— oh my marketing!

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Marketing

Come promesso, inizio a pubblicare qualche stralcio del libro.

Colgo l’occasione della pagina pubblicitaria Febal dedicata al blog, appena uscita su Novella 2000 (beh, che c’è, dovevamo farla su Punto Informatico, la pubblicità del blog delle cucine?!) per affrontare un tema che mi preme molto, cioè il rapporto tra ascolto e pubblicità.

Questo che segue è il passaggio dedicato all’argomento.

Mi raccomando, conto sui vostri pareri!

La pubblicità, alla pari del marketing, non se la passa un granché bene.

Per cause che, a pensarci bene, sono alla base di questo libro (in sostanza, il rinnovato potere del passaparola), la reale incisività delle campagne pubblicitarie sui mass-media appare in questi tempi per lo meno un po’ blanda, e molti piani di comunicazione vengono portati avanti più per abitudini inerziali che per reale convinzione.

Occorre anche dire che, in tempi di crisi – checché se ne dica negli ambienti pubblicitari, che sostengono da sempre che è proprio in questi momenti che occorre intensificare gli sforzi di comunicazione – i budget vengono tagliati, e non c’è dubbio che una strategia di ascolto, a conti fatti, vive di cifre molto più contenute di quelle dell’advertising.

Ma, al di là di tutto, è possibile elaborare, sulla pubblicità, una posizione coerente con i tempi e al tempo sensata da un punto di vista di marketing?

Per quello che mi è dato di capire, credo sia una domanda prematura, quindi destinata a trovare una risposta con il tempo.

Ritengo però che già ora sia possibile innovare la visione dell’advertising, facendo tesoro delle esperienze suggerite dalle strategie di ascolto, sia alle aziende sia alle agenzie.

Ad esempio, appare del tutto superato, alla luce dei dialoghi in rete, l’approccio persuasivo basato sull’effetto speciale fine a se stesso, sui toni privi di un vero legame con il prodotto e soprattutto sulle promesse non sostenibili da un punto di vista di normale buon senso.

Questo per un semplice motivo: anche se ci sarà sempre qualcuno che si farà abbindolare da promesse vuote, è ormai evidente come fasce sempre crescenti di pubblico stiano sviluppando un atteggiamento fortemente critico e selettivo nei confronti dei “consigli per gli acquisti”, le conversazioni in rete lo testimoniano.

Inoltre, vedendo la questione da un punto di vista più ampio, quale miglior occasione di un annuncio tabellare per stimolare una conversazione, fornendone sia lo spunto sia la piattaforma per farlo?

A questo proposito, nel manifesto del marketing dell’ascolto ho inserito un riferimento diretto ed esplicito, che non rinnega la pubblicità, ma prova appunto a vederla con occhi nuovi:

6.
Le nostre campagne pubblicitarie sono un momento di scambio con i consumatori. Per questo mirano a creare complicità e coinvolgimento, evitando approcci imperativi.

In sintesi: anche nell’advertising, sia a livello concettuale che di linguaggio, non si può più prescindere dai crescenti livelli di consapevolezza e capacità di confronto del consumatore.

Un etto di marketing (è un etto e mezzo, lascio)?” di Massimo Carraro, ed. Alpha Test, sarà in libreria a fine gennaio 2010. Per avere un codice sconto del 20% senza obbligo di acquisto basta una mail.

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Ci sono molte buone ragioni per conoscere Venice Sessions.

Io comunque mi sono entusiasmato per questa montagna di titoli interessantissimi.

La “biblioteca del futuro”.

Aaaaah.

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Ok, sto scrivendo un libro. Sul marketing dell’ascolto (quella cosa su cui mi rompo la testa da un anno e mezzo).

Ho fatto una tag cloud di tutto quello che voglio metterci dentro.

Non è un glossario sul web 2.0, ma l’insieme dei concetti che stanno alla base del marketing dell’ascolto.

Mi aiutate a capire cosa ho dimenticato, o magari cosa ho sbagliato, e in genere cosa ve ne pare? Il libro ha un’impostazione un po’ più ampia di questa serie di voci, ma questo blocco di concetti è un po’ il suo cuore. Grazie mille!

