— oh my marketing!

Una bella metafora dell’agenzia di pubblicità (Gianni Lombardi).

Ecco perché questo libro arriva sul mio comodino, anche se parla della vita di uno chef (Anthony Bourdain, di New York, qui il suo sito e qui se volete guardarlo ingoiare il cuore ancora pulsante di un cobra [!]).

Ringrazio Gianni per la segnalazione e ricordo che anche Ogilvy ha più volte sottolineato come l’aver lavorato nell’enorme cucina di un albergo parigino d’alto livello gli abbia insegnato molto su come si gestisce un’agenzia.

Read More

L’ultimo libro di Seth Godin tratta un simpatico tema: quando tener duro e quando mollare.

Il mitico Seth mette a fuoco il piccolo-grande dilemma che prima o poi ci prende tutti e, con la sua proverbiale abilità e chiarezza, dà delle ottime dritte per capire se mollare tutto subito senza sensi di colpa o – al contrario – resistere nel dip (nel fosso, nell’impasse, nello stallo), affrontarlo di petto e uscirne più forti di prima.

Un libretto (sì, è un libretto che si legge velocemente) costruito in modo netto e preciso intorno a un’idea.

Non un capolavoro ma nemmeno una stupidata. E’ come un bell’esercizio impostato e risolto nel migliore dei modi.

E quando il nome in copertina è Seth Godin, si impara sempre qualcosa.

Il libro in una frase:

Carriera, relazioni, programmi personali: l’impasse assassina può cogliere quelsiasi aspetto della vita… se in questi frangenti avete sottomano questo piccolo libro, ci sono buone possibilità che non finiate vittime passive della bonaccia.

Read More

Esce oggi negli USA (prima a New York mi pare) l’iPhone, acquistabile solo negli Applestore e nei negozi dell’unico gestore con il quale può essere utilizzato, l’AT&T.

Tra pochi giorni, il 4 luglio, uscirà qui in Italia invece la riedizione della mitica 500 Fiat.

Secondo me, nel giro di pochi giorni, i mercati vedranno la nascita di due prodotti di importanza epocale, nell’ideazione e realizzazione dei quali – pur con le rispettive differenze – il marketing ha giocato un ruolo assolutamente fondamentale.

A mio modesto parere, anzi, sono entrambi figli del marketing.

Il telefonino Apple perché uscito dalla testa di un uomo marketing, cioè il diointerra della Apple, Steve Jobs (non dimentichiamo che dei due company founders, Jobs e Wozniak, Jobs era il commerciale e Woz l’ingegnere), la citycar Fiat perché frutto della coraggiosa scelta della riedizione (vedi Mini e Newbeetle).

Nell’attesa di vedere come potremo usare noi l’iPhone quando arriverà in Europa in autunno quanto a gestori, licenze, navigabilità (le politiche Apple al riguardo della scelta dei partners sembrano essere, forse giustamente vista la portata dei loro prodotti, assolutamente dispotiche) vale la pena di ricordare che il telefono segue l’uscita dell’iPod, un altro “gadget”, irriso da alcuni,  che ha messo a soqquadro un settorino che si chiama industria discografica mondiale.

E il piatto, stavolta, è al rilancio. Come dice il Sole24ore di ieri, con l’i-Phone i settori economici che in queste ore si stanno guardando allo specchio con aria interrogativa sono ben tre: cinema, telefonia, computing.

E sì, perché con l’i-Phone si vedranno video e film (già acquistabili su iTunes negli USA), si telefonerà, e si navigherà su Internet (la musica non la citiamo perché è ovvio, il telefono è anche un iPod).

Inoltre, quello che è stato soprannominato l’uomo piu potente di Hollywood, anche se a Hollywood non ci va mai – parlo sempre di lui, del mitico Jobs – ha fatto in modo che proprio oggi venisse presentato il nuovo attesissimo film della Disney/Pixar, Ratatouille.

E comunque, la premiata ditta di marketing consulting Ries & Ries (gente che ha inventato il concetto di posizionamento, per dire) ritiene che sarà un flop.

Forse anche per questo sono 92 milioni le pagine web che parlano dell’iPhone (92 milioni e una, ora).

Anche la 500 è già un bel caso, imho, per diverse ragioni.

Intanto è l’auto che dovrebbe segnare il rilancio Fiat in modo ormai incontrovertibile (se ho capito bene, la Grande Punto ha risanato i conti, la 500 dovrebbe permettere di guardare finalmente alle strategie future), poi è un passo mai sperimentato prima qui da noi, e poco anche altrove (appunto la newbeetle negli USA e la mini in EU), quello della riedizione.

