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Oggi su Nova/Il Sole 24 Ore, bella intervista a Doc Searls su conversazioni con le aziende, con lo stato, con tutti, e sul perché tutto questo è inarrestabile (“anche negli anni 30 dicevano che le carte di credito non servono a nulla”) e su quanta strada abbiamo davanti (“siamo solo a qualche nanosecondo dal Big Bang”).

Credevo di trovarla qui l’intervista invece c’è solo una specie di riassuntino. Alessio, Nicola, dove possiamo leggere il vostro lavoro in rete?

[UPDATE: Riporto la segnalazione di Nicola: il video dell’intervista qui.]

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Sinistra-destra, apple-pc, esselunga-coop, bianco-nero, creativo-account, nord-sud, prodi-berlusconi, young-old, cluetrain-lovemark, omo-etero, pepsi-coke, grillo-politica, casta-popolo, digitale-analogico, benzina-diesel, adv-web, azienda-cliente, marketer-consumatore…

…Nell’era della conversazione, tutti i dualismi sono superati. Ciao.

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Il mitico Robert pacioccone Scoble (autore di una delle mie bibbie, Naked Coversations, disponibile in italiano con il titolo Business Blog) ha messo giù cosa fare quando si cerca lavoro, ricordando i tempi duri che ha vissuto lui stesso. Umile, preciso, fattuale, deciso. Da leggere e mettere in pratica.

E, su mia richiesta (capito perché è mitico?),  dà anche suggerimenti sulla lettera di accompagnamento al cv (commento n. 24):


massimo: I wish I had saved it. It was just short. Sweet. To the point. And confident that I could solve their business problems.

Per chi è interessato, qui ci sono i miei, di consigli.

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Basta vedere cosa succede per rendersene conto (1 minuto e 57″).

[Disclaimer: è pubblicità, eccome se lo è].

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_v3K_chbLmI&rel=1]

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Ho scritto un manifesto (il marketing dell’ascolto, per Aziende con le Orecchie). Vediamo se regge il confronto con quello, bellissimo, dei Ninja. Ho paura di no.

Il marketing dell’ascolto: 7 punti per le aziende.

1.
La nostra azienda è cosciente che i mercati sono conversazioni, e che un buon marketing non può prescindere dal loro ascolto.
2.
Pratichiamo l’ascolto per mezzo di strumenti trasparenti e partecipativi, quali ad esempio i blog.
3.
L’ascolto, per la nostra azienda, va oltre la semplice trovata di marketing. E’ insito al nostro modo di gestire l’attività aziendale.
4.
Ci piace utilizzare il linguaggio dei nostri interlocutori, lasciando da parte ogni autoreferenzialità. Crediamo che uno stile di comunicazione diretto faciliti la circolazione delle buone idee, e anche dei buoni prodotti.
5.
Sappiamo che in ogni vera conversazione c’è il rischio di venir criticati. Nel caso, ci impegnamo a rispondere con argomentazioni corrette e veritiere.
6.
Le nostre campagne pubblicitarie sono un momento di scambio con i consumatori. Per questo mirano a creare complicità e coinvolgimento, evitando approcci imperativi.
7.
Rispettiamo la privacy di chiunque entri in contatto con la nostra azienda, trattando i dati sensibili secondo le leggi vigenti.

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Di Clay Shirky, via Gapingvoid:

So forget about blogs and bloggers and blogging and focus on this — the cost and difficulty of publishing absolutely anything, by anyone, into a global medium, just got a whole lot lower. And the effects of that increased pool of potential producers is going to be vast.

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Sean Carlos, presidente di Antezeta web marketing Italia, è americano di nascita, italiano di adozione, internazionale per mentalità.

Ha generosamente accettato di contribuire al nostro giro di opinioni di prima mano e senza filtri media (ci hanno già risposto: Andrea Andreutti, Giona Maiarelli, Andrea Boaretto). Ha subito recepito il messaggio, e mi ha risposto… da un aereoporto.

I suoi contributi al tema “ce la faremo?” sono sintetici e precisi, e lo vorrei ringraziare anche per questa scelta di stile, che aiuta la lettura (e il thinking).