(E scusate se non metto i link, ma è un post di servizio, anzi di auto-aiuto, come quelle cose tra alcolisti…)

aggregatore
alert
ascolto
aziende con le orecchie
blog
blogosfera
carrefour
cccvnp (kotler’s improbabile sigla)
ceo blog
coda lunga
comunicato stampa
controllo, perdita del
contenuto
conversazione
cluetrain manifesto
community
concorrenza
conversazione
creative commons
crederci
critiche
desmoblog by ducati
edelman
embed
english cut
enterprise 2.0
evangelista
feed
fiat
flickr
folksonomia
fake
friends
global microbrand
godin seth
gratis come dono per la rete (prima dare, poi ricevere)
human resources
investimento (tempo, energia)
kriptonite
lifestreaming
linguaggio
linkare, linkare, linkare
liveblog
macleod, hugh
marketing reloaded
microblogging
minoli federico
mosaico arredamenti
motori di ricerca, importanza dei
multicanalità
naked conversations (business blog)
networking
nome del blog
one-to-one marketing
open source
partecipazione
passaparola
passaparola negativo
pazienza
perché
permanenza delle conversazioni in rete
permission marketing
pubblicità nell’era del markeitng dell’ascolto
quelli che bravo
referrals
reputazione online, personale e aziendale
roberts, kevin – kr connect
ROI – Return of Investment o Return on Influence?
schwartz, jonathan
scoble, robert
scobleizer
seo
share
slideshare
social network
societing
stickiness
stormhoek
streaming
technorati
tag
tempestività
tono di voce
trasparenza
user-generated content
virale
virtual workspace
weinberger, david
weil, debbie
wiki
wikinomics
wordpress
youtube

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Ha già riscosso un grande successo nella blogosfera, con 2000 download in pochi giorni, adesso ce l’ho anche io.

So già che mi piacerà, perché mi piace molto come scrive l’autore, Gianluca Diegoli, sul suo conosciuto blog (vedi la comodità di avere un blog…), che dà anche il titolo al libro.

Scaricabile gratuitamente qui.

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Io penso di essere stato fortunato.

Sono entrato in pubblicità nel 1986, ho visto all’opera (alcuni da vicino) i maestri che hanno fondato questa professione in Italia, gli Armando Testa, i Marco Mignani, gli Emanuele Pirella, i Michele Goettsche.

Gente che “faceva” l’agenzia in un modo che non è più immaginabile.

C’era un fascino incredibile nel fatto che una persona creasse una scuola di comunicazione in grado di manifestarsi sempre, anche attraverso la pubblicità dei prodotti e dei marchi più diversi.

Una campagna di Armando Testa non era mai era una campagna di Pirella, e una campagna di Mignani non era mai una campagna di Sandro Baldoni ecc.

(Avevamo un bel dirci che l’agenzia non doveva avere uno stile, che lo stile giusto era solo quello del cliente, non era vero nulla. La forza e l’intelligenza di questi personaggi era tale da creare efficacia comunicativa perfino personale).

Perché tutto questo amarcord?

Perché Barbella è uno di loro, e leggendo il suo libro si ritrova a ogni riga quella potenza elegante dei comunicatori forti, e io me la ricordo bene perché mi bevevo le sue bodycopy (anche quelle di Borsani veramente, che comunque lavorava con lui in CPV, e quelle di Mignani per Voiello, e quelle di Baldoni per Pioneer).

Quindi la mia recensione non è obiettiva, perché emotivamente coinvolto nelle piccole-grandi epiche pubblicitarie narrate.

Comunque, penso che lo sguardo di Pasquale sulla pubblicità e sull’Italia valga in pieno l’acquisto di “Confessioni di una macchina per scrivere”.

E se siete dei copywriter agé come il sottoscritto non potrà non divertirvi leggere che siete (anzi siete stati, dato che queste righe per il Dizionario della pubblicità e comunicazione risalgono al 1988):

Convulso cacciatore di metafore.

Scrittore biodegradabile e quindi riciclabile.

