— oh my marketing!

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Marketing

L’articolo pubblicato oggi da Repubblica firmato da Luca Conti mi dà l’occasione di ritornare su un post di Robert Scoble sull’argomento, la cui prima voce è

1. Your blog is your resume.

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Domani il Politecnico di Milano presenta i dati 2008 dell’Osservatorio Multicanalità, sullo studio dei nuovi atteggiamenti di consumo da parte delle persone (multicanalità = molti modi di comunicare/proporre/promuovere).

Si tratta di

un’iniziativa lanciata da Nielsen, Nielsen Online, Connexia e School of Management del Politecnico di Milano, giunta alla sua seconda edizione.

E’ già stato annunciato che i clienti multicanale, nel corso del 2008, sono aumentati, anche se di quanto ancora non è dato sapere.

Più in generale, il convegno darà indicazioni e risposte su:

* Evoluzione del cliente multicanale: come è cambiato il suo profilo nel 2008?
* Come sta evolvendo il consumo dei media in Italia?
* Come i consumatori percepiscono le nuove tecniche di marketing?
* Come si stanno comportando le imprese italiane in termini di strategie di marketing multicanale? Esistono best practices o settori trainanti?
* Chi ha realizzato strategie multicanale quali consumatori ha attratto maggiormente?

Come già fatto altre volte (con l’intervento milanese di Philip Kotler, ad esempio, o quello sul made in Italy nel settore dell’arredamento) tenterò di fare il live blog dell’evento (inoltre, credo ci saranno aggiornamenti in tempo reale anche sul sito dell’osservatorio).

Stay tuned!

[Dimenticavo, grazie a Connexia per l’invito all’anticipazione di stasera, magari ci sentiamo su FriendFeed per questo, verso le 18].

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Monkey Business, l’agenzia dove lavoro io, cerca un/a grafico/a alle prime esperienze, da avviare alla pratica del lavoro d’agenzia.

Non si richiedono competenze particolari, oltre alla conoscenza di Adobe CS in ambiente Mac.

Sede di lavoro: Est Milano (Lambrate).

E’ previsto un periodo di stage con rimborso spese, alla fine del quale valutare un effettivo inserimento in organico.

Per favore, inviare una mail con CV ed eventuale portfolio a me o a Laura Coppola.

La giungla vi aspetta 🙂

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Il blog Ducati, fulcro di una bella strategia di marketing dell’ascolto, è scomparso. Oltre agli auguri di buone feste, il nulla: sparito l’archivio, spariti tutti i post, sparito questo piccolo-grande miracolo. Qualcuno mi dica che non è vero.

Qui, qui e qui alcuni appassionati ne parlano. Qui, invece, la mia recensione su Aziende con le Orecchie (agosto 2007).

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E’ online l’agenda definitiva dell’attesa presentazione dell’Osservatorio Multicanalità del Politecnico di Milano, prevista il 29 gennaio al Politecnico (Campus Bovisa) Aula Carlo De Carli, v. Durando 10, Milano.

La partecipazione è gratuita previa iscrizione sul sito.

E se vi chiedete quanti sono diventati i clienti multicanale in Italia (erano 5,5 milioni al convegno dell’anno scorso), beh, qui c’è un concorso per voi. (Io ho postato un numero molto molto alto).

[Disclaimer: sono un evangelist del gruppo Marketing Reloaded del Politecnico. Disclaimer del disclaimer: non mi danno un centesimo ;-)]

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Ho scoperto, grazie a Roberto Ghislandi, che negli Usa esiste Reputation Defender, società dedicata a tutelare la reputazione online (che è sempre reputazione, quindi il distinguo è abbastanza inutile).

Giorni fa chiacchieravo con dei giovani avvocati, scoprendo che il marketing di questa professione non è poi tanto scontato.

Mi raccontavano, ad esempio, della consulenza destrutturata e rapida del negozio giuridico (pareri legali veloci, liberi e su misura), segno che anche in quel mondo… qualcosa si muove.

Se fossi un giovane legale, approfondirei gli aspetti del reputation management, sono sicuro che c’è molto da fare.

Qui una discussione sull’argomento, e qui ” il prezioso “manuale gratuito di sopravvivenza giuridica per blogger dell’avvocato Minotti, che ringrazio.

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Andare ad Amsterdam e partecipare a questo progetto di David Armano.

Via Infoservi.

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Parlando di coworking (le postazioni di lavoro in affitto presso MonkeyBusiness col wifi e il caffè incluso) c’è una bella iniziativa internazionale:

Se sei membro di un coworking e sei in viaggio, puoi usufruire di una postazione (a costo zero fino a tre giorni) presso uno degli altri coworking che aderiscono.

Noi di Cowo Milano aderiamo, e anche Blankspaces di Los Angeles, di cui vi presento uno spot molto simpatico.