Dopo aver specificato che secondo lui

l’articolo del nytimes ha azzeccato lo stato del paese

procede per singoli punti, inchiodandoci a noi stessi ad ogni riga, e concedendoci solo la consolazione di una prima persona plurale tra virgolette quando parla degli italiani…

Spunto: gli Italiani hanno un atteggiamento rassegnato che impedisce i passi avanti?

Chi ha il potere fa quello che vuole; il pubblico risponde “cosa vuoi, siamo in Italia” e non ci sono pressioni (serie) per un cambiamento.

Manca un’indignazione nei confronti di personaggi come Mastella e Berlusconi.

La cultura di iniziativa personale è molto debole.

Sembra che manchi una classe dirigente seria.

Spunto: i manager che dicono “Se devo inviare i miei dipendenti a corsi di formazione, ho assunto le persone sbagliate”

Penso questo stia cambiando piano piano: Bocconi, MIP ecc, più molta esperienza all’estero per i giovani.

Spunto: L’apparenza sembra contare più della sostanza.

C’è una costante paura di “fare brutta figura”, e una diffusa abitudine a leggere poco.

Spunto: “Siamo” un po’ superficiali.

Confrontiamo la Rai con la Bbc o Zdf/ard/arte… eppure nessuno si lamenta. Anzi, si vota Berlusconi.

Il cellulare è il rei, ma non si sa come accendere il computer. (E le compagnie telefoniche, con i loro (dis)servizi Adsl troppo cari sono da bocciare in toto).

Laddove si trovano le informazioni, come wikipedia et al, gli italiani sono esclusi.

Spunto: Stipendi 30% in meno?

Giusto così, se fai 30% in meno.
In Germania, dopo un giorno proficuo, si va a casa alle 5, 5.30. A Milano, per tenere contento il capo, si girano i polsi fino alle 7.
(Credo sia più colpa dei dirigenti e degli imprenditori che devono organizzare il lavoro, in verità).

Spunto: La Chiesa SpA contamina la vita pubblica e privata.

Il papa “infallibile” dovrebbe aprire l’università, un centro di formazione? Stiamo scherzando.

Dov’e’ il pacs per i gay, come in tutti gli altri paesi europei significativi?

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Sto leggendo Marketing non convenzionale, del gruppo Ninjamarketing. Arrivato a pag. 57 ho scoperto il loro manifesto, che ho trovato entusiasmante:

1. Dal brand-DNA al viral-DNA

2. Dal target alle persone

3. Dagli stili ai momenti di vita

4. Dalla brand awarenss alla brand affinity

5. Dalla brand image alla brand reputation

6. Dall’advertising all’advertainment

7. Dal media planning al media hunting

8. Dal broadcasting al narrowcasting

9. Dal fare comunicazione all’essere comunicazione

10. Dal market position al sense providing

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I read Gapingvoid everyday.

I am a fan of Hugh MacLeod’s global microbrand (here, revisited here) Stormhoek, the wine maker that’s gone from 0 to 200,000 cases of wine sold, thanks to the incredible marketing thinking of the Hughtrain (last example? the bottle that’s placed on the supermarket shelf with the back label in front).

And now.

The company who holds the rights for the brand in UK (Orbital wines) has ceased to operate in December.

Stormhoek has made a call for innovative thinking in their blog.

Hugh hasn’t said a word yet.

I loved hearing them say “we view this as an opportunity for reinvention” but then?…

I’m alarmed, and a bit sad, for all bloggers love Stormhoek, and I am no exception.

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flowers

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Facciamo un po’ d’ordine.

La mia agenzia di pubblicità si chiama Monkey business, ogni settimana aggiorno la directory di Aziende con le Orecchie (le aziende italiane che fanno marketing dell’ascolto, cioè blog etc., ad oggi 53 54) ed ho creato da poco il wiki dei corporate bloggers italiani.

Qui su ohmymarketing, ho una specie di rubrichetta fissa sui libri che leggo (tre libri sul comodino), tra i post più letti i consigli inutili per giovani creativi.

Ah, ho anche la mania del marketing dell’autonoleggio (nessun interesse, sono solo un utente insoddisfatto e brontolone).

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