Fiero avversario, e vittima, di test e ricerche motivazionali.

Estimatore dei premi assegnati con serietà.

Incline a confondere il cinema con la vita e la vita col cinema.

E soprattutto, Barbella associa la nostra professione (anche se per contrapposta visione) alla puntigliosa serietà del tecnico Faussone, nel mio amato libro La Chiave a Stella di Primo Levi .

“Confessioni” in una frase:

Se anche voi, in fondo, pensate che “un sistema di comunicazione fondato sulla sciatteria porti a conseguenze funeste”, siete pronti per le belle pagine di Pasquale Barbella.

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Ricevo da Yooplus, via LinkedIn, notizia di questa offerta di lavoro.

Attenzione: non sono coinvolto personalmente, chi è interessato è pregato discrivere all’indirizzo mail indicato sotto. Grazie.

Company:
Yooplus
Job Title:
Account Manager area nord
Company Description:
Yooplus sviluppa piattaforme Web 2.0 e Enterprise 2.0 per il social media innovativo e per la comunicazione e la collaborazione aziendale. I nostri clienti spaziano dall’editoria al no profit alle PMI.
Responsabilità:
La posizione ricercata si occuperà della fidelizzazione dei Clienti acquisiti e dell’ ampliamento del portafoglio clienti sulla base di azioni ed obiettivi concordati
Modalità operative:
Sulla base di Leads forniti da Yooplus dovrà capire gli obiettivi del Cliente e sviluppare una visione strategica per soddisfarne i bisogni.
Dovrà curare il rapporto con il cliente ed interfacciarsi con la struttura tecnica Yooplus per individuare le migliori soluzioni da offrire; questa attività include la stesura di documenti di progetto/offerta da veicolare al Cliente.
Dovrà sviluppare una conoscenza approfondita del mercato di riferimento e della concorrenza al fine di individuare, insieme alla direzione, le migliori strategie di sviluppo di mercato delle soluzioni Yooplus.
Questa posizione prevede trasferte sul territorio di riferimento per raggiungere la sede del Cliente.
Contatto:
l.grimaldi@yooplus.com.

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Notizia appresa stasera: nell’agenzia pubblicitaria che ha creato, per un proprio cliente, un’applicazione per Facebook da oltre 500.000 adesioni è stato interdetto l’accesso al social network a tutti. Forte no?

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Marketing Reloaded, il gruppo del Politecnico di cui sono evangelist e me ne vanto, ha presentato ieri la sua ricerca

Il Consumatore è Mobile, il Marketing e i Servizi lo inseguono.

Qui l’agenda dell’evento e qui un articolo esaustivo, comprensivo dei risultati della ricerca punto per punto.

Personalmente, non ho dubbi che il mobile sarà protagonista assoluto di tutto, nei prossimi anni.
Sui messaggi per questo canale ho scritto questa presentazione, il mese scorso.

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Si dica quel che si vuole, finche all’Adci c’è uno che scrive così (libro bellissimo, di cui ho amato ogni singola pagina) io ci vado. Però è vero che la mia amata associazione di categoria vive un momentaccio. (E io che pensavo all’Adci 2.0…)

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Non è proprio un libro, ma un free report di Forrester Research, disponibile qui.

Sottotitolo: With Corporate Blog Credibility Low, Blogging Only Makes Sense As Part Of A Plan.

Beh, non si può negare, anche se

1.

Siamo in Italia e non negli USA, dove la blogosfera corporate ha qualche anno di vantaggio

2.

Seth Godin dice (e io condivido) che bloggare fa bene alle aziende, perché:

Ciò che importa è la coscienza di pensare a ciò che volete dire, come vi piegherete a chiunque leggerà il vostro post, come vi forzate a spiegare – in tre paragrafi – perché avete fatto qualcosa.
Come ne risponderete, davanti a tutti.

L’autore della ricerca, Josh Bernhoff, è lo stesso di Groundswell, libro che a casa mia è andato in libreria senza passare dal comodino (ma per il quale ho pronta la recensione di Gianluca Diegoli).

Fonte: Steve Rubel’s Micropersuasion.

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