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=NMEqTkvTQno]

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Continuo con la pubblicazione di qualche stralcio del libro, come già fatto (tra l’altro, c’è un preliminare, cauto interesse da parte di un editore, speriamo bene).

Ricordo che tutto questo nasce dall’esperienza del blog Aziende con le Orecchie.

Se qualcuno ha voglia di darmi un parere, apprezzerò moltissimo.

Nella stesura attuale, questa paginetta apre il testo. (Attenzione: Se conoscete l’argomento, di sicuro vi annoierete. Qui si parte dalle basi…)

Perché ascoltare.

Il marketing ha sempre suggerito alle aziende come parlare.

La comunicazione d’impresa, figlia del marketing, è sempre stata una specie di mostro senza orecchie e una bocca enorme.
Ascoltare non è mai stato nemmeno previsto, se non nelle forme sublimate e aziendocentriche delle ricerche di mercato.

Poi arrivò Internet.
I destinatari dei messaggi delle imprese (definiti “target”, bersaglio, termine che la dice lunga sulla considerazione di cui godevano) inziarono a parlare tra di loro.
Di tutto. Prodotti e marche compresi.
Sorpresa!
Bastarono pochissimi anni perché l’azienda non fosse più la protagonista incontrastata della sua comunicazione, l’unica voce in grado di farsi sentire davvero riguardo ai suoi temi.
Iniziò a diffondersi un certo brusìo di fondo.
Ai colpi di cannone degli spot tv e ai mitragliamenti delle campagne multimediali, le persone comuni iniziarono a contrapporre il cicaleccio di fondo, una chiacchiera diffusa proveniente dal basso, e piuttosto indifferente ai botti che aveva sopra la testa.

Stimolate da Internet e dalle sue tecnologie abilitanti, blog in primis, le conversazioni personali uscivano dalla sfera dei contatti personali, per entrare nella “big conversation” illimitata e globale che chiunque può trovare in rete su qualsiasi argomento.

E tra gli argomenti più gettonati – naturalmente – prodotti e marche.

In questo panorama, le scelte che un’azienda si trova davanti sono due: prendere atto di queste conversazioni (e magari iniziare a seguirle senza escludere l’idea di prendere la parola), oppure far finta di nulla e lasciare che i discorsi proseguano senza la sua presenza.

La seconda ipotesi è ovviamente riservata a chi non ha a cuore le sorti del proprio business. Per tutti gli altri, l’ipotesi dell’ascolto diventa ineludibile.

Fortunatamente per le imprese, le tecnologie abilitanti sono qui per tutti, e quindi le possibilità date ai consumatori sono offerte anche ad esse, e le condizioni per accedervi sono assolutamente sostenibili.

A patto di riuscire a fare il passo.

Nel momento in cui l’ascolto dei consumatori diventa parte della strategia aziendale, infatti, è come se l’azienda facesse un piccolo passo indietro nella gestione delle proprie sorti, come se decidesse di far sedere in consiglio d’amministrazione anche un paio di signore Pina e qualche sig. Mario.

Il vantaggio derivante da questa minimale e relativa perdita di controllo, però, è ampiamente ripagante.

Per la prima volta possono parlare direttamente con il proprio mercato.

“Direttamente” significa il manager o l’imprenditore a contatto con la signora Pina o il sig. Mario.

Non si tratta di comunicati stampa o di pubblicità ben scritte.
Si tratta dell’imprenditore (non dell’impresa: dell’imprenditore, o comunque di persone vere) faccia a faccia con il consumatore, in uno scambio diretto, e a volte anche immediato.
Anzi, più propriamente, si tratta dell’imprenditore zitto e con le orecchie ben aperte davanti al suo consumatore che gli parla.

Può essere un trauma.
Ma può anche essere il ritorno di una grande storia d’amore.
Non dimentichiamo che le persone amano i prodotti e chi li crea, se questi sanno comportarsi in modo da meritarlo.

E niente può raccontare un’azienda meglio di Internet, grazie alla conversazione che rende possibile.

Solo chi ascolta può capire questa cosa, in tutto il suo significato.

Un etto di marketing (è un etto e mezzo, lascio)?” di Massimo Carraro, ed. Alpha Test, sarà in libreria a fine gennaio 2010. Per avere un codice sconto del 20% senza obbligo di acquisto basta una mail.

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Come si può dire quando una persona che vedi al lavoro tutti i giorni impegnarsi dal mattino fino a sera tardi, impegnato a lanciare il suo business via Skype in tutto il mondo dalla scrivania accanto alla tua, come si può dire quella cosa che provi quando ti dice che ha vinto un concorso internazionale, con una tecnologia del tutto nuova, che nel weekend sarà in Germania con il socio americano (che lavora in Olanda) a ritirare il premio, e la settimana prossima vorrebbe lavorare insieme a un progetto di marketing dell’ascolto?

Secondo me, una cosa così si dice così: coworking.

🙂

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