— oh my marketing!

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marketing e lavoro

Chiaccherando con un amico siamo andati in tema Art Directors Club. Lui, che è stato socio per un po’ poi non ha più rinnovato, mi ha chiesto le motivazioni di questa scelta.

Era un po’ che non ci pensavo, ma quello che avevo pensato ai tempi della prima iscrizione (circa 91-92) mi è sembrato valido ancora adesso.

Sono un socio Adci perché se fossi un architetto sarei socio dell’ordine degli architetti, se fossi un avvocato altrettanto eccetera.

Ho sempre pensato all’Art Directors Club come un ordine professionale, nel bene e nel male. Poi quello che vi succede può avere alterne fortune, può essere o meno condivisibile, puoi dirne peste e corna o batterti per farci qualcosa di buono, ma ritengo che una visione matura della professione implichi il far parte del gruppo dei tuoi pari.

[Penso sia stato il presidente della Canard, una volta, a dirmi: devi fare il pubblicitario come gli avvocati fanno gli avvocati, intendendo con lo stesso standing, lo stesso prestigio, la stessa autorevolezza, professionale e sociale. Io non so se ci sono riuscito, ma quella cosa mi è rimasta.]

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Incontrare qualcuno di inspiring è sempre bello, e credo che sia una di quelle cose che ti aiutano a far girare delle buone idee in testa.

Per esempio, ho già raccontato di quando ho stretto la mano ad Armando Testa: mi ha detto due parole, e mi ha dato una lezione di vita. Altro esempio, ieri ho sentito Fulvio Zendrini, responsabile comunicazione Piaggio dire delle ottime cose, con uno stile invidiabile. Terzo esempio, questa volta, dalla blogosfera, una riflessione intelligente e leggera come sa fare lui, sue Wed e aziende, da parte di minimarketing.

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Pubblicità: chi ha in mano il pallino?

Il pallino ce l’ha chi ha in mano la strategia.

All’inizio (inizio per me: anni 80) la strategia di marketing l’aveva il cliente. L’agenzia (a servizio completo) aveva la strategia di comunicazione.

Poi (anni 90) i centri media hanno portato via il pallino alle agenzie, che sono diventate meramente dei riempitori di spazi pubblicitari (abbiamo comprato la pagina, cosa ci mettiamo dentro? Chiama l’agenzia).

Ora pare non ce l’abbiano più neanche i centri media.

In teoria dovrebbe essere rientrato in azienda, ma neanche questo è vero. Il pallino, ora come ora, è in mano agli uffici acquisti delle aziende, che non si occupano certo di strategia, ma di risparmiare denaro.

Coloro che forniscono idee sono trattati alla stregua di chi fornisce auto in leasing o pennarelli punta fine.

Amara ma giusta analisi di cosa succede a un settore dopo aver calato le braghe per vent’anni di fila, da parte di Fulvio Zendrini, stamattina al congresso dei freelance organizzato da adci.

Grazie a Zendrini per l’eccellente intervento, di cui condivido ogni parola.

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Qualcuno mi ha chiesto come facciamo a riconoscerci domani al congresso dei freelance. Ecco qua: mi metterò questa faccia e questa t-shirt. A domani!
flowers

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Leggendo questo libro continuavo a pensare di avere in mano un testo di quelli che ti raccontano bene cosa sta succedendo, quei libri che in qualche modo rappresentano un momento preciso, che hanno il grande pregio di “concretizzare” lo spirito del tempo, renderlo parola chiara, spiegazione comprensibile (mi vengono in mente Being digital di Negroponte, o quello sull’accesso di Rifkin).

A libro concluso non posso che confermare questa impressione.

Il libro è, secondo me, un grande saggio, scritto in modo eccellente, con aperture che personalmente ho trovato anche illuminanti. Non vorrei esagerare con i complimenti, ma nelle oltre 580 pagine di questo libro ho trovato il punto di equilibrio ideale tra profondità culturale e semplificazione divulgativa all’americana.

Non per niente il sig. Friedman ha vinto tre volte il premio Pulitzer.

