— oh my marketing!

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marketing guru

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Ancora non riesco a credere di avere avuto il coraggio di presentarmi davanti a un gruppo di direttori marketing che solo a nominare le loro aziende mi viene il capogiro (Pirelli Nokia Valtur Vodafone Bosh Avon…) con una slide come questa.

Comunque, alla fine qualcuno mi ha anche fatto i complimenti, quindi bene così.

Ringrazio Asam/Università Cattolica che mi ha invitato e saluto gli altri due relatori dell’incontro: il mago degli avatar Giorgio Manfredi di Kallideas e Humberto Andrade di Pirelli, che ha raccontato l’affascinante storia della strategie Pirelli, passata dal calendario cult ai film per internet con Malkovich e Uma Thurman.

Ah, dimenticavo:la mia presentazione la trovate qui.

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Dear Jeff Bezos,

comincia così il discorso di uno dei più autorevoli influencers americani al tycoon dell’e-commerce Jeff Bezos, fondatore di Amazon, riguardo al Kindle, il nuovo lettore elettronico di libri appena presentato.

E’ bello vedere questo video perché fa capire quanto potere può avere un consumatore.

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In questo live blogging si può seguire la presentazione di Kindle, l’iPod dei libri inventato da Amazon (qui tutte le robe tecniche) che però c’era già, il Sony Reader.

Costa 399 dollari, a Seth Godin non piace, e neanche a Scoble.

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Grazie all’utile post di Riccardo Froscianti sul blog Adci, apprendo che Milano ricorda Bruno Munari nel centenario della nascita con una mostra alla Rotonda della Besana, fino al 10 febbraio.

Ma non è questo.

E’ che, pensando e ripensando al rompicapo-multicanalità (tra l’altro ripreso anche da repubblica.it e tg1) mi ritrovo a leggere il testo di Munari qui sotto, e mi pare di… intuire delle cose.

Magari, comunicare nell’era della multicanalità vuol dire semplicemente togliere, invece che aggiungere.

E’ un gioco, provate anche voi. Leggete pensando agli scenari della comunicazione 2.0. E buon week-end.

Complicare è facile,
semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere,
tutto quello che si vuole:
colori, forme, azioni, decorazioni,
personaggi, ambienti pieni di cose.
Tutti sono capaci di complicare.
Pochi sono capaci di semplificare.
Per semplificare bisogna togliere,
e per togliere bisogna sapere che cosa togliere,
come fa lo scultore quando a colpi di scalpello
toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più.
Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno
una scultura bellissima, come si fa a sapere
dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?
Togliere invece che aggiungere
vuol dire riconoscere l’essenza delle cose
e comunicarle nella loro essenzialità.
Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode….
La semplificazione è il segno dell’intelligenza.
Un antico detto cinese dice:
“quello che non si può dire in poche parole
non si può dirlo neanche in molte”.

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Di ritorno dall’Osservatorio sulla multicanalità promosso dalla business school del Politecnico di Milano (un convegno che segue idealmente quello di aprile sul Marketing Reloaded, che è anche un libro e un blog), penso com’è difficile per un comunicatore capire, e poi magari tentare di gestire, la comunicazione in ambiente multicanale (tv, stampa, punto vendita, ok a quello siamo abituati… SEO, SEM, observational research, viral, social media, mobile, advergaming, infomercial, ecommerce e chi più ne ha più ne metta).

Poi però mi consolo.

Mi consolo pensando quale inferno possa essere tutto questo per un’azienda, magari neanche piccola, media, non preparata (e chi lo è?!) alla rivoluzione che sta accadendo.

Ve l’immaginate la fatica di capire, moltiplicata per… per chi? Il board, quelli che comandano, prima.

Poi il marketing, poi le vendite, e quelli dell information technology, che magari si sentono chiedere di omologare i processi con il marketing? E il call center? E il contact center? Sto male al solo pensiero. Non vorrei essere un CEO di questi tempi!

