— oh my marketing!

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marketing guru

Kevin Kelly via Luca de Biase:

I prefer to think of the Long Tail as being a tail to a different animal. […] It is not the long tail of the Beast of Commercial Profits. Rather it is the long tail of the Dragon of Love. The love of creating, of making, of connecting, of unreasonable passion, or making a difference, or doing something that matters to ourselves, the love of connecting, giving, learning, producing, and sharing.

Per chi non l’avesse già letto, Economia della Felicità di De Biase secondo me è un bellissimo libro.

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Così Richard Binhammer (Dell Inc) all’ad-tech di Chicago di pochi giorni fa, alludendo al fatto che le aziende stanno finalmente partecipando alla conversazione (il dinner party), e non più tentando di propinare temi e argomenti precotti ai loro consumatori.

Nel conciso ma interessante post del blog Technorati che ne dà notizia, si riportano anche i 6 principali drivers della credibilità online per le marche:

1. fiducia
2. autenticità
3. trasparenza
4. autorevolezza (ho tradotto così affirmation… Scoble non dice che è tutto passione e autorevolezza?)
5. ascolto
6. capacità di risposta

Dai, non è difficile essere un’azienda con le orecchie… 😉

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Young people are taking better advantage of social tools not because they know more useful things, but because they know fewer useless things.

Cioè i giovani se la cavano meglio perché hanno meno cazzate in testa. Infatti:

I’m old enough to know a lot of things just from life experience.
I know that newspapers are where you get political views and look for jobs.
I know music comes from stores.
I know that complicated things like encyclopedias and software are created by professionals.

In the last fifteen years I’ve had to unlearn every one of those things and a million others, because they have stopped being true.

Così dice Clay Shirky nel suo bel libro, dove ci spiega come

Le rivoluzioni non avvengono quando la società adotta nuove tecnologie, ma quando adotta nuovi comportamenti.

Altre chicche?

Every web page is a latent community.

When we change the way we communicate, we change society.

The professional outlook can become a disadvantage, preventing the professionals from understanding major changes to the structure of their profession.

We are used to a world where little things happen for love and big things happen for money. Love motivates people to bake a cake, money motivates people to make an encyclopedia. Now we can make big things for love.

All businesses are media businesses.

Il libro in una frase:

Sappiamo tutti che il mondo sta cambiando (in fondo non è una novità). La vera novità è che sta cambiando grazie ai nuovi modi di comunicare, che permettono nuovi modi di stare insieme. In loosely structured groups, operating without managerial direction and outside the profit motive.

Una vita più sostenibile, outside the profit motive.

Se lo vedo a Lambrate gli pago una birra, a zio Clay.

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Ricevo da Igor Beuker, fondatore dell’agenzia La Comunidad, questa job search:

Company: LaComunidad (GroupM/WPP)
Job Title: Senior Project Manager with 4 years experience
Description: LaComunidad is het creative digital branding agency dat merken activeert en revitaliseert in het digitale tijdperk. Om onze groei in goede banen te kunnen leiden, zoeken wij op korte termijn een Senior Project Manager met minimaal 4 jaar ervaring bij een interactief bureau. Je bent een organisatietalent pur sang, een resultaatgerichte, accurate- en pro-actieve teamplayer, die deadlines met gevaar voor eigen leven bewaakt.

[Igor, non potevi mandarmela in inglese?!]

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Da quando ho l’agenzia, mi diletto di e-mail marketing, bersagliando con dolcezza un mio personalissimo database.

Per affinare quest’arte, mi sono iscritto a un seminario, dove ho avuto il piacere di incontrare Roberto Ghislandi.

Applicando i suoi insegnamenti e consigli, le mie e-mail hanno migliorato molto le loro performance.

Conto che la lettura del suo recente libro mi dia ancora più strumenti per questa difficile forma di comunicazione, così vicina al terribile rischio spam, eppure così pura nel suo legame con il linguaggio (se hai un cuore da copywriter, sapere che il subject può determinare o meno la lettura del tuo messaggio, quelle tre-quattro parole secche, eh).

Ultima nota: c’era anche Send, nella lista dei libri papabili sull’argomento, segnalato da Maria Luisa Carrada, ma a un primo – severissimo – esame, ho deciso che il Ghislandi batte gli americani. Evvai.

Qui il suo blog in tema: E-mail caffè.

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Però!

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Sono le aziende a doversi adattare alle persone, non viceversa.


Gary Hamel
fa un punto molto interessante in questo video di 1′ e 31″.[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=1OE0q3I-xMc]

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Sempre stimolante Steve Rubel, anche in questo post su Twitter.

(Grazie a Ottavotasto per la segnalazione).

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Ohmymarketing ha visto sestuplicarsi le visite giornaliere, nel giro di pochissimi giorni, dopo la pubblicazione del live blog sulla conferenza del Politecnico con Philip Kotler.

E’ stato per me curioso (e gratificante) veder succedere tutta questa ondata di attenzione.

Mi ha fatto anche pensare: e se adesso le visite diventano migliaia?

Mixed feelings… anche solo l’idea di un minimo di fama (machestaiaddì, ahò?!) mi dà una piccola dolce vertigine (che non è paura di cadere, ma voglia di volare, sia chiaro)…

Poi però io sono abituato a controllare i referrals a uno a uno e – ostrega – le cose cambiano se la lista diventa sei volte tanto…

Poi leggo Clay Shirky, che spiega per benino come i numeri ammazzino l’interattività…

Poi per fortuna le stats tornano ai soliti cento-e-qualcosa, e si torna al business as usual (ma il gusto dell’impennata resta).

(Non so perché scrivo questo post, forse anelo ad incontrare – mediante scrittura inconcludente e sghemba – come per-grazia-rivelata, la strategia di questo blog, che so esistere ma che mi sfugge… sai quando presenti una campagna al cliente e solo mentre appoggi la proposta sul tavolo riunioni la capisci dvvero? Ecco. Forse cerco quel momento.)

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Li trovate qui, sul sito di Marketing Reloaded.

Nella stessa pagina, dopo la foto di Mr. Kotler e il link alla notevole presentazione di Giuliano Noci, trovate il rimando a una fonte ufficiale… diciamo nuova per il Politecnico:

Insight del convegno – live blogging a cura di Massimo Carraro.

Tutto questo – nato dalla volontà spontanea di un blogger motivato e dalla reattività del team del Politecnico – mi pare un bell’esempio di situazione win-win, con vantaggi per tutte le parti coinvolte/interessate.

Open source marketing, si dice così?

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