— oh my marketing!

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marketing e lavoro

Bene, è arrivata la fine dell’anno in cui ho cominciato a bloggare, ho cominciato la seconda volta e poi la terza, (e anche la quarta ora che mi viene in mente) ho ripensato l’agenzia, ho esordito come relatore per Asam/Università Cattolica, ma soprattutto ho cominciato ad appassionarmi fortemente all’evoluzione di questo mio business nonché passionaccia.

Sono un po’ stanco, come tutti del resto. Provo contemporaneamente la voglia di bloggare per tutte le vacanze, finalmente libero dagli impegni di lavoro, ma anche (per fortuna) il desiderio di guardare solo gli occhi di chi amo ininterrottamente per 15 giorni.

Iniziare un periodo di vacanza pieni di adrenalina è una cosa strana. Fai le cose delle vacanze come se lavorassi. L’onda lunga, infinita dello stress (anche positivo) e della tensione non accennano ad abbassarsi, lo scenario intorno a te cambia, non sei più al lavoro eppure… continui come una macchina un pirla.

Poi, inesorabile, succede una cosa. Anzi, molte cose.

Mal di gola, emicrania, febbre, tosse, influenza… come se gli anticorpi capissero che la guerra è finita e andassero a farsi delle meritate vacanze, lontani da quel pazzo che gli tocca di gestire.

Vabbè, poi passa (e si ricomincia).

Buone vacanze, e grazie di questi bei mesi.

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Forbes magazine fa la classifica dei 25 web people più influenti (a Forbes gli è sempre piaciuto fare classifiche).

Ma il mitico Pacioccone Scoble (incluso) brontola: dov’è questo? E perché quello non c’è? E gli inventori di Google? E l’inventore del web? E fa anche lui la sua lista, di getto.

Conclude salomonicamente: “sono lusingato – dice – ma queste liste dovrebbero essere un po’ più inclusive”.

Needless to say, sono tutti da guardare e in alcuni casi da leggere quotidianamente, come prescrive Hugh Macleod nel suo intramontabile post “using blogs to boost the bottom line“.

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Qualche tempo fa ho dato questa intervista ai ragazzi di Accademia. Adesso ho imparato come farvela sentire.

Insieme agli studenti di accademia (funkyzone e i suoi amici) ci poniamo delle domande:

perché un’agenzia di pubblicità apre un blog? come fanno i comunicatori a cavarsela con i consumatori 2.0? il copywriter rimane un creativo? da studente, come cambia il modo di avvicinare il mondo del lavoro? le figure della pubblicità cambiano con il cambiare delle competenze? com’è il panorama sul mercato e sugli investimenti? qual è il trucco per conciliare vita privata e lavoro in agenzia?

E siccome siamo ragazzetti in gamba, tentiamo pure delle risposte.

[UPDATE: C’era anche Mister Nemo! E un’altra ragazza… vediamo se si fa viva anche lei].

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Aziende con le orecchie, la mia amata directory online delle aziende italiane ripeto italiane che decidono di dialogare con il proprio mercato tramite corporate blogs, progetti user-generated, forum e quant’altro sia adatto alla big conversation (Scoble/Israel… l’Italia c’è!) è stato oggi recensito su MyMarketing.Net, con tanto di richiamo in home page (rubrica “focus on”, in basso al centro).

All’interno c’è anche una breve intervista con il sottoscritto.

Grazie al portale per questo spazio, e alla giornalista Serena Poerio per l’interesse dimostrato.

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Il libro di Bernard Cova, Alex Giordano e Mirko Pallera di Ninjamarketing.

Finalmente un libro italiano, scritto da italiani sul marketing visto dall’Italia.

Ne parlano sul sito Ninjamarketing (dove c’è anche l’indice) e sul blog Adci.

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Ancora da Hugh Macleod, un video a tema “voglio dormire per un mese”. E si capisce già dalla faccia.

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Era il 2005.

Business Week metteva in copertina i blog (“Blogs will change your business“).

Debbie Weil faceva uscire The Corporate Blogging Book. Absolutely Everything You Need to Know to Get It Right, basato sulla sua esperienza di corporate and CEO blogging consultant (documentata sul suo blog, significativamente intitolato BlogWriteforCEOs).

Insomma il loro passato prossimo è il nostro futuro (speriamo non remoto), