— oh my marketing!

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marketing guru

Fresco di stampa, arriverà presto sul mio comodino.

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Piacevole e inaspettato pomeriggio a chiacchierare con uno dei miti della blogosfera mondiale, Steve Rubel, autore di Micropersuasion.

Mi piace sempre vedere confermata una mia vecchia convinzione, che i più bravi sono anche i più umili e disponibili.

Steve, director of insights di Edelman ha dimostrato un’affabilità e una disponibilità che credo abbia conquistato un po’ tutti i presenti (Lele Dainesi, Alessio Jacona, Gianandrea Facchini, Luca Conti, Marco Zamperini, Luca Vanzella, Sergio Veneziani).

Qui un video sull’incontro.

[UPDATE – C’era anche Sacha Monotti. Scusa Sacha!]

[UPDATE 2 – E anche Marco Camisani Calzolari, autore del qik video!…]

[UPDATE 3 – E anche Alberto Mengora, di Edelman].

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Ho scritto un post sul blog d’agenzia dove chiedo (anzi: mi chiedo) se la creatività pubblicitaria sia sempre la stessa, se il suo valore sia rimasto invariato, se i criteri per giudicarla siano sempre impatto, originalità ecc.

Il post in questione è nato pensando al lavoro delle giurie Adci, che in questi giorni stanno scremando le short list per i premi da conferire alla miglior conmunicazione pubblicitaria del 2007.

Ma in realtà, la domanda di cui sopra non riguarda i giurati (se sono lì a far le giurie, e il materiale da giudicare sono campagne, come dovranno mai giudicarle, se non con i criteri che da sempre guidano le classifiche della creatività pubblicitaria: impatto, originalità, ecc).

No, la questione riguarda qualcosa di più ampio, diciamo pure – spariamola grossa – il senso di questo lavoro che siamo abituati a chiamare creativo. E di conseguenza il suo valore. E di conseguenza il nostro posto sul mercato.

Insomma: se contiamo qualcosa oppure no.

In assoluto, il valore della creatività – intendiamoci – continua a valere più del greggio.

Quello che mi lascia un po’ perplesso è il fatto che l’Adci (ma credo anche Cannes, e tutti quelli che fanno premi alla creatività) sembrano non rendersi ancora conto che l’impatto di uno spot, oggi, non serve più a niente se quel prodotto, quella marca non si dimostrano degni di reputazione, alla prova della segnalazione tra utenti, della raccomandazione via internet, del passaparola (possibile che quei 50 milioni di consumatori che cliccano su Amazon ogni mese non riescano a insegnarci nulla?).

[Ok, possiamo anche fregarcene, ma fra 5 anni? Cosa ce ne faremo dei nostri coni, se non saremo in grado di “entrare” nella considerazione *un po’ meno art-copy-oriented* di chi saprà pensare più in grande, e quindi non iscriverà il suo lavoro al nostro premio? Su questo aspetto di marketing per il club tornerei dopo].

L’integrità, la reputazione, la trasparenza sono ora facilmente riscontrabili, e la gente riscontra, eccome se riscontra.

Perché non valutiamo la creatività di questi approcci, invece che continuare a stilare classifiche sulla base di chi è più bravo a scrivere un titolo, o a girare uno spot?

Per carità, tutta la mia ammirazione (nonché invidia) ai maestri del mestiere, ma… davvero contano ancora così tanto, ancora sempre e solo quegli skills?

Perché non ci inventiamo dei premi per chi riesce a far parlare di sè, ad esempio, facendo seguire i suoi atti di comunicazione a relazioni profittevoli e magari stupefacenti con il suo mercato?

Oppure chi riesce, a costi bassi, ad avviare conversazioni fruttuose?

Oppure chi si inventa una strategia mai attuata prima?

Perché l’Adci non dà un premio al blog Ducati, un brand che ha preso una strada diversa dall’advertising (anche) per mancanza di budget pubblicitario adeguato (citato in “Marketing non convenzionale” ed. Sole 24 Ore), e ha finito per creare un caso-scuola di marketing dell’ascolto?
Non è creatività questa?
O siamo noi “creativi” a non esserlo abbastanza da capirlo?

Io credo che dovremmo sforzarci, e aprire il nostro club a qualcosa di più, di diverso.

Un anno fa ho scritto un post intitolato “Adci 2.0?” in cui dicevo delle cose su questi argomenti.

L’ho riletto e ho capito di pensarla ancora esattamente così. Non è il massimo citare se stessi, ma questa volta me lo concedo:

La mia modesta opinione su ciò che il club dovrebbe fare come priorità assoluta:

Intercettare il lavoro migliore ovunque sia, soprattutto dove non siamo abituati a guardare.

Obiettivo: tornare ad essere il riferimento centrale della creatività in comunicazione.

