— oh my marketing!

Archive
marketing guru

Andare ad Amsterdam e partecipare a questo progetto di David Armano.

Via Infoservi.

Read More

Ci sono molte buone ragioni per conoscere Venice Sessions.

Io comunque mi sono entusiasmato per questa montagna di titoli interessantissimi.

La “biblioteca del futuro”.

Aaaaah.

Read More

Ha già riscosso un grande successo nella blogosfera, con 2000 download in pochi giorni, adesso ce l’ho anche io.

So già che mi piacerà, perché mi piace molto come scrive l’autore, Gianluca Diegoli, sul suo conosciuto blog (vedi la comodità di avere un blog…), che dà anche il titolo al libro.

Scaricabile gratuitamente qui.

Read More

Io penso di essere stato fortunato.

Sono entrato in pubblicità nel 1986, ho visto all’opera (alcuni da vicino) i maestri che hanno fondato questa professione in Italia, gli Armando Testa, i Marco Mignani, gli Emanuele Pirella, i Michele Goettsche.

Gente che “faceva” l’agenzia in un modo che non è più immaginabile.

C’era un fascino incredibile nel fatto che una persona creasse una scuola di comunicazione in grado di manifestarsi sempre, anche attraverso la pubblicità dei prodotti e dei marchi più diversi.

Una campagna di Armando Testa non era mai era una campagna di Pirella, e una campagna di Mignani non era mai una campagna di Sandro Baldoni ecc.

(Avevamo un bel dirci che l’agenzia non doveva avere uno stile, che lo stile giusto era solo quello del cliente, non era vero nulla. La forza e l’intelligenza di questi personaggi era tale da creare efficacia comunicativa perfino personale).

Perché tutto questo amarcord?

Perché Barbella è uno di loro, e leggendo il suo libro si ritrova a ogni riga quella potenza elegante dei comunicatori forti, e io me la ricordo bene perché mi bevevo le sue bodycopy (anche quelle di Borsani veramente, che comunque lavorava con lui in CPV, e quelle di Mignani per Voiello, e quelle di Baldoni per Pioneer).

Quindi la mia recensione non è obiettiva, perché emotivamente coinvolto nelle piccole-grandi epiche pubblicitarie narrate.

Comunque, penso che lo sguardo di Pasquale sulla pubblicità e sull’Italia valga in pieno l’acquisto di “Confessioni di una macchina per scrivere”.

E se siete dei copywriter agé come il sottoscritto non potrà non divertirvi leggere che siete (anzi siete stati, dato che queste righe per il Dizionario della pubblicità e comunicazione risalgono al 1988):

Convulso cacciatore di metafore.

Scrittore biodegradabile e quindi riciclabile.

Fiero avversario, e vittima, di test e ricerche motivazionali.

Estimatore dei premi assegnati con serietà.

Incline a confondere il cinema con la vita e la vita col cinema.

E soprattutto, Barbella associa la nostra professione (anche se per contrapposta visione) alla puntigliosa serietà del tecnico Faussone, nel mio amato libro La Chiave a Stella di Primo Levi .

“Confessioni” in una frase:

Se anche voi, in fondo, pensate che “un sistema di comunicazione fondato sulla sciatteria porti a conseguenze funeste”, siete pronti per le belle pagine di Pasquale Barbella.

Read More

Marketing Reloaded, il gruppo del Politecnico di cui sono evangelist e me ne vanto, ha presentato ieri la sua ricerca

Il Consumatore è Mobile, il Marketing e i Servizi lo inseguono.

Qui l’agenda dell’evento e qui un articolo esaustivo, comprensivo dei risultati della ricerca punto per punto.

Personalmente, non ho dubbi che il mobile sarà protagonista assoluto di tutto, nei prossimi anni.
Sui messaggi per questo canale ho scritto questa presentazione, il mese scorso.

Read More

Si dica quel che si vuole, finche all’Adci c’è uno che scrive così (libro bellissimo, di cui ho amato ogni singola pagina) io ci vado. Però è vero che la mia amata associazione di categoria vive un momentaccio. (E io che pensavo all’Adci 2.0…)

Read More

Non è proprio un libro, ma un free report di Forrester Research, disponibile qui.

Sottotitolo: With Corporate Blog Credibility Low, Blogging Only Makes Sense As Part Of A Plan.

Beh, non si può negare, anche se

1.

Siamo in Italia e non negli USA, dove la blogosfera corporate ha qualche anno di vantaggio

2.

Seth Godin dice (e io condivido) che bloggare fa bene alle aziende, perché:

Ciò che importa è la coscienza di pensare a ciò che volete dire, come vi piegherete a chiunque leggerà il vostro post, come vi forzate a spiegare – in tre paragrafi – perché avete fatto qualcosa.
Come ne risponderete, davanti a tutti.

