— oh my marketing!

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web marketing

(Cercando di spiegare a me stesso perché andrò a un evento dove sviluppatori di software parleranno di sviluppo software con altri sviluppatori di software, mi sono dato questa risposta).

(Beh c’è anche un po’ di comunicazione/marketing, in realtà, ma arriva al terzo minuto del video).

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=TCY3Zcljh1I]

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Io non ci sono andato, ma Roberto sì. 🙂

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Anche oggi, per l’ennesima volta, chi mi ha fatto parlare per una buona mezz’ora dei progetti che abbiamo in pista con le scimmie, i cowi, il libro, i corsi, l’ascolto ecc ecc, se n’è uscito con la frase:

Ma allora, la crisi, voi non la sentite…

Strana frase, me la sento dire e mi coglie sempre un po’ impreparato. Certo che la sentiamo, figuriamoci. Evito solo di metterla in copertina al mio racconto.

Ci ho pensato e ho deciso di prenderla come un complimento.

Forse, tra le righe, chi mi dice questa cosa in realtà mi sta dicendo:

Ma allora, voi continuate a credere nel valore delle buone idee e del lavoro sodo…

Sì, credo che sia così.

E grazie del complimento.

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Circa un anno fa (era il primo aprile) Monkey Business iniziava l’esperimento coworking.

Sei postazioni Ikea-designed si aprivano timidamente al mercato degli uffici condivisi secondo logica network-oriented.

Un anno dopo le postazioni sono diventate 15, ma – qui sta il bello – non sono cresciuti i metri quadri della nostra agenzia, è cresciuta un’idea, che ha saputo contagiare altri nel progetto, e tutto per mezzo del solo passaparola online.

L’idea del coworking a Milano, oggi, è fatta di tre diversi posti dedicati al lavoro nomade: il nostro di Via Ventura, quello di Via Amadeo e, da oggi, Via Settembrini (Stazione Centrale).

(Si sa che quando si tratta di evolversi, le scimmie sanno il fatto loro…).

[UPDATE 25 marzo 2009 – I cowi sono diventati 4, le postazioni di coworking disponibili a Milano 20, il piccolo miracolo delle scimmie che moltiplicano le scrivanie continua!].

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Beh, sì. Web Marketing Garden, il progetto di formazione con cui collaboro all’insegna del “learn by doing” ha deciso di pubblicare un corso completo di web marketing su Slideshare in download gratuito con licenza Creative Commons 3.0 (non commerciale, citazione della fonte).

Io sono un fanatico dell’autoformazione, non vedo l’ora di dirlo a quelli del gruppo LinkedIn “learn by doing”, che abbiamo creato con WMG.

[slideshare id=1140799&doc=wmgwebmarketing-090313054821-phpapp01]

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Domattina sarò alla presentazione di Working Capital, la nuova iniziativa di Corporate Venture Capital di Telecom Italia.

Il progetto, volto a finanziare progetti di nuove imprese italiane, mi sembra interessante e meritevole di attenzione.

In questo breve video (4 min) è spiegato in modo molto chiaro da Gianluca Dettori.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=XSlfOFaWxIk&eurl=http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/2009/02/working-capital-telecom-italia-per-il-rilancio-dellinnovazione-hightech]

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Finalmente, dopo tanto pensare, Cowo Milano è in grado di supportare chiunque voglia guadagnare qualcosa sfruttando quella scrivania vuota nell’altra stanza.

L’idea è “svegliare le scrivanie che dormono”, e metterle a frutto in un modo utile, non solo sul fronte economico ma anche su quello delle conoscenze personali e delle sinergie professionali (a proposito, sono 117 i membri del gruppo Cowo Milano su LinkedIn, e adesso c’è anche il gruppo Facebook dedicato a Coworking Project).

Dal punto di vista dei nomadic workers, più coworking ci sono e meglio è. Ma è meglio per tutti, direi, in quanto siamo tutti “nomadi”, quando abbbiamo una riunione fuori città o dobbiamo affrontare qualche trasferta… non ditemi che non vi è mai capitato di cercare di lavorare in una sala d’aspetto di qualche stazione, o in un bar…

Il progetto offre un pacchetto “smart” per mettersi in pista nel modo giusto, cioè in rete (qui domande e risposte, qui la nostra convenzione Hotel per tutti i Cowo convenzionati, e qui il primo affiliato, un posto davvero bello).

Chi ha voglia di buttarsi in qualcosa di bello?

[foto: evento Girls Geek Dinner del 20/2/09 al Cowo di Milano]
cowoggd

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Creatività. Mentre, per qualche strano motivo, questa parola torna a suonare spesso alle mie orecchie di pubblicitario, ecco un modo di intenderla che non mi dispiace, che non suona abusata, stonata, tradita (non per niente, Barbella dice Dio ci salvi dalla creatività).

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Dsp_HnZnUBU&eurl=http://friendfeed.com/m1chele&feature=player_embedded]

Fonte: Michele Polico’s Friendfeed.

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Un’altra pagina del mio libro in progress. (Altre ce ne sono qui e qui). Questa è dedicata ai Blog Aziendali, strumenti curiosi che sembra stiano passando di moda (ma forse solo per chi li ha vissuti come una moda, appunto).

Comunque sia, come dicono alla Lago su FriendFeed, il blog è solo una scusa, un punto di partenza. Ho scritto più o meno questo, nelle righe che seguono.

Come sempre, ogni commento non è solo benvenuto, ma accolto con gratitudine.

Blog

Uno “strumento abilitante”, niente di meno ma neanche niente di più.
Un protagonista del Marketing dell’Ascolto talvolta sopravvalutato e spesso lasciato solo, a ricoprire un ruolo più grande di lui.

Il blog è la “star” del Marketing dell’Ascolto.

Senza la portentosa ondata di blog che ha investito la rete negli ultimi 5 anni (siamo attualmente a 133 milioni), non sarebbe nato un approccio di marketing come quello oggetto di questo libro.

Ma non tutto può essere svolto con un blog e soprattutto non tutto si risolve con un blog.
Semmai, tutto può iniziare con un blog, questo sì.

Questo tipo di sito, le cui caratteristiche distintive  – lo ricordiamo – sono semplicemente due: la possibilità data a chiunque di pubblicare i propri commenti, e l’aggiornamento in ordine cronologico inverso (cioè l’ultimo articolo appare sempre sopra gli altri,  visibile per primo a chi si collega al blog), è il “posto di conversazione” per eccellenza, e come tale è stato giustamente implementato da moltissime persone e molte aziende.

Tuttavia, l’apertura del blog non esaurisce le tematiche del Marketing dell’Ascolto, ma contribusce ad innescarle, come piattaforma che rende possibile un dialogo tra sconosciuti, su un piano di parità.

La signora Maria può finalmente parlare con chi pensa, realizza e vende i prodotti che lei usa ogni giorno.

Rivoluzionario, sicuramente, ma solo a patto che questa conversazione riesca a far instaurare un reale dialogo tra la signora Maria e l’azienda con cui vuole parlare.

In caso contrario, il blog finisce per essere una specie di segreteria telefonica dove lasciare messaggi che non avranno seguito, creando ulteriore disappunto e distanza dalla marca.

Viceversa, il blog seguito, aggiornato e moderato è una vera e propria macchina produttrice di dialogo virtuoso, dove numerosi piccoli miracoli di one-to-one marketing vengono resi possibili, pagando un modesto prezzo economico (e un meno modesto prezzo di tempo/energia, va detto).

I livelli a cui il blog aziendale si rivela un’esperienza utile sono, secondo me, tre:

1. il piano della conversazione;
2. il piano della valorizzazione dei contenuti aziendali;
3. il piano del progressivo ripensamento dell’azienda in termini di marketing evoluto.

A questi aggiungo – lasciandolo volutamente in un rank successivo – un 4° livello, riguardante il lavoro sui motori di ricerca, di cui parliamo in altre pagine.

1.
Il piano della conversazione è il più immediato, e il più elettrizzante sul momento.

Al di là del dispendio di tempo/energie che richiede – che va comunque messo in conto – ricevere un commento sul blog a proposito dell’azienda o del prodotto è un’emozione generalmente positiva per chinque lavori con passione.

Là fuori qualcuno ci ama… o almeno ci parla.

