— oh my marketing!

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marketing e lavoro

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Un altro modo per dire che le cose cambiano (primo post di questo blog, nel lontano aprile 2007). Eccome se cambiano.

Vincitore del World’s best presentation contest di Slideshare.

Fonte: How to change the world.

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Sono in ufficio. Entra una faccia che mi ricorda qualcuno.

“Come stai? Sono XY, ti ricordi? Sto girando qui sopra, ho visto il nome sulla porta…”

Mi ricordavo vagamente, era (ed è) il direttore creativo di una grossa agenzia con cui ho lavorato intorno al ’97. Lui era a Roma, io a Milano.

“Mi ricordo… ci siamo incrociati qualche volta, un sacco di anni fa”.

“Io mi ricordo di te perché facesti un annuncio che diceva *cercasi account ricco di famiglia*.

Di quello mi ero completamente dimenticato (anche perché l’account non si trovò mai). Un annuncetto a piè di pagina su un giornalino di settore, uscito una volta sola non so quanti anni fa, almeno 7-8. Non mi aspettavo di ritrovarlo ancora al lavoro.

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Il sito di Monkey Business ha inserito un link per chiunque voglia mandare un curriculum e candidarsi a diventare una scimmia dell’advertising (lo trovate sulla colonna di destra, sopra i clienti).

Se siete stufi di dove siete, se avete un portfolio da discutere, se volete rivoluzionare il mondo della pubblicità e vi serve una sedia, fatevi vivi.

Cosa succederà poi non si può mai sapere (è una giungla baby, mica corsocomo).

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Biden, Bloomberg, Brownback, Clinton, Doss, Edwards, Gingrich, Giuliani, Gore, Gracel, Green Party, Huckabee, Hunter, Kucinich, Libertarian party, McCain, Obama, Paul, Richardson, Romney, Tancredo, Thompson (Fred + Tommy), Unity 08… alle presidenziali USA il web 2.0 va alla grande!

Qui si possono vedere e confrontare tutti i post, foto, video dei candidati.

Dal sito techpresident.com, sezione politickr:

Welcome to techPresident’s Politickr! This site combines the official blog posts, news feeds, photo streams, and video posts from 2008 presidential candidates (plus some unannounced wild cards and third-party sites) and presents them side by side to help you keep up with the election. To subscribe to a candidate’s feed, click the yellow icon next to a candidate’s name. The feeds feature one week’s worth of content, and they are updated once a day.

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Ricevo dall’Accademia di Comunicazione una buona notizia:

La Fondazione “Accademia di Comunicazione” con borse di studio parziali consente trenta opportunità di crescita a trenta futuri professionisti!
Trenta è il numero delle borse di studio parziali che la neonata Fondazione “Accademia di Comunicazione” mette a disposizione di giovani laureati per la partecipazione al Master in Marketing e Comunicazione d’Impresa di Accademia di Comunicazione di Milano.
Si tratta di un fondo totale di € 120.000,00 del quale godranno, per la copertura parziale della retta di frequenza, i primi 30 ragazzi che,
superate le prove di ammissione, si iscriveranno all’ormai storico Master specialistico accreditato ASFOR di Accademia di Comunicazione.
Requisito, oltre ad una forte motivazione ed alla passione per il Marketing e la Comunicazione, un reddito familiare lordo annuo inferiore a € 70.000.

Qui i dettagli del’iniziativa.

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Una bella metafora dell’agenzia di pubblicità (Gianni Lombardi).

Ecco perché questo libro arriva sul mio comodino, anche se parla della vita di uno chef (Anthony Bourdain, di New York, qui il suo sito e qui se volete guardarlo ingoiare il cuore ancora pulsante di un cobra [!]).

Ringrazio Gianni per la segnalazione e ricordo che anche Ogilvy ha più volte sottolineato come l’aver lavorato nell’enorme cucina di un albergo parigino d’alto livello gli abbia insegnato molto su come si gestisce un’agenzia.

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L’ultimo libro di Seth Godin tratta un simpatico tema: quando tener duro e quando mollare.

Il mitico Seth mette a fuoco il piccolo-grande dilemma che prima o poi ci prende tutti e, con la sua proverbiale abilità e chiarezza, dà delle ottime dritte per capire se mollare tutto subito senza sensi di colpa o – al contrario – resistere nel dip (nel fosso, nell’impasse, nello stallo), affrontarlo di petto e uscirne più forti di prima.

Un libretto (sì, è un libretto che si legge velocemente) costruito in modo netto e preciso intorno a un’idea.

Non un capolavoro ma nemmeno una stupidata. E’ come un bell’esercizio impostato e risolto nel migliore dei modi.

E quando il nome in copertina è Seth Godin, si impara sempre qualcosa.

Il libro in una frase:

Carriera, relazioni, programmi personali: l’impasse assassina può cogliere quelsiasi aspetto della vita… se in questi frangenti avete sottomano questo piccolo libro, ci sono buone possibilità che non finiate vittime passive della bonaccia.

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Esce oggi negli USA (prima a New York mi pare) l’iPhone, acquistabile solo negli Applestore e nei negozi dell’unico gestore con il quale può essere utilizzato, l’AT&T.

Tra pochi giorni, il 4 luglio, uscirà qui in Italia invece la riedizione della mitica 500 Fiat.

Secondo me, nel giro di pochi giorni, i mercati vedranno la nascita di due prodotti di importanza epocale, nell’ideazione e realizzazione dei quali – pur con le rispettive differenze – il marketing ha giocato un ruolo assolutamente fondamentale.

A mio modesto parere, anzi, sono entrambi figli del marketing.

Il telefonino Apple perché uscito dalla testa di un uomo marketing, cioè il diointerra della Apple, Steve Jobs (non dimentichiamo che dei due company founders, Jobs e Wozniak, Jobs era il commerciale e Woz l’ingegnere), la citycar Fiat perché frutto della coraggiosa scelta della riedizione (vedi Mini e Newbeetle).

Nell’attesa di vedere come potremo usare noi l’iPhone quando arriverà in Europa in autunno quanto a gestori, licenze, navigabilità (le politiche Apple al riguardo della scelta dei partners sembrano essere, forse giustamente vista la portata dei loro prodotti, assolutamente dispotiche) vale la pena di ricordare che il telefono segue l’uscita dell’iPod, un altro “gadget”, irriso da alcuni,  che ha messo a soqquadro un settorino che si chiama industria discografica mondiale.

E il piatto, stavolta, è al rilancio. Come dice il Sole24ore di ieri, con l’i-Phone i settori economici che in queste ore si stanno guardando allo specchio con aria interrogativa sono ben tre: cinema, telefonia, computing.

E sì, perché con l’i-Phone si vedranno video e film (già acquistabili su iTunes negli USA), si telefonerà, e si navigherà su Internet (la musica non la citiamo perché è ovvio, il telefono è anche un iPod).

Inoltre, quello che è stato soprannominato l’uomo piu potente di Hollywood, anche se a Hollywood non ci va mai – parlo sempre di lui, del mitico Jobs – ha fatto in modo che proprio oggi venisse presentato il nuovo attesissimo film della Disney/Pixar, Ratatouille.

E comunque, la premiata ditta di marketing consulting Ries & Ries (gente che ha inventato il concetto di posizionamento, per dire) ritiene che sarà un flop.

Forse anche per questo sono 92 milioni le pagine web che parlano dell’iPhone (92 milioni e una, ora).

Anche la 500 è già un bel caso, imho, per diverse ragioni.

Intanto è l’auto che dovrebbe segnare il rilancio Fiat in modo ormai incontrovertibile (se ho capito bene, la Grande Punto ha risanato i conti, la 500 dovrebbe permettere di guardare finalmente alle strategie future), poi è un passo mai sperimentato prima qui da noi, e poco anche altrove (appunto la newbeetle negli USA e la mini in EU), quello della riedizione.

