— oh my marketing!

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Marketing

Di ritorno dall’Osservatorio sulla multicanalità promosso dalla business school del Politecnico di Milano (un convegno che segue idealmente quello di aprile sul Marketing Reloaded, che è anche un libro e un blog), penso com’è difficile per un comunicatore capire, e poi magari tentare di gestire, la comunicazione in ambiente multicanale (tv, stampa, punto vendita, ok a quello siamo abituati… SEO, SEM, observational research, viral, social media, mobile, advergaming, infomercial, ecommerce e chi più ne ha più ne metta).

Poi però mi consolo.

Mi consolo pensando quale inferno possa essere tutto questo per un’azienda, magari neanche piccola, media, non preparata (e chi lo è?!) alla rivoluzione che sta accadendo.

Ve l’immaginate la fatica di capire, moltiplicata per… per chi? Il board, quelli che comandano, prima.

Poi il marketing, poi le vendite, e quelli dell information technology, che magari si sentono chiedere di omologare i processi con il marketing? E il call center? E il contact center? Sto male al solo pensiero. Non vorrei essere un CEO di questi tempi!

(Forse sono un po’ ingenuo, immagino che le aziende non si gestiscano così, con il mio entusiasmo naif, ma al contrario con… con cosa? non lo so, ma – spero per loro – avranno strumenti e modalità, perbacco!).

Comunque, io se fossi dio, come diceva Gaber, stabilirei che le aziende che trionferanno sul mercato saranno quelle mosse da autentica passione.

La passione, secondo me, è quella che può riuscire nella difficilissima impresa di accomunare tutti in azienda, catalizzare tutte le energie, vincere le difficoltà, capire le sfide, portarle avanti, vincerle. Passione. Profonda. Per quello che si fa. Punto.

Sarò un idealista, ma la penso così.

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KR connect segnala che l’inventore del Google Ring (anello che riporta il numero di Google results generati dal tuo nome durante una ricerca) cerca finanziatori.

Non dite che non ve l’avevo detto.

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Un caloroso benvenuto nella blogosfera ai colleghi deluxe Marchionni-Toscana, che bloggano dai piani alti della Saatchi (direzione generale e direzione creativa), come del resto il loro CEO Kevin Roberts.

Scrivono su nova100, la piattaforma del Sole 24 ore, ricca, bella e… impegnativa (per un blogger affannato come me).

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(Dopo che uno degli autori del Cluetrain Manifesto ha parlato a Milano, mi sembra l’unica cosa da fare).

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Lo IAB è l’Internet Advertising Bureau.

Lo IAB forum 2007, evento di massima importanza sulla scena pubblicitaria e digitale, si svolge a Milano in questi giorni.

L’Art Directors Club Italiano, che è invece il club dei creativi pubblicitari, partecipa al Creative Lab di IAB con una serie di incontri.

Sui rispettivi siti, le due organizzazioni hanno chiesto di avanzare delle domande, cui risponderanno durante gli incontri (stasera, se non sbaglio).

La mia domanda:

Nei nuovi scenari di marketing digitale, conta più essere creativi che sanno di tecnologia, o tecnici che sanno di creatività?

In altre parole: chi ricoprirà, secondo voi, il ruolo di consigliere del re (cliente): strutture consulenziali come è stato finora, o strutture tecnologiche?

In sintesi: Bernbach o Google?

Vediamo cosa mi dicono. Sono già contento perché mi sembra di non averlo perso al 100%, lo IAB Forum…

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Mi trovo spesso a pensare al marketing degli autonoleggi.

Ho incrociato diverse volte questo mondo, in quanto possiedo un’auto piccola e ricorro al noleggio ogni qual volta mi tocca andar lontano, in posti dove non arriva il treno.

Sono cliente di questi signori, questi, questi e anche di questi.

Poi, come tutti, ogni tanto mi ritrovo a valutare l’acquisto di un’altra auto, quale modello, quanto spendere ecc.

E poi, ogni volta, mi dico:

Ma perché cavolo devo impegnare diverse decine di migliaia di euro (magari indebitandomi) in un bene che si svaluta a partire dal primo minuto di utilizzo, mi obbliga a stipulare contratti con assicurazioni, a pagare tasse allo stato, a fare la manutenzione, ad impegnare box/parcheggi perché altrimenti me la rubano, a fare compromessi perché non posso certo permettermi la monovolume per i weekend, la spider per l’estate e la minicar per la città… e dopo 3/4/5 anni rimettere il veicolo sul mercato, facendomi spennare per averne un’altra, con cui ricominciare l’allegra solfa… (sperando che nel frattempo non mettano fuorilegge la marmitta, o mi facciano circolare una domenica sì e una no)…
…quando posso noleggiare l’auto che mi serve, in perfette condizioni e col pieno già fatto, nel momento che mi serve per il tempo che mi serve, e poi ciao fino alla prossima volta?

Ho infatti la fortuna (?) di vivere in una grossa città, non lontano dalla metropolitana/stazione ferroviaria, di non dover usare l’auto per lavoro troppo spesso, e di non essere particolarmente appassionato al *possesso* di una macchina.

Felice quindi? No, neanche un po’.

E’ mia modesta opinione che il marketing dell’autonoleggio sia lontanissimo dal suo vero potenziale, che sta, secondo me, nell’imporsi come alternativa al tradizionale acquisto dell’auto. Provo a spiegare perché.

1.

Se ci fosse la possibilità di formule di noleggio più elastiche, per periodi variabili anche medi o mediolunghi, sono convinto che il ragionamento qui sopra lo farebbero in molti, ma proprio tanti.

(Non mi riferisco ai contratti di noleggio a lungo termine, comunque costosi e tipicamente per aziende, bensì a utilizzi più sporadici e differenziati).

Siamo sicuri che le famiglie siano felici di pagare cinque anni di rate per il monovolume che alla fine dei cinque anni chissà cosa vale, e magari nel frattempo si rompe pure (per non parlare della benzina, che fra cinque anni costerà come il barolo d’annata)?

2.

Trovo eccellente la possibilità di usufruire di diversi tipi di veicolo a seconda delle necessità.

Se vado in montagna con la famiglia mi serve una buona auto media. Se mi vengono a trovare i parenti per Natale, mi fa comodo un bel 7 posti. Se voglio sfiziarmi a luglio con una scoperta, perché no. Se per lavoro vado in Sicilia e poi desidero visitare la zona nel week-end, eccoci. Se devo fare un viaggio di lavoro con una persona importante, voglio un modello prestigioso. Se trasloco, mi serve un grosso furgone. Se voglio fare vedere l’Europa a mio figlio quest’estate, vedo bene un camper.

Mi pare talmente evidente la convenienza di questa modularità che… probabilmente mi sfugge qualcosa – cosa peraltro probabilissima, non mi sento certo in grado di giudicare, però di parlare come cliente, questo sì.

A me sembra che i fornitori del servizio amplierebbero a dismisura il loro mercato, e i loro clienti godrebbero degli evidenti vantaggi di

A) non impegnarsi nell’acquisto di un auto
B) usufruire di veicoli diversi a seconda delle necessità (e sempre in ordine, le gomme nuove ecc)

3.

Perfino nei termini in cui questo servizio viene offerto oggi, riscontro margini che mi sembrano parecchio migliorabili. Spunti:

Perché non posso avere l’auto a domicilio, pagando un sovrapprezzo?

Perché non posso riconsegnarla in un’altra città senza essere rapinato dalle penali?

Perché ai numeri verdi di prenotazione non risponde mai nessuno?

Perché devo fare una ispezione attentissima all’auto prima di prenderla in consegna altrimenti rischio di accorgermi dopo 150 km, come mi è accaduto di recente, di un sospettissimo pezzo di scotch tra parabrezza e carrozzeria?

Perché danno auto con la spia dell’olio che si accende?

Perché si “dimenticano” spesso e volentieri di sbloccare la cauzione di 1000 euro dalla carta di credito dopo la riconsegna?

Perché non mi si incentiva con un serio programma di sconti progressivi, con risparmi crescenti a fronte di un maggior utilizzo?

Perché non posso avere un pacchetto preacquistabile semestrale/annuale a scalare?

Possibile che la visione di un un servizio con un mercato potenziale come quello dell’auto in acquisto sia sempre e solo: o manager che arrivano in aeroporto o famigliole in vacanza in Irlanda?

Siccome non posso crederci, ho deciso di diventare un osservatore permanente di questa situazione, con tanto di categoria dedicata sul blog: si chiama rent-a-car marketing. Stay tuned.

[DIMENTICAVO] – Perché non posso disporre di un parcheggio comodo per la mia auto (o di una convenzione con i parcheggi esistenti), vicino alla sede di prelevamento?

[DISCLAIMER – 8/9/2008] – Qualcuno mi ha fatto notare che questa piccola saga di commenti sul rent-a-car marketing potrebbe sembrare creata ad arte per influenzare dei lettori. Non so cosa dire, a me non era nemmeno passato per la testa. Sono un consulente di comunicazione e marketing, e proprio per questo conosco bene il valore della reputazione… sarei un vero cretino a sputtanarmi così 🙂

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Ah, argomento originale!

Ho scoperto questo libro proprio su un blog aziendale (molto ben fatto a mio parere), e mi è venuta voglia di leggerlo.

Inoltre, il testo originale di Debbie Weill, blogger a sua volta con BlogWriteForCEOs.com, contiene anche interviste a bella gente della blogosfera italiana: Andrea Andreutti di Samsung News, Valentina Tolomelli di Desmoblog, Alessandro Leoni di Duckside, Nicola Zago di DesignConversations (già linkato sopra).

Curatore e traduttore: Leonardo Bellini.

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Clear Blogging, di Bob Walsh, imprenditore, blogger e divulgatore del termine micro-ISV (Indipendent Software Vendor, microazienda di 1-4 persone cui ha dedicato anche un libro) è un ottimo testo, credo.

Dico credo non perché abbia dei dubbi sulla qualità del testo, anzi, i dubbi li ho ho sulla mia capacità di apprezzarlo.

Perché Clear Blogging è di più, decisamente di più di quanto possa essere alla mia portata in fatto di blogging. (In questo senso sono certo che lo riprenderò in mano per approfondire parecchie cose).

E allora?

Allora è senz’altro un buon libro, se Seth Godin ha detto (in copertina in alto, ben visibile, che Seth mica è fesso):

Does the world need another book about blogging? This book proves the answeer to be a resounding YES.

A questo punto il mio consueto “libro in una frase” parte un po’ così, all’ombra del guru, ma tant’è:

Il mondo del blog, dalle technicalities al blogging antartico, dalle mogli dei poliziotti al citizen journalism, è qui, in queste pagine, e pazienza per chi non ce la fa a capirlo fino in fondo, come il sottoscritto: fidiamoci di Bob (e di Seth).

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Leggendo The four hour workweek l’ho scoperto, leggendo Il mondo è piatto ne ho capito l’importanza, infine, usandolo ne ho scoperto la potenza.

Parlo di Elance, il sito che raccoglie freelance di tutto il mondo e fa da centro smistamento lavori (detto così sembra un ufficio anni 60, lo so…), e ha appena aperto il suo blog.

Presidente e Ceo: un italiano.

Sede: Mountain View (ah!).

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…Read & Drink!

L’aperitivo della libreria Books Import è aperto a tutti coloro che hanno voglia di bere qualcosa in un mezzo a bellissimi libri d’importazione.

Si svolge a Milano, verso la fine di ogni mese. L’appuntamento di ottobre è per stasera, in via Maiocchi 11.

Questa volta l’invito stato anche rilanciato dall’adci, cosa che ci ha fatto molto piacere.

[Disclaimer: Books Import è cliente della nostra agenzia].

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