— oh my marketing!

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Scrivere

Se scrivete un corporate blog in Italia, siete Gente con le Orecchie (ho scelto questo nome per questa iniziativa, chissà perché…) perciò vi chiedo di segnarvi in questo wiki.

Nome, azienda, blog, e le vostre note personali.

Non mi risulta che ci sia un elenco simile, per me è un logico sviluppo della directory online Aziende con le Orecchie (il sito delle aziende italiane che fanno marketing dell’ascolto ecc ecc).

La cosa mi interessa molto (e credo possa essere utile anche ad altri).
Per favore passate l’informazione a chi può essere interessato.

Per qualsiasi cosa: max[at]monkeybusinessmilano.it. Grazie.

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Febal cucine no dico Febal cucine mica la ditta stracazzetti per cui magari fate i freelance per 75 euro sta cercando un nuovo nome per una cucina.

Cosa volete ancora, che vi vengano a citofonare?

D’ora in poi non concederò colloqui a copywriter che non abbiano sottoposto sul blog febal almeno 5 proposte di nome.

Uomo avvisato mezzo salvato.

E ora al lavoro, cazzo.

[UPDATE: grazie anche al post sul blog adci ben 13 copy hanno aderito alla iniziativa di Febal nel primo giorno. Sono davvero soddisfatto (quasi quasi mi pento del tono un po’ brutale del post… ) e ringrazio andrea (sommelier-copywriter?), silvia, porreau (dalla stazione!), redmade, marco, luca, me, annabella, cimny, rude, francesco, perozzi… Grazie anche a nome di Febal. Rock on.]

[UPDATE 2: alcuni mi hanno criticato, forse scambiandomi per uno che tiene gli stagisti a lavorare i mesi senza dar loro una lira ecc ecc. Capisco l’esasperazione della situazione lavorativa in italia (chiunque legga i miei consigli inutili sa quanto mi faccia schifo l’atteggiamento di chi sfrutta i talenti), ma non è questo il caso. Il mio spirito è hey-questa-cosa-m’ispira-vediamo-in-po’. que sera que sera. chiacchiere 2.0? Non so, so che tutti cercano talento, pochissimi lo dimostrano con i fatti. O forse lo dimostrano nei posti sbagliati, cioè le agenzie di pubblicità alla canna del gas. Io agli stagisti ho perfino dedicato un annuncio… se lo trovo lo posto].

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Si dice così: Tudou.com.

Fonte: Debbie Weil’s BlogWriteforCEOs (qui il suo libro).

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Meatball Sundae – is your marketing out of sync? – il nuovo libro del maestro calvo – è in consegna da oggi, ma copyblogger (che è citato alle pagg 83 e 84) dice che non lo comprerà. Detto da uno che ha 29.000 lettori, la cosa fa pensare, anche se il suo post non l’ho capito tanto bene.

[E comunque Seth ha anche fatto un altro libretto che spiega come ottenere più traffico grazie alla regola delle tre U: Unique, Updated, Useful. Tredici paginette che vanno giù che è una bellezza. Qui il pdf gratuito].

[UPDATE COPYBLOGGER: ho postato il commento che segue sul suo sito – copyblogger, will you tell us a little more about your point of view, or… are we missing your joke??]

hi brian,
sorry if this comment is misplaced – it’s about your post about seth godin’s new book and why you won’t buy it.
I’ve posted about it on my blog, but I must tell you I haven’t fully gotten your point.
what’s wrong with seth quoting your numbers, even if one year late?
isn’t the fact that your site has grown so much proving his point even better?
you’ll find my post here (placing english translation for you):
http://ohmymarketing.wordpress.com/2007/12/27/disponibile-da-oggi-the-new-seth-godin-book-meatball-sundae/
I’m sure my readers would like to better understand you.
thank you in advance and all the best for 2008 from milano, italy – max

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Bene, è arrivata la fine dell’anno in cui ho cominciato a bloggare, ho cominciato la seconda volta e poi la terza, (e anche la quarta ora che mi viene in mente) ho ripensato l’agenzia, ho esordito come relatore per Asam/Università Cattolica, ma soprattutto ho cominciato ad appassionarmi fortemente all’evoluzione di questo mio business nonché passionaccia.

Sono un po’ stanco, come tutti del resto. Provo contemporaneamente la voglia di bloggare per tutte le vacanze, finalmente libero dagli impegni di lavoro, ma anche (per fortuna) il desiderio di guardare solo gli occhi di chi amo ininterrottamente per 15 giorni.

Iniziare un periodo di vacanza pieni di adrenalina è una cosa strana. Fai le cose delle vacanze come se lavorassi. L’onda lunga, infinita dello stress (anche positivo) e della tensione non accennano ad abbassarsi, lo scenario intorno a te cambia, non sei più al lavoro eppure… continui come una macchina un pirla.

Poi, inesorabile, succede una cosa. Anzi, molte cose.

Mal di gola, emicrania, febbre, tosse, influenza… come se gli anticorpi capissero che la guerra è finita e andassero a farsi delle meritate vacanze, lontani da quel pazzo che gli tocca di gestire.

Vabbè, poi passa (e si ricomincia).

Buone vacanze, e grazie di questi bei mesi.

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Forbes magazine fa la classifica dei 25 web people più influenti (a Forbes gli è sempre piaciuto fare classifiche).

Ma il mitico Pacioccone Scoble (incluso) brontola: dov’è questo? E perché quello non c’è? E gli inventori di Google? E l’inventore del web? E fa anche lui la sua lista, di getto.

Conclude salomonicamente: “sono lusingato – dice – ma queste liste dovrebbero essere un po’ più inclusive”.

Needless to say, sono tutti da guardare e in alcuni casi da leggere quotidianamente, come prescrive Hugh Macleod nel suo intramontabile post “using blogs to boost the bottom line“.

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Qualche tempo fa ho dato questa intervista ai ragazzi di Accademia. Adesso ho imparato come farvela sentire.

Insieme agli studenti di accademia (funkyzone e i suoi amici) ci poniamo delle domande:

perché un’agenzia di pubblicità apre un blog? come fanno i comunicatori a cavarsela con i consumatori 2.0? il copywriter rimane un creativo? da studente, come cambia il modo di avvicinare il mondo del lavoro? le figure della pubblicità cambiano con il cambiare delle competenze? com’è il panorama sul mercato e sugli investimenti? qual è il trucco per conciliare vita privata e lavoro in agenzia?

E siccome siamo ragazzetti in gamba, tentiamo pure delle risposte.

[UPDATE: C’era anche Mister Nemo! E un’altra ragazza… vediamo se si fa viva anche lei].

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Ancora da Hugh Macleod, un video a tema “voglio dormire per un mese”. E si capisce già dalla faccia.

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Era il 2005.

Business Week metteva in copertina i blog (“Blogs will change your business“).

Debbie Weil faceva uscire The Corporate Blogging Book. Absolutely Everything You Need to Know to Get It Right, basato sulla sua esperienza di corporate and CEO blogging consultant (documentata sul suo blog, significativamente intitolato BlogWriteforCEOs).

Insomma il loro passato prossimo è il nostro futuro (speriamo non remoto), con uno scarto molto ridotto, due annetti.

Motivo più che sufficiente per leggere questo eccellente libretto, e mettere in saccoccia le buone dritte del pragmatismo americano applicato con il buon senso di questa success lady.

Nota per Leonardo Bellini, traduttore del libro e amico di mail (nonché autore a sua volta): good job Leeeona’do!

Il libro in una frase:

Se hai un’azienda, se ti interessa, se ti attira, se ne hai paura, se guardi gli altri, se non vuoi restare indietro, se pensi al tuo futuro, se hai le antenne, se vorresti capire… stai già bloggando, con questo libro in mano. Non te ne pentirai, di nessuna delle due cose.

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Ho letto una bella cosa sul blog di Hugh Macleod, Gapingvoid.

Nel suo stile poche-palle, riassume i tre anni passati, nella prospettiva dei blogger. Da quando Business Week scrisse in copertina “Blogging Will Change Your Business” (un articolo del 2005, potrebbe benissimo uscire oggi sul Sole) le cose non sono più state le stesse.

Sono venti righe che secondo me vale la pena di leggere, per motivi che non riesco bene a spiegare.

Forse sento la vertigine di un gap di soli 2 anni tra chi sta aprendo la strada e quelli agli inizi come me (abituato ai 15-20 anni della pubblicità..).

E comunque Hugh dice sempre cose interessanti in un modo interessante, mai banale. E poi ha inventato la global microbrand, i suoi casi English Cut e Stormhoek sono storia della comunicazione, ammesso che si possa chiamare già storia (di nuovo le vertigini…). Per non parlare dei suoi cartoons. E poi è un copywriter, e il suo business hero è David Ogilvy.

Piccolo mondo.

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