— oh my marketing!

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Marketing

E’ da un po’ che ho voglia di farlo. Stasera, complice un cervello in pappa, lo faccio: un post con le keywords di chi è arrivato sul blog, prese dal pannello statistiche proprio così come sono, in fila (io metto solo la punteggiatura). Vado.

The marketing project milano, italia depressa, cercasi copywriter.

Cerchiamo project manager, video virale coca cola, noleggiare una smart bianca.

Oh my got pubblicità!

Blog marketing pr advertising comunicazi… cosa fa un copywriter?

Biglietto diventa spugna.

Sono commosso. If code is poetry, blogstats can be dadaism, o no?

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Trovo su Adci (che ha appena rinnovato presidente e consiglio) e copio-incollo:

1.
Stage: web marketing assistant.

Azienda leader nel settore assicurativo-finanziario cerca uno stagista (retribuito) con prospettive di integrazione, per le funzioni di web marketing/pr.

Contattare blog@adci.it.

2.
Junior content manager.

Società leader in Italia nel mercato immobiliare/finanziario cerca un content manager per gestione contenuti sito, intranet, comunicazione interna. Contratti di assunzione a tempo determinato, sede di lavoro Milano.

Contattare blog@adci.it.

3.
Arc wants you: cercasi due web designer.

Vuoi venire a lavorare con il Team che ha realizzato 500 wants you in un centro d’eccellenza per il digitale unico in Europa? Cerchiamo 2 webdesigner giovani e con voglia di esprimersi.

A seguire due profili, se ti riconosci, scrivi a matteo.righi@arcww.leoburnett.it per un appuntamento.

Junior Web Designer fresco, dal tratto pungente, attento ai trend, anticonvenzionale, che non abbia paura di confrontarsi sia con il pensiero creativo sia con il design, con web site di brand e prodotti di livello internazionale. Sono necessarie la capacità di lavorare autonomamente all’interno di un gruppo, voglia di crescere rapidamente, idee creative e passione per vederle realizzate. Gusto per l’art direction, il lettering, le immagini. Necessaria padronanza di Flash, Illustrator, Photoshop, Office, la conoscenza della lingua inglese e dei principali social network.

Junior Web Designer solare, poetico, social oriented. Amante delle trame e dei materiali naturali, raffinata, che non abbia paura di confrontarsi sia con il pensiero creativo sia con il design, con community e portali di brand e prodotti di livello internazionale. Sono necessarie la capacità di lavorare autonomamente all’interno di un gruppo, voglia di crescere rapidamente, idee creative e passione per vederle realizzate. Gusto per l’art direction, il lettering, le immagini. Necessaria padronanza di Flash, Illustrator, Photoshop, Office, la conoscenza della lingua inglese e dei principali social network.

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Ma è sufficiente un blog aziendale per evolvere il proprio marketing?

Questa la domanda che mi girava in testa nei giorni in cui qualcuno
mi ha gentilmente invitato ad andare a sentire la presentazione dei risultati della ricerca di Enterprise 2.0 (che sarebbe l’osservatorio del Politecnico sugli strumenti partecipativi all’interno dell’azienda, come blog interni, wiki, piattaforme condivise, forum aziendali, virtual workspaces ecc).

E in un certo senso mi si è parata davanti la risposta (che è no).

(Un po’ me l’aspettavo, nella mia testolina, che non bastasse aprire un account su WordPress.com per far diventare l’azienda la più tosta del mondo e cavalcare la coda lunga dietro a Jeff Bezos, ma, come dire… molte tessere del ragionamento mancavano all’appello).

Grazie all’eccellente lavoro svolto dal team di Mariano Corso e Stefano Mainetti mi è parso di realizzare cosa c’è dietro, o se preferite, cosa viene prima, di quel famoso momento “gimme a blog!” su WordPress (o altrove).

C’è dietro un modo diverso di concepire l’azienda.

Paroloni.

Ma mi sa che è vero.

Altrimenti, se non concepisci un’azienda diversa, come puoi accettare che

“i dipendenti non distinguono più tra risorse interne ed esterne”?

o che

“le persone devono potersi portare in azienda le proprie reti sociali”?

o, ancora, che

“va garantita a tutti la possibilità di configurare il proprio ambiente di lavoro in assoluta libertà”?

Allora, solo allora, il blog aziendale prende senso, perché forse l’azienda farà percepire fuori, grazie a quella forma osmotica di comunicazione che è il blog, i valori che crescono e si sviluppano dentro.