(Forse sono un po’ ingenuo, immagino che le aziende non si gestiscano così, con il mio entusiasmo naif, ma al contrario con… con cosa? non lo so, ma – spero per loro – avranno strumenti e modalità, perbacco!).

Comunque, io se fossi dio, come diceva Gaber, stabilirei che le aziende che trionferanno sul mercato saranno quelle mosse da autentica passione.

La passione, secondo me, è quella che può riuscire nella difficilissima impresa di accomunare tutti in azienda, catalizzare tutte le energie, vincere le difficoltà, capire le sfide, portarle avanti, vincerle. Passione. Profonda. Per quello che si fa. Punto.

Sarò un idealista, ma la penso così.

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KR connect segnala che l’inventore del Google Ring (anello che riporta il numero di Google results generati dal tuo nome durante una ricerca) cerca finanziatori.

Non dite che non ve l’avevo detto.

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(Dopo che uno degli autori del Cluetrain Manifesto ha parlato a Milano, mi sembra l’unica cosa da fare).

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Ah, argomento originale!

Ho scoperto questo libro proprio su un blog aziendale (molto ben fatto a mio parere), e mi è venuta voglia di leggerlo.

Inoltre, il testo originale di Debbie Weill, blogger a sua volta con BlogWriteForCEOs.com, contiene anche interviste a bella gente della blogosfera italiana: Andrea Andreutti di Samsung News, Valentina Tolomelli di Desmoblog, Alessandro Leoni di Duckside, Nicola Zago di DesignConversations (già linkato sopra).

Curatore e traduttore: Leonardo Bellini.

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Clear Blogging, di Bob Walsh, imprenditore, blogger e divulgatore del termine micro-ISV (Indipendent Software Vendor, microazienda di 1-4 persone cui ha dedicato anche un libro) è un ottimo testo, credo.

Dico credo non perché abbia dei dubbi sulla qualità del testo, anzi, i dubbi li ho ho sulla mia capacità di apprezzarlo.

Perché Clear Blogging è di più, decisamente di più di quanto possa essere alla mia portata in fatto di blogging. (In questo senso sono certo che lo riprenderò in mano per approfondire parecchie cose).

E allora?

Allora è senz’altro un buon libro, se Seth Godin ha detto (in copertina in alto, ben visibile, che Seth mica è fesso):

Does the world need another book about blogging? This book proves the answeer to be a resounding YES.

A questo punto il mio consueto “libro in una frase” parte un po’ così, all’ombra del guru, ma tant’è:

Il mondo del blog, dalle technicalities al blogging antartico, dalle mogli dei poliziotti al citizen journalism, è qui, in queste pagine, e pazienza per chi non ce la fa a capirlo fino in fondo, come il sottoscritto: fidiamoci di Bob (e di Seth).

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Mi ricordo, appena arrivato in Pirella, l’enorme stupore e ammirazione che suscitava in me Emanuele Pirella attivo sui suoi tre tavoli: uno di capo di agenzia, uno di cartoonist (in condivisione con Tullio Pericoli), uno di critico televisivo per L’Espresso.

Il flash era ancora maggiore se pensavo che due di quesi tre tavoli presupponevano una consegna regolare, che non poteva slittare per nulla al mondo in quanto legata all’uscita in edicole delle testate: la vignetta per Repubblica, ogni sabato, e la critica per L’Espresso, idem. (Lasciamo perdere le consegne dell’agenzia, che quelle le facevamo ogni mattina dopo una notte di lavoro, però in quelle non era solo… eravamo in un centinaio a pensarci).

Da allora non ho mai smesso di ammirare incondizionatamente chi è capace di fornire un prodotto in modo costante-regolare-affidabile-caschi il mondo (altri esempi: Altan, Bucchi, Forattini nella satira, e naturalmente mille altri).

Ci vuole una grande serietà e capacità a operare (bene) su molti tavoli.

Credo che questo mio piccolo amarcord sia stranamente attuale per molti di noi, penso anche ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro già consapevoli che dovranno essere in grado di seguire molti diversi incarichi, a volte contemporaneamente, se vorranno avere esperienze interessanti.

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