Mi rendo conto che non ho ancora parlato del contenuto del libro (peraltro piuttosto conosciuto): la tesi di Friedman è che a causa di alcune forze storico-politiche-tecnologiche-culturali, il mondo è entrato in una fase di “piattezza” virtuosa, in cui moltissimi hanno accesso a informazioni e modalità operative senza più confini. Questo fenomeno sta alla base di una rinnovata mentalità, necessaria ad affrontare la nuova situazione. Molte parti del libro ruotano intorno ai fenomeni di delocalizzazione del lavoro in Asia, e tutto ciò che questo comporta.

Sono stato anche impressionato dalle ultime parti, dedicate ad illustrare come le capacità virtuose rese disponibili da Internet e dal mondo piatto sono a disposizione anche delle reti terroristiche, che hanno dimostrato di saperle usare molto molto bene.

Il libro in una frase, dedicata alle aziende:

Se volete prosperare in un mondo piatto dovete capire che qualsiasi cosa si possa fare, sarà fatta, e molto più velocemente di quanto voi pensiate. L’unico dubbio è se sarete voi a farla o se dovrete subirla.

E se pensate che chissenefrega tanto voi siete un esecutivista grafico che fa solo scontorni, sappiate che il mondo è piatto anche per voi.

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“Il web 2.0 al servizio del marketing e della comunicazione” questo il tema di Web 2.Oltre edizione di novembre, presieduta da Marco Camisani Calzolari.

Assodato che sentire le esperienze di player così importanti è sempre utilissimo, in particolare per chi ne sa poco come me, mi chiedo da cosa sia giustificato un fee di partecipazione così elevato.

Oltretutto mi sembra molto poco… 2.0, nel senso di poco partecipativo. (Però ho voglia di andarci lo stesso!).

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Come qualcuno sa, da circa un mese ho aperto un piccolo osservatorio sui blog aziendali e più in generale le aziende che mostrano attitudine all’ascolto (si chiama Aziende con le Orecchie e lo trovate qui).

Mi pare interessante il fatto che in sole 4 settimane il sito abbia già “scovato” e recensito 19 realtà imprenditoriali (con almeno altrettante aziende nei bookmarks, in attesa di tempo per scrivere le recensioni). I nomi spaziano da Fiat in giù, e anche questo mi pare ottimo: l’attitudine al marketing dell’ascolto non ha nulla a che vedere con le dimensioni.

Con tutta l’umiltà del caso, mi sembra di poter dire che – in tutta questa discussione sull’innovazione nel marketing e nella pubblicità – qualche segnale concreto si vede.

Chi è interessato all’argomento trova riferimenti utili anche in Web A-Ziende, Hagakure, Marketing Reloaded, Brandblog (appena scoperto) più… tutti quelli che ora non mi vengono in mente… 🙁

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Paolo Ettorre continua a lavorare bene per la pubblicità italiana.

Qui trovate le informazioni per concorrere all’assegnazione della borsa di studio dedicata alla sua memoria. (Scadenza presentazione domanda: 30 ottobre).

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Ho chiesto all’organizzazione del Congresso dei free-lance se la partecipazione degli studenti era consigliata/accettata.

Mi ha subito risposto Gianni Lombardi, responsabile capitolo freelance adci, per dirmi che sì: gli studenti sono benaccetti.

Fossi uno studente, ci andrei anche solo per incontrare gente come Pasquale Barbella, Maurizio Sala e e Sandro Baldoni.

Ricordo che il congresso, gratuito, si svolgerà a Milano il 3 ottobre.

Ci vediamo lì?

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Si avvicina la data del congresso dei free-lance: il 3 ottobre a Milano, presso la NABA in via Darwin 20. (Qui il blog da cui ci si può anche iscrivere).

I free-lance sono, a mio avviso, una delle più forti tendenze del mercato [malignità: non so se perché vanno bene loro o perché vanno male le agenzie tradizionali…] .

A parte tutto, però, mi pare un fatto molto importante che nel mondo piatto in cui viviamo, l’individuo ha moltissime possibilità di creare valore, anche da solo, con un pc e un software decente (magari gratuito). Una cosa su cui cerco sempre di invitare a riflettere chi cerca di entrare in questo settore, sarà perché io, quando cercavo di entrare nelle agenzie, non potevo giocare con zooppa, youtube ecc ecc… [invidia retroattiva? sì!]

Ancora dall’adci, iniziativa aggregante per bloggers area adv/mktg.

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