Poi, il fatto che venga da Fiat un’azienda poco tempo fa sull’orlo del baratro, è una cosa che mi entusiasma. Dimostra come nulla sia veramente scritto, e che perfino le corporations possono essere prese in mano e rivoltate come calzini, se chi le comanda ha gli attributi per farlo, e farlo fare.

E nel caso della rinascita della Fiat il marketing è stato, insieme al prodotto (guarda che caso!) al centro della scena. Da pubblicitario mi fa particolrmente piacere che il colosso di Torino abbia saputo abbracciare anche forme innovative di comunicazione, quali il blog quelli che bravo e l’articolata strategia internet alla base del sito 500wantsyou.it, dimostrando anche su questo fronte una vitalità che non molti immaginavano, qualche mese fa.

Infine, fa pensare (bene, secondo me), che questi due eccezionali prodotti siano, in ultima analisi, riconducibili a due persone, senza cui non sarebbero mai nati: Steve Jobs e Sergio Marchionne.

Per chi si fosse dimenticato che le aziende sono fatte di persone.

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Un libretto che ti insegna quando mollare e quando tenere.

Scritto da quello che ha inventato il permission marketing, autore del blog di marketing n. 1 per diffusione, uno che quando lo leggo mi incanta ogni volta, o quasi.

The dip, appena uscito, è anche il soggetto di un blog a sé stante, ha venduto 100mila copie nel primo mese, ed ha avuto un tour promozionale in cui Godin ti regalava un suo discorso se compravi 5 libri (oppure se lo pagavi 50 dollari per il discorso lui veniva e ti portava 5 libri… detta così non sembra un gran che, ma il libro è finito nelle classifiche del New York Times, secondo me the man is a fucking genius).

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The biggest problem designers face is fear: fear of clients, fear of failure, fear of ideas. Our ability to overcome fear is perhaps the greatest skill we can acquire. Most bad design is consequence of fear. […] Most of us deal with fear by falling back on the familiar and the safe. But if we do this, we are not allowed to turn around and say our lives are dull.

Adrian Shaughnessy (aka this is real art) chiude così il suo bel libro.

Non posso dire che sia pieno di verità rivelate in modo fulminante, ma mi sento di affermare che si tratta di un testo documentato e approfondito su tutti gli aspetti della professione del graphic designer, dagli aspetti più operativi (this is a book about the grabby bits, dice all’inizio) ad considerazioni di tipo culturale ed esistenziale, sempre trattate con gradevolissima nonchalance.

Il suo punto di vista ha il distacco di chi vede le cose in prospettiva e la competenza di chi ha gestito uno studio di 40 persone per 15 anni.

Ma non è una una star, Shaughnessy è, a mio parere, un fior di professionista, e come tale vale 1000 design superstar.

Molti sono i passaggi profondi affrontati con intelligente leggerezza (per esempio sul fashion-hype su design e designer, che lui paragona alla moda dei… dentisti, cioè inesistente, inutile e inconsistente, oltre che pericolosa – vedi le misfortunes di design stars come Saville o Brody) e moltissimi i suggerimenti preziosi, che fanno capire come l’eccellenza nasca anche dal buon senso e dalla passione per il proprio lavoro.

Oltre alle testimonianze di Neville Brody, Natalie Hunter, John Warwicker, Kim Hiorthoy, Corey Holms, Rudy VenderLans, Andy Cruz, Angela Lorenz, Peter Stemmler e Alexander Gelman, in forma di intervista, nel libro vi sono mumerosi riferimenti per chi ha voglia di lustrarsi gli occhi (e trovare info) in rete.

Ne riporto qualcuno.

DESIGNERS

April Greiman
Barnbrook design
Bruce Mau
Cyan
Hi-Res!
Karlssonwilker Inc
m/m paris

INTERNET RESOURCES

Computer Love
Design is Kinky
Design Observer
Mark Holt Design
Speak Up

CULTURAL AWARENESS

Chicks on Speed
This is a magazine

Il libro in una frase:

Tutto quello che vi serve per essere un graphic designer, eccetto quella cosa che si chiama anima (quella dovete mettercela voi).

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