— oh my marketing!

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marketing guru

Incontrare qualcuno di inspiring è sempre bello, e credo che sia una di quelle cose che ti aiutano a far girare delle buone idee in testa.

Per esempio, ho già raccontato di quando ho stretto la mano ad Armando Testa: mi ha detto due parole, e mi ha dato una lezione di vita. Altro esempio, ieri ho sentito Fulvio Zendrini, responsabile comunicazione Piaggio dire delle ottime cose, con uno stile invidiabile. Terzo esempio, questa volta, dalla blogosfera, una riflessione intelligente e leggera come sa fare lui, sue Wed e aziende, da parte di minimarketing.

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Pubblicità: chi ha in mano il pallino?

Il pallino ce l’ha chi ha in mano la strategia.

All’inizio (inizio per me: anni 80) la strategia di marketing l’aveva il cliente. L’agenzia (a servizio completo) aveva la strategia di comunicazione.

Poi (anni 90) i centri media hanno portato via il pallino alle agenzie, che sono diventate meramente dei riempitori di spazi pubblicitari (abbiamo comprato la pagina, cosa ci mettiamo dentro? Chiama l’agenzia).

Ora pare non ce l’abbiano più neanche i centri media.

In teoria dovrebbe essere rientrato in azienda, ma neanche questo è vero. Il pallino, ora come ora, è in mano agli uffici acquisti delle aziende, che non si occupano certo di strategia, ma di risparmiare denaro.

Coloro che forniscono idee sono trattati alla stregua di chi fornisce auto in leasing o pennarelli punta fine.

Amara ma giusta analisi di cosa succede a un settore dopo aver calato le braghe per vent’anni di fila, da parte di Fulvio Zendrini, stamattina al congresso dei freelance organizzato da adci.

Grazie a Zendrini per l’eccellente intervento, di cui condivido ogni parola.

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“Il web 2.0 al servizio del marketing e della comunicazione” questo il tema di Web 2.Oltre edizione di novembre, presieduta da Marco Camisani Calzolari.

Assodato che sentire le esperienze di player così importanti è sempre utilissimo, in particolare per chi ne sa poco come me, mi chiedo da cosa sia giustificato un fee di partecipazione così elevato.

Oltretutto mi sembra molto poco… 2.0, nel senso di poco partecipativo. (Però ho voglia di andarci lo stesso!).

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Paolo Ettorre continua a lavorare bene per la pubblicità italiana.

Qui trovate le informazioni per concorrere all’assegnazione della borsa di studio dedicata alla sua memoria. (Scadenza presentazione domanda: 30 ottobre).

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Blurb, il blog di Luca Vergano, mi pare degno di essere letto. Ma non è questo il punto, il punto è che la sua intestazione recita:

Blurb. Un planner più generalista e in attesa di una baseline migliore.

Allora, gliela vogliamo scrivere questa baseline, o non siamo più capaci?

Comincio io:

Blurb. No plan B.

Le più belle baseline che ho visto finora nella blogosfera sono quelle di Russell Davies, credo le cambi spessissimo. Una che mi ricordo è:

We’re just as disappointed as you are.

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Suddivisi per settori, eccoli qua. Se lo dice Timesonline

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Sono disponibili online i video di tutti gli interventi di “Marketing Reloaded: pillola rossa o pillola blu?” il seminario tenutosi lo scorso 26 aprile al Politecnico di Milano.

A questo indirizzo ci sono anche i pdf e le slides delle presentazioni, qui il blog e qui il libro.

(Si è capito che a me MR piace molto?)

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Kitchen Confidential è la storia di una passione totale e totalizzante di un uomo per il suo lavoro. E’ il racconto di come la passione per il lavoro di chef gli sia nata e cresciuta dentro, fino ad impossessarsi della sua vita.

Ma è anche una lettura spassosa e divertente, ottima compagnia da vacanza, per esempio.

Il libro in una frase:

Pensando a Ogilvy che per tutta la vita ricordò come l’aver lavorato nella cucina dell’Hotel Majestic di Parigi gli insegnò i fondamentali del management, la storia dello chef Bourdain di New York sembra un testo della SDA Bocconi.

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Se vi interessano i libri che leggo, e volete ricevere con regolarità le mie note via mail, cliccate su “tre libri sul comodino”, qui a destra.

L’appuntamento che cerco di mantenere è 15-20 giorni ogni testo, compatibilmente con le fasi lunari e i terremoti della vita.

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E mi è piaciuto. Per tanti motivi:

– finalmente un business-hero che mette la vita prima del business
– finalmente un modello di business-style che non ha per obiettivo la vendita plurimilionaria stile google (vedi Founders at work), ma la felicità prima di quel momento
– è un progetto lucido, chiaro, teso
– l’autore, benchè self-made-millionaire, ha i piedi per terra, lo senti vicino
– tutta questa cosa – il lifestyle design, i new riches, i mini-retirements, la low-information diet – è affascinante da morire
– c’è humour
– fa sognare, e riflettere
– insegna delle cose, anche se non segui il suo metodo al 100%, puoi trarre moltissimi spunti utili
– è una storia avvincente
– c’è una montagna di online references
– spiega come sottrarsi alla schiavitù dell’email (this only can change your life, dice, e ha ragione)
– introduce ai piaceri dei Virtual Assistants (gente che dall’India ti paga le bollette o ti prepara il materiale della prossima presentazione)
– dice come incrementare la velocità di lettura del 12.719% (c’è veramente, il metodo lo vende una sua azienda)
– il tutto è integrato dai materiali disponibili sul sito

Insomma, è irresistibile. Pensare che ero scettico…

Il 29enne autore del libro, Tim Ferriss, ha anche un blog.

297 pagine in una frase:

Non ammazzatevi di lavoro tutta la vita per scoprire poi che la pensione è una fregatura: potete vivere come milionari lavorando pochissimo, se siete bravini a impostare le cose come vi dico io. Vale per imprenditori e impiegati.

[UPDATE 25/5/2008: Ho visto oggi l’edizione italiana, è pubblicata da Cairo Editore. Mi chiedo come mai abbiamo tradotto il titolo in “4 ore alla settimana”, perdendo il concetto di 4-hour-workweek].

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