Poi, il fatto che venga da Fiat un’azienda poco tempo fa sull’orlo del baratro, è una cosa che mi entusiasma. Dimostra come nulla sia veramente scritto, e che perfino le corporations possono essere prese in mano e rivoltate come calzini, se chi le comanda ha gli attributi per farlo, e farlo fare.

E nel caso della rinascita della Fiat il marketing è stato, insieme al prodotto (guarda che caso!) al centro della scena. Da pubblicitario mi fa particolrmente piacere che il colosso di Torino abbia saputo abbracciare anche forme innovative di comunicazione, quali il blog quelli che bravo e l’articolata strategia internet alla base del sito 500wantsyou.it, dimostrando anche su questo fronte una vitalità che non molti immaginavano, qualche mese fa.

Infine, fa pensare (bene, secondo me), che questi due eccezionali prodotti siano, in ultima analisi, riconducibili a due persone, senza cui non sarebbero mai nati: Steve Jobs e Sergio Marchionne.

Per chi si fosse dimenticato che le aziende sono fatte di persone.

Read More

Dalla comunicazione di massa alla collaborazione di massa.

Un bell’articolo, selezionato da Maurizio Sala presidente Adci per un intervento su Youmark, su come le marche dovrebbero prendere esempio da wikipedia (tra gli altri) per imparare che il crowdsourcing è una ricchezza potenziale enorme per ogni brand.

Perché la gente ama le marche, e spesso sono proprio le marche a non saperlo/non capirlo/averne paura.

L’articolo orginale, contenente approfondimenti molto interessanti del concetto, è qui.

Read More

flowers

Circa due mesi fa, quando è nato ohmymarketing!, piantai dei semi di pomodoro.

Tutte le sere da allora, tra un feed e un post, innaffio la piantina.

 L’altra sera abbiamo colto e mangiato il primo pomodoro. Buonissimo.

A questo punto la domanda viene spontanea: come lo metto su technorati il tomato?che sapore avrà il blog a questo punto?

Read More

Se avete un post dentro, anche solo uno, aprite un blog.

Un messaggio molto bello, questo di Seth Godin, quasi lirico.

If you only have one post in you. (Sembra una canzone).

Read More

Youmark! videoportale di comunicazione marketing media è appena nato ed è già molto bello. Guardate un po’.

Read More

Un libretto che ti insegna quando mollare e quando tenere.

Scritto da quello che ha inventato il permission marketing, autore del blog di marketing n. 1 per diffusione, uno che quando lo leggo mi incanta ogni volta, o quasi.

The dip, appena uscito, è anche il soggetto di un blog a sé stante, ha venduto 100mila copie nel primo mese, ed ha avuto un tour promozionale in cui Godin ti regalava un suo discorso se compravi 5 libri (oppure se lo pagavi 50 dollari per il discorso lui veniva e ti portava 5 libri… detta così non sembra un gran che, ma il libro è finito nelle classifiche del New York Times, secondo me the man is a fucking genius).

Read More

The biggest problem designers face is fear: fear of clients, fear of failure, fear of ideas. Our ability to overcome fear is perhaps the greatest skill we can acquire. Most bad design is consequence of fear. […] Most of us deal with fear by falling back on the familiar and the safe. But if we do this, we are not allowed to turn around and say our lives are dull.

Adrian Shaughnessy (aka this is real art) chiude così il suo bel libro.

Non posso dire che sia pieno di verità rivelate in modo fulminante, ma mi sento di affermare che si tratta di un testo documentato e approfondito su tutti gli aspetti della professione del graphic designer, dagli aspetti più operativi (this is a book about the grabby bits, dice all’inizio) ad considerazioni di tipo culturale ed esistenziale, sempre trattate con gradevolissima nonchalance.

Il suo punto di vista ha il distacco di chi vede le cose in prospettiva e la competenza di chi ha gestito uno studio di 40 persone per 15 anni.

Ma non è una una star, Shaughnessy è, a mio parere, un fior di professionista, e come tale vale 1000 design superstar.

Molti sono i passaggi profondi affrontati con intelligente leggerezza (per esempio sul fashion-hype su design e designer, che lui paragona alla moda dei… dentisti, cioè inesistente, inutile e inconsistente, oltre che pericolosa – vedi le misfortunes di design stars come Saville o Brody) e moltissimi i suggerimenti preziosi, che fanno capire come l’eccellenza nasca anche dal buon senso e dalla passione per il proprio lavoro.

Oltre alle testimonianze di Neville Brody, Natalie Hunter, John Warwicker, Kim Hiorthoy, Corey Holms, Rudy VenderLans, Andy Cruz, Angela Lorenz, Peter Stemmler e Alexander Gelman, in forma di intervista, nel libro vi sono mumerosi riferimenti per chi ha voglia di lustrarsi gli occhi (e trovare info) in rete.

Ne riporto qualcuno.

DESIGNERS

April Greiman
Barnbrook design
Bruce Mau
Cyan
Hi-Res!
Karlssonwilker Inc
m/m paris

INTERNET RESOURCES

Computer Love
Design is Kinky
Design Observer
Mark Holt Design
Speak Up

CULTURAL AWARENESS

Chicks on Speed
This is a magazine

Il libro in una frase:

Tutto quello che vi serve per essere un graphic designer, eccetto quella cosa che si chiama anima (quella dovete mettercela voi).

Read More

Dopo aver scritto cos’è per noi un art director, qualcuno mi ha sollecitato sul tema copy.

Ho fatto finta fosse già previsto… quindi eccomi qui.

Vorrei premettere che non so se il copy stia vivendo le stesse evoluzioni professionali dell’art director o del responsabile produzione stampa, di cui ho già cianciato, dovute soprattutto all’evoluzione delle tecnologie disponibili.

Vedo il copy in un ruolo più concettuale, e per questo meno esposto agli effetti della tecnologia (in senso operativo, non nel senso dei nuovi media e delle loro possibilità espressive).

La mia prospettiva sul copywriter, inoltre, è poco distaccata e per niente lucida perché… parlo di me.

Ma basta con le mani avanti: cos’è un copywriter in questo stordito monkey business della pubblicità?

Prima le cose di sempre, sacrosante e indiscutibili: sa parlare e scrivere tutte le lingue (del cuore non del passaporto), scrive bene sia prosa che dialoghi, ha una curiosità ossessiva per la pubblicità in tutte le sue forme, ha letto Pirella e Barbella, oltre che Bernbach , Ogilvy e Séguela, crede nella parola, ha un innato rispetto per le persone, è corretto ed obiettivo nelle argomentazioni (sa che la pubblicità non può permettersi di ingannare), è animato da motivazione granitica, è bravo ad ascoltare, è pronto a lavorare molto, sa fare una campagna anche da solo, sa visualizzare dei concetti, riesce a dare il meglio con un art director… (certe le ho copiate da Ogilvy on advertising, chi non l’ha letto alzi la mano – e vada a leggerselo).

La mia esperienza diretta di tutto questo (primi 10 anni della mia vita lavorativa) è stata la base di tutto ciò che è venuto poi. Nel senso che sono diventato un copy, e non ho più smesso di esserlo.

E il copy continuo a farlo. Con questo intendo dire che non sono un imprenditore che fa il copy, ma un copy che fa l’imprenditore.

Tutta questa autoreferenzialità è sgradevole, lo so, ma mi serve a dire che essere un copy può avere un valore, anche fuori dall’agenzia, anche oltre l’orario di ufficio.
Perché uno non smette di essere un copy quando esce dall’ufficio (quelli sono impiegati, i copy sono un’altra cosa).

Mi sto intortando?

L’avevo detto che non ero tanto lucido e obiettivo. Ma arriva il colpo d’ala:

Il copy vive la vita come linguaggio.

Per questo sa impiegare il suo talento naturale (e anche coltivato, naturalmente) in ogni fase della sua esistenza nonché ogni momento della sua giornata.

Ecco perché per noi, il copywriter è una specie di animale con un fortissimo istinto di comunicazione, sia che scriva un radio sia che ne butti giù il rational, sia che faccia una campagna su 6 media diversi sia che telefoni all’assistente del direttore marketing per un’informazione sul brief. E’ uno che si è tatuato la frase non si può non comunicare nel cervello. That’s it. Forever.

Il copy che è in me mi ha aiutato innumerevoli volte, finito il suo lavoro in senso stretto, a:

– trovare clienti
– dirimere situazioni controverse (anche pseudolegali)
– dialogare con gli amministrativi esecutori degli ordini di pagamento
– ottenere informazioni di qualsiasi tipo
– trovare il tono di voce adatto nel rapporto con i clienti (importantissimo)
– avere visibilità sui media
– gestire il progress lavori
– negoziare compensi
– stipulare contratti
– delineare piccole strategie e spunti di marketing
– comprendere (attraverso l’ascolto attento) le esigenze di clienti e collaboratori
– gestire contestazioni
– individuare aree promozionali per i clienti
– aprire linee di credito
– creare passaparola
– migliorare il livello qualitativo dei rapporti
– scrivere un blog (!)

Insomma, il copy può dare tantissimo oltre a quello che istituzionalmente ci si aspetta da lui/lei.

I miei rispetti a coloro che impiegano il loro talento di copywriter lavorando full-time su brief e campagne.

La mia simpatia e massima stima a chi usa combinazioni di parole anche per aprire le mille casseforti della vita.

Read More