento fortunato
12 – notizie e aggiornamenti sulle notizie di tuo interesse
13 – ottieni previsioni del tempo (digita weather + il nome della località)
14 – fai ricerche approfondite con le versioni precedenti alle attuali di ogni singola pagina elencata nella ricerca (versione cache)
15 – ricerca su scholar.google.com per accedere a materiali specialistici
16 – digita la tilde ~ senza spazi prima della tua parola per trovare anche i sinonimi
17 – imposta le tue preferenze
18 – traduci in altre lingue
19 – ricevi le quatazioni di Wall Street semolicemtne digitando l’acronimo borsistico del tuo titolo
20 – fruga all’interno di G cliccando su altro e leggi la guida utente google.com/help/cheatsheet.html

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Meatball Sundae – is your marketing out of sync? – il nuovo libro del maestro calvo – è in consegna da oggi, ma copyblogger (che è citato alle pagg 83 e 84) dice che non lo comprerà. Detto da uno che ha 29.000 lettori, la cosa fa pensare, anche se il suo post non l’ho capito tanto bene.

[E comunque Seth ha anche fatto un altro libretto che spiega come ottenere più traffico grazie alla regola delle tre U: Unique, Updated, Useful. Tredici paginette che vanno giù che è una bellezza. Qui il pdf gratuito].

[UPDATE COPYBLOGGER: ho postato il commento che segue sul suo sito – copyblogger, will you tell us a little more about your point of view, or… are we missing your joke??]

hi brian,
sorry if this comment is misplaced – it’s about your post about seth godin’s new book and why you won’t buy it.
I’ve posted about it on my blog, but I must tell you I haven’t fully gotten your point.
what’s wrong with seth quoting your numbers, even if one year late?
isn’t the fact that your site has grown so much proving his point even better?
you’ll find my post here (placing english translation for you):
http://ohmymarketing.wordpress.com/2007/12/27/disponibile-da-oggi-the-new-seth-godin-book-meatball-sundae/
I’m sure my readers would like to better understand you.
thank you in advance and all the best for 2008 from milano, italy – max

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Bene, è arrivata la fine dell’anno in cui ho cominciato a bloggare, ho cominciato la seconda volta e poi la terza, (e anche la quarta ora che mi viene in mente) ho ripensato l’agenzia, ho esordito come relatore per Asam/Università Cattolica, ma soprattutto ho cominciato ad appassionarmi fortemente all’evoluzione di questo mio business nonché passionaccia.

Sono un po’ stanco, come tutti del resto. Provo contemporaneamente la voglia di bloggare per tutte le vacanze, finalmente libero dagli impegni di lavoro, ma anche (per fortuna) il desiderio di guardare solo gli occhi di chi amo ininterrottamente per 15 giorni.

Iniziare un periodo di vacanza pieni di adrenalina è una cosa strana. Fai le cose delle vacanze come se lavorassi. L’onda lunga, infinita dello stress (anche positivo) e della tensione non accennano ad abbassarsi, lo scenario intorno a te cambia, non sei più al lavoro eppure… continui come una macchina un pirla.

Poi, inesorabile, succede una cosa. Anzi, molte cose.

Mal di gola, emicrania, febbre, tosse, influenza… come se gli anticorpi capissero che la guerra è finita e andassero a farsi delle meritate vacanze, lontani da quel pazzo che gli tocca di gestire.

Vabbè, poi passa (e si ricomincia).

Buone vacanze, e grazie di questi bei mesi.

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Forbes magazine fa la classifica dei 25 web people più influenti (a Forbes gli è sempre piaciuto fare classifiche).

Ma il mitico Pacioccone Scoble (incluso) brontola: dov’è questo? E perché quello non c’è? E gli inventori di Google? E l’inventore del web? E fa anche lui la sua lista, di getto.

Conclude salomonicamente: “sono lusingato – dice – ma queste liste dovrebbero essere un po’ più inclusive”.

Needless to say, sono tutti da guardare e in alcuni casi da leggere quotidianamente, come prescrive Hugh Macleod nel suo intramontabile post “using blogs to boost the bottom line“.

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Qualche tempo fa ho dato questa intervista ai ragazzi di Accademia. Adesso ho imparato come farvela sentire.

Insieme agli studenti di accademia (funkyzone e i suoi amici) ci poniamo delle domande:

perché un’agenzia di pubblicità apre un blog? come fanno i comunicatori a cavarsela con i consumatori 2.0? il copywriter rimane un creativo? da studente, come cambia il modo di avvicinare il mondo del lavoro? le figure della pubblicità cambiano con il cambiare delle competenze? com’è il panorama sul mercato e sugli investimenti? qual è il trucco per conciliare vita privata e lavoro in agenzia?

E siccome siamo ragazzetti in gamba, tentiamo pure delle risposte.

[UPDATE: C’era anche Mister Nemo! E un’altra ragazza… vediamo se si fa viva anche lei].

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Aziende con le orecchie, la mia amata directory online delle aziende italiane ripeto italiane che decidono di dialogare con il proprio mercato tramite corporate blogs, progetti user-generated, forum e quant’altro sia adatto alla big conversation (Scoble/Israel… l’Italia c’è!) è stato oggi recensito su MyMarketing.Net, con tanto di richiamo in home page (rubrica “focus on”, in basso al centro).

All’interno c’è anche una breve intervista con il sottoscritto.

Grazie al portale per questo spazio, e alla giornalista Serena Poerio per l’interesse dimostrato.

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Il libro di Bernard Cova, Alex Giordano e Mirko Pallera di Ninjamarketing.

Finalmente un libro italiano, scritto da italiani sul marketing visto dall’Italia.

Ne parlano sul sito Ninjamarketing (dove c’è anche l’indice) e sul blog Adci.

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