Anche perché, ritornando un attimo a quei bravi cristi di giurati e al materiali che si ritrovano sui tavoli, io credo davvero che l’Adci rischi di non avere più niente di interessante da giudicare, se quelli che l’innovazione la fanno sul serio, a colpi di strategie geniali, intuizioni sistemiche, atteggiamenti rivoluzionari (e ci sono, in Italia) non riconosceranno al nostro club l’autorevolezza e la competenza per giudicarli…

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Sono stato invitato a partecipare a E-mail Power 2008 in qualità di copywriter. Appuntamento martedì 13 alle 15.45: “e-mail clinic” (ma ci sono relazioni per tutta la giornata).

Ingresso gratuito previa registrazione.

(Grazie Roberto per il gradito invito!).

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Dalla filosofia della scarsità alla mentalità dell’abbondanza.

Dalla dittatura degli Hit (decisi da qualcun altro) alla democrazia della Nicchia (che ognuno si ritaglia da sé).

E – soprattutto – dai colli di bottiglia della distribuzione fisica di oggetti concreti alla cornucopia infinita di oggetti digitali resa possibile dai magazzini digitali à la Amazon.

L’aveva detto Negroponte nel 1995 (in Essere Digitali) che saremmo passati dagli atomi ai bit, e adesso (pardon, nel 2006) Chris Anderson con La coda lunga ci spiega come tutto questo stia cambiando l’economia.

Riporto la pagina che mi è piaciuta più di tutte, la lista qui sotto. L’autore la definisce

alcune trappole mentali in cui cadiamo a causa della filosofia della scarsità

ma i romantici come me tendono a vederci un bellissimo Manifesto Della Riscossa Marginalista.

– tutti vogliono essere delle star
– tutti sono mossi dal denaro
– se non è un successo è un fiasco
– l’unico successo è il successo di massa
– direttamente per il video = male
– autopubblicato = male
– indipendente = non sono riusciti a strappare un contratto
– amatoriale = dilettantesco
– basse vendite = bassa qualità
– se fosse valido sarebbe popolare

Il libro in una frase:

La coda lunga è il terzo libro della Sacra Triade: leggerlo insieme a Cluetrain Manifesto e Business Blogs può aprire molti scenari.

Qui il blog sul libro, e qui l’articolo originale su Wired da cui Anderson ha sviluppato il libro (ottobre 2004).

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Ho molti motivi di essere contento di questa intervista a Matteo Zanaboni di Asam (Università Cattolica):

– è la mia prima videointervista

– è cliente Monkey con il blog FamilyBusinessSmart

– racconta come l’università può interagire con le aziende

– è un manager giovane (24 anni) e preparato

– mi invita alle loro commissioni marketing, in cui imparo un sacco di cose interessanti e incontro gente in gamba

– è appena diventato un corporate blogger (contagiato da me)

:)))

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6MmpDNeVn2M&hl=en&color1=0x5d1719&color2=0xcd311b]

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Dedico questo post a tutti gli anonimi cercatori di parole chiave che sono arrivati su ohmymarketing. (E’ una dedica come il milite ignoto, uno per tutti).

In segno di gratitudine, ecco alcune risposte dedicate alle keywords di ieri.

keyword: “chi votare, “per chi votare” e “per chi votare?”

risposta: per qualcuno che non ti dispiacerebbe avere come genero

keyword: “oh my marketing”

risposta: presente

keyword: “cosa è ufficio acquisti”

risposta: questo

keyword: “elance”

risposta: il più grosso job center online per freelance, dove la domanda e l’offerta non hanno confini, e neanche la concorrenza (vedi anche Il mondo è piatto e The 4-hour Workweek)

keyword: “vicky gitto”

risposta: quasi un amico, dato che lo incontro nelle statistiche almeno due volte a settimana 😉

keyword: “lo spazio più creativo di roma”

risposta: mi informo

keyword: “che macchina compro???”

risposta: guarda su ebuga

keyword: “smart autonoleggio da comprare”

risposta: se cerchi una smart ex-autonoleggio non so come aiutarti, se cerchi un autonoleggio più smart dei soliti… nemmeno (lo sto cercando anch’io da tempo).

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On the internet, there’s only one light, the green light.

Hugh MacLeod

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Il nuovo libro di Marco Massarotto, presentato ieri sera, è già sul mio comodino, ma la cosa davvero gradevole della serata di presentazione è stato l’inaspettato giardino fiorito del Vivaio Riva in via Arena, tipica espressione di bellezza nascosta milanese.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=1ac28a05CXs&hl=en&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1]

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Senza la trasformazione del nostro DNA manageriale,
la capacità del web di trasformare il lavoro del management non verrà sfruttata.

Questo volevo dire, ma non sono Gary Hamel, e non mi è venuto così bene.

E poi:

La vostra azienda ha processi di business da 21mo secolo (facilitati da internet),
e processi di management da metà 900,
tutti costruiti su princìpi manageriali ottocenteschi.

Chissà se riesco a mettermi Il futuro del management sul comodino

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