Questo semplice fatto ha un valore straordinario, e non è difficile realizzarlo se pensiamo per un attimo all’incidenza che le nostre aziende e i nostri prodotti hanno sulla vita reale di chi li sceglie, sugli scaffali del supermercato… molto bassa – per usare un eufemismo indolore.

Nessuna, per dirla chiara.

Invece il blog raccoglie, ctalizza, favorisce l’attenzione di chi desidera dialogare con l’azienda.

Non si metterà mai abbastanza enfasi sull’importanza di questo semplice fatto che – come un seme messo in terra – può far crescere un rapporto sano e forte tra prodotto e consumatore, di una pregnanza del tutto impensabile fino ad oggi.

Per questo il piano della conversazione – spesso la molla iniziale, di solito insieme a una sana curiosità – è il pilastro di ogni blog, e come tale va curato e portato avanti con la dovuta attenzione e solerzia.

2.
La valorizzazione del contenuti aziendali è l’indiretta, virtuosissima, conseguenza che deriva da una necessità basilare di ogni blog: quella di essere aggiornato.

Si sa, il buon blog non dorme mai troppo a lungo, e un aggiornamento frequente e regolare è vitale perché riesca a guadagnarsi attenzione e interesse.

Di qui, la tipica domanda a occhi sgranati di chi è deputato a questo lavoro:

“Ma di cosa parleremo?”

Proprio questo è l’inizio della valorizzazione dei propri contenuti.

Se guardata con occhi esterni e soprattutto non distratti da visioni esclusivamente “ROI-oriented”, ogni azienda scopre di avere moltissimi aspetti di cui vale la pena parlare, una narrazione certamente ricca dal punto di vista umano e, perché no, interessante in relazione alla propria sfera di attività.

Certamente interessante per coloro (e quasi tutte le aziende ne hanno, spessissimo a loro insaputa) che costituiscono i fan del marchio o del prodotto.

Questo “sentiero obbligato”, che nasce dall’angosciosa domanda “Di cosa parleremo?” è in realtà lastricato di belle scoperte, che portano l’azienda a dare valore e rilevanza, – per il semplice fatto di raccontarle sul web – a molti aspetti dell’attività, dando umanità, calore e personalità al profilo spesso asettico e anonimo dell’azienda, una volta fatta la tara dei suoi messaggi pubblicitari.

3.
Il terzo “livello di importanza” di un blog aziendale è forse il più interessante, nonché il piu profondo. E’ quello che incoraggia l’azienda verso una diversa visione di sé, meno autoriferita
.

Come Seth Godin ha avuto occasione di dire, uno degli aspetti più importanti del blog aziendale è quello di obbligare se stessi a pensarsi in termini di contenuti rivolti all’esterno, sforzandosi di “tradurre” cio che accade dentro l’azienda in un linguaggio comprensibile al di fuori.

Tale processo fa sì che l’azienda guardi alle proprie cose con occhi diversi, cercando lo sguardo  di chi legge, e non, come sempre, attraverso le visioni a senso unico tipiche dei processi aziendali.

Può sembrare marginale, e invece è centrale.

Un cambiamento di questo tipo può contribuire a spostare la visione di un’azienda da autoriferita a centrata sull’esterno.

A forza di pensarsi con gli occhi degli altri (è questo che fa il blog: nel momento in cui si scrive un post si pensa a chi lo leggerà), finisce per rendersi conto di essere un interlocutore vivo e reale.

Una sensazione per nulla spiacevole, specie se si considera che è esattamente quello che vogliono oggi i consumatori.

Un etto di marketing (è un etto e mezzo, lascio)?” di Massimo Carraro, ed. Alpha Test, sarà in libreria a fine gennaio 2010. Per avere un codice sconto del 20% senza obbligo di acquisto basta una mail.

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Le keyword con cui alcune persone sono arrivate su ohmymarketing ieri sembrano una poesia:

new facebook,
crescere i baffi,
non si può non comunicare,
italian lifestyle,
ck prahalad monetary value
dove posso travare un negozio di dispenz
auto gratis in marketing

Sono io… nei versi 2 e 3 in particolare (sul 7 sto lavorando).

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