— oh my marketing!

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comunicare con la pubblicità

Si avvicina la data del congresso dei free-lance: il 3 ottobre a Milano, presso la NABA in via Darwin 20. (Qui il blog da cui ci si può anche iscrivere).

I free-lance sono, a mio avviso, una delle più forti tendenze del mercato [malignità: non so se perché vanno bene loro o perché vanno male le agenzie tradizionali…] .

A parte tutto, però, mi pare un fatto molto importante che nel mondo piatto in cui viviamo, l’individuo ha moltissime possibilità di creare valore, anche da solo, con un pc e un software decente (magari gratuito). Una cosa su cui cerco sempre di invitare a riflettere chi cerca di entrare in questo settore, sarà perché io, quando cercavo di entrare nelle agenzie, non potevo giocare con zooppa, youtube ecc ecc… [invidia retroattiva? sì!]

Ancora dall’adci, iniziativa aggregante per bloggers area adv/mktg.

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Sono stato invitato a fare una chiaccherata con una classe di aspiranti pubblicitari in Accademia di Comunicazione, il 10 ottobre.

Mi fa piacere tornare in quelle aule dopo avervi insegnato per un po’ di anni. Ma il motivo del post è un altro.

Vorrei sapere da chiunque legga queste righe e stia pensando/puntando/girandointorno a un lavoro in pubblicità

le cinque cose che vorreste che qualcuno finalmente vi spiegasse sulla pubblicità e sul lavoro nelle agenzie.

Prometto che farò del mio meglio per dare delle risposte sincere e corrispondenti alla mia esperienza sul campo.

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Un’agenzia amica cerca una coppia creativa con almeno un paio d’anni di esperienza per una collaborazione da definire.

Per favore scrivetemi in privato, citando questo post. Suerte!

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Qualche post fa mi chiedevo perché i bravi creativi non aprono più agenzie.

Ed ecco che Taddeucci e Albanese escono dalla Saatchi di Roma per fondare la loro agenzia.

Sono felice per loro e – mi lancio? – per la pubblicità italiana.

Auguro loro di sbancare Cannes e di comprarsi la WPP, nonché di rilanciare nel mondo la pubblicità italiana, portandola a livello della moda e del design.
Troppo?
Niente è troppo per chi ha il coraggio di fare il passo senza aver prima misurato la gamba (dichiarazione di Taddeucci a MOD).
Forza ragazzi!

[Qui il blog di Ted, Disbanded].

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Ricevo dall’agenzia di buzzmarketing Nouveau Jour di Parigi una mail un po’ sibillina (volevo riportarla ma nel frattempo l’ho persa) che mi invita a partecipare, in quanto blogger, al passaparola creato dal loro buzzbox.

Incuriosito, vado a vedere e scopro che si sono inventati un metodo virale di diffondere messaggi (divertenti, dicono, ora vedremo) tra i blogger, sotto forma di oggettini che inviano direttamente a casa.

Funziona così: alcuni blogger vengono invitati a registrarsi (ma puoi anche prendere tu l’iniziativa), una volta registrato loro ti fanno avere a casa dei gadget particolari (le mutande musicali sono state il primo test, no non scherzo, è sul loro sito) che pubblicizzano i loro clienti (myspace, diesel, calvinklein, yahoo), con la speranza che tu ne buzzi parli sul tuo blog e contribuisci al passaparola.

In pratica, quello che sto facendo io ora.

Che dire? Mi è venuto in mente quando in un film di Woody Allen lui è un inventore e, chiaccherando, ricorda una delle sue prime invenzioni, le pantofole musicali… ho riso per tre giorni. Chissà se funziona anche con le mutande dei francesi.

[Però sono anche invidioso, vorrei che agenzie italiane inviassero bellissime buzzidee a Parigi…].

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Adesso clicca su Microsoft Word e inizia a scrivere.

Non credevo ai miei occhi.

Nel libro di testo di mio figlio che va in prima, nella sezione dove si insegna a usare il computer, c’è scritto proprio così.

Possibile?!

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[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=2mTLO2F_ERY]

Fonte: American Copywriter.

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L’altro giorno ho visto un copy per un colloquio. Non conosceva Zooppa.com, il che mi ha fatto pensare che a volte diamo le cose per scontate, e allora parliamo un momento di Zooppa.

E’ un sito dove chiunque può trovare un brief di una vera azienda e da lì sviluppare un’idea creativa. Questa idea viene messa online e la community degli zooppers le assegna un voto, su cui si basa la valutazione ed il premio in denaro (zoopdollars che diventano veri dollars da 1.000 in su).

Secondo me è una freccia in più all’arco di chi ha voglia di darsi da fare. Lo dicono anche loro:


It is committed to the vision of real people and real companies conducting business in a creative and rewarding viral context. This means stimulating the creative talent of those who have no voice in the traditional advertising setting.

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In un incontro di blogger cui ho partecipato (l’unico per la verità!) qualcuno commentava favorevolmente la presenza di diversi pubblicitari, in un ambito che vede l’advertising in genere piuttosto latitante.

Parlandomi, si rallegrava della presenza del mondo agency (sue parole).

Specificando che essere associato a questo mondo mi fa molto piacere (l’advertising è il mio pane da parecchi anni, ed è sempre bello far parte di un mondo), mi chiedo però quale sia oggi questo mondo agency.

Il mondo delle grandi agenzie? quello dei gruppi indipendenti? dei centri media? dei centri produzione? delle coppie free lance? dei consulenti di mktg? dei gruppi che fanno viral e guerrilla?

Se avessimo detto mondo agency 15 anni fa, nessuno avrebbe avuto dubbi che si stava parlando di un mondo di agenzie mediograndi, grandi o grandissime, a servizio completo, remunerate con una percentuale sugli investimenti media. Fine.

Quello che mi pare più certo, è che quel giorno eravamo tutti parte di un mondo piuttosto definito, agency o non agency: il mondo di chi fa marketing attraverso i blog.

Blogging marketers?

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Mi è capitato di chiedermi perché gente del livello di Maestri, Toscana, Battaglia, Rozzi, Gitto, Rosselli, Porro e gli altri che non mi vengono in mente – insomma i più bravi creativi 40enni che abbiamo in pubblicità – non si aprono le loro agenzie.

Avranno rinunciato a entrare nella leggenda degli Armando Testa, Emanuele Pirella, Michele Goettsche, Pasquale Barbella, Marco Mignani, Fritz Tschirren, Maurizio d’Adda, Piero Vigorelli?

Per cosa poi?

Per l’ineffabile piacere di servire quei gentlemen di Martin Sorrell o Maurice Lévy? O per figurare orgogliosamente in organigrammi internazionali di 3.000 persone?

Speriamo non sia perché non credono più di tanto in questo mestiere, che sarebbe molto triste…

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