L’autore della ricerca, Josh Bernhoff, è lo stesso di Groundswell, libro che a casa mia è andato in libreria senza passare dal comodino (ma per il quale ho pronta la recensione di Gianluca Diegoli).

Fonte: Steve Rubel’s Micropersuasion.

Read More

Difficile leggere un trattato culturalmente più completo su un tema – se vogliamo – di settore come il marketing.

Ma forse è proprio questa la chiave di Societing: il marketing non è più una questione privata tra chi produce e chi acquista, ma – se riuscirà a rifondarsi, come auspicato da Fabris – coinvolgerà l’intera società, in uno scambio dove le merci fisiche sono soprattutto pretesti per comunicare. E la comunicazione, si sa, è ovunque.

L’impianto del libro è piuttosto vasto, e non nascondo che mi ha messo un po’ alla prova (parentesi di falsa modestia), ma credo di aver colto una completezza non indifferente, in particolare nell’inquadramento sociologico della società italiana, nell’affascinante analisi del postmoderno, nelle prospettive etiche della vera responsabilità sociale dell’impresa.

In particolare sull’Italia, mi ha colpito come ricorrano spesso, nel volume, i condizionamenti tipici delle due egemonie culturali nostrane: quella cattolica e quella comunista.

Due “chiese” che hanno sempre condiviso una visione radicalizzante e demonizzante verso consumi e mercato.

Peculiarità che non credo condividiamo con altri popoli, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, nelle cronache di tutti i giorni.

Peppone e Don Camillo, insomma, sembrerebbe essere la modernità italiana, sulla quale il postmoderno tenta un difficile (e ci credo!) innesto.

Comunque, le nuove dinamiche, spinte e ispirate dalle tecnologie – ma anche da nuovi, inattesi e umanissimi modi di condividere socialità – non sembrano attardarsi troppo su retaggi socioculturali di un secolo fa, e… peggio per chi non se ne accorge.

Il blog dell’autore non fa mistero di posizioni nette e visioni lucide, e fornisce insight interessanti al pari del libro, anche se con diversa profondità.

Societing – Il marketing nella società postmoderna mi ha fatto sentire come sui banchi dell’università (sui quali, peraltro, non mi sono mai seduto), a lezione da un professore curioso, ricco, stimolante, pragmatico, visionario e colto.

Il libro in una frase:

L’impresa sta ricevendo dalla società i segnali utili alla riformulazione completa del suo approccio al consumatore: 1. riconoscergli uno status di parità – 2. iniziare ad ascoltarlo – 3. scoprire come interessarlo e motivarlo a partecipare alla vita dell’impresa. Se non saprà ascoltare queste indicazioni, si ritroverà ben presto con il suo marketing in mano, inutile e inutilizzabile come un cerino bruciato.

Read More

Non l’ho detto io, ma un signore che si chiama Federico Minoli ed ha lanciato la community più infoiata che ci sia: quella dei Ducatisti. Ma non siamo qui a parlare di moto, ma di marketing.

Così Minoli nel 2006:

Quando la gente si abitua non puoi più tenerla fuori (dall’azienda, nda): i ducatisti vogliono dire la loro sui prodotti.
Recentemente è successo per l’ipermoto, una moto nuova che viene lanciata.
Utilizzando il blog (…) indico al proposito una specie di referendum.
Mettiamo il progetto in rete e chiediamo l’opinione della tribù.
Nel giro di cinque giorni otteniamo migliaia di risposte, con un gradimento stratosferico.

Allora, sempre tramite blog, invito i ducatisti alla riunione in cui si decide se produrre o no questa moto.
Attraverso una videocamera i ducatisti seguono dal vivo il processo di decisione.
Decidiamo di farla, la moto torna in Internet con una versione più definitiva.

I ducatisti sono sempre più entusiasti ma rilevano che c’è un solo freno a disco e dicono che ce ne vorrebbero due.
Gli ingegneri sostengono che questa moto, con il peso e la potenza che ha, non necessita di un secondo disco e inoltre due dischi costano il doppio.
Cosa facciamo?
Mettiamo il secondo disco, ovviamente. Ma questo richiede una decisione apparentemente illogica e autoritaria, che viene presa da qualcuno che deve mettersi contro gli ingegneri.

Se si apre l’azienda e noi abbiamo un desmowiki e un desmoblog, improvvisamente la domanda vera è: di chi è la marca?
Noi siamo convinti che la marca sia dei ducatisti.

Fonte: Societing di G.P. Fabris.

Read More

(Da Societing di Fabris, sul comodino).

Read More