Con questo non voglio dire che un blog aziendale non può essere un bel punto di partenza, ma se non lo si prende per quello che è, cioè la straordinaria occasione di ripensare l’azienda (anche per gradi, un po’ alla volta, strada facendo…) beh, forse il sito-vetrina del’88 in fondo va bene lo stesso 🙂

***

[NOTA – Le tre frasi virgolettate qui sopra sono riprese dai “bisogni emergenti dell’enterprise 2.0” presentate nel convegno, che riporto:

1. social network (desidero relazionarmi con gli altri, sia dentro sia fuori l’azienda, per mantenermi aggiornato e professionalmente valido)

2. conoscenza in rete (la mia preparazione passa anche da strumenti condivisi in rete)

3. collaborazione emergente (devo poter collaborare sempre, comunque e immediatamente, con sistemi che vanno dalla chat all’instant messaging, dall’agenda condivisa al co-editing di documenti di lavoro)

4. appartenenza aperta (il mio sistema di riferimento non è solo l’azienda, ma qualcosa di più grande, che va oltre)

5. riconfigurabilità adattativa (devo essere in grado di poter riconfigurare i processi del mio lavoro in modo flessibile e personalizzato, visto che la tecnologia me lo consente)

6. global mobility (spazi e orari del lavoro sono sempre più flessibili, grazie alle tecnologie abilitanti)].

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Una breve intervista dove, grazie a Luca Conti, il mitico Robert pacioccone Scoble risponde alle domande di un italiano.

Sono felice sia come tifoso di pacioccone che come italiano. Forse più la seconda.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=oIDEDnVGsrI&hl=it]

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Il blog marketing reloaded, del dream team 2.0 del Politecnico di Milano, rilancia (hanno la mania del reload, bisogna capirli, con quel nome :-)) le 13 verità tragicomiche del marketing italiano con gli altrettanto paradossali 7 teoremi della multicanalità:

1. I clienti multicanale sono adolescenti che scaricano le suonerie sul cellulare

2. I blog sono più di 80 milioni al mondo ed un medium a basso costo per investire in advertising

3. Se avanza budget di comunicazione fai un video virale

4. Crea un corporate blog ed incarica la tua agenzia di animarlo

5. Il successo di una comunità si misura sul numero di iscritti

6. L’investimento in comunicazione su Second Life si ripaga in pochi mesi

7. La tecnologia ha ucciso il marketing

Mi avevano già divertito al convegno sulla multicanalità nel novembre scorso, simpatico da parte loro accostarli alle verità tragicomiche… grazie!

(Ricordo che “Le 13 verità tragicomiche del marketing italiano” sono un e-book Monkey).

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Come definirebbe il web 2.0 e come questo ha cambiato la relazione tra azienda e consumatori?

L’azienda che parla al cliente:il corporate blogging. Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questo strumento di comunicazione?

Quali sono le realtà aziendali in cui gli strumenti del web 2.0 si applicano meglio che in altre?

Le imprese sono pronte a questo cambiamento?

Esiste già una figura specifica che si occupa, per esempio, della gestione dei blog aziendali?

Domandine da niente, che mi sono state fatte da Asam per la loro newsletter.

Risposte alle pag. 5 e 6 del pdf.

Io speriamo che me la cavo.

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Monkey ha appena aperto un blog per il Centro di Ricerca sull’Impresa di Famiglia dell’Università Cattolica, scommettendo sulla possibilità di coinvolgere le aziende familiari italiane nella conversazione su Internet, allo scopo di agevolarle, attraverso i servizi del Cerif, a raccogliere i numerosi frutti che una visione disincantata del family business può portare.

Il blog si chiama Family Business Smart, l’header presenta una volpe che guarda vogliosa un grappolo d’uva, con un sottotitolo che recita:

Cerif aiuta l’impresa di famiglia a… prendere l’uva.

L’idea di aprire le orecchie invece della bocca è stata nostra, ai professori del Cerif il merito di aver colto lo spirito di un approccio basato sul passaparola.

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Grazie a MyMarketing.Net che ha ripreso la nostra ironica ricerca “Le 13 verità tragicomiche del marketing italiano” per la pubblicazione.immagine-1.png

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flowers

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Ogni tanto faccio il punto della mia situazione identità. Così, per presentarmi a chi arriva qua per caso.

Lavoro in pubblicità per Monkey business, tengo la directory di Aziende con le Orecchie (le aziende italiane che fanno marketing dell’ascolto, cioè blog etc., ad oggi una sessantina), poi c’è il wiki dei corporate bloggers italiani, fermo a quota 20 da un po’.

Appuntamento fisso del blog, tre libri sul comodino (cioè quello che leggo, ho letto e leggerò), mentre il post più letto finora racconta cos’è per noi un art director.

Infine, ogni tanto mi lamento sul rent-a-car marketing.

Secondo me, chi si fa un giro su questi link mi conosce come se passassimo una domenica insieme…

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Bel post di Kevin Kelly: se avete 1000 veri fan (cioè gente disposta a spendere 100 dollari all’anno per voi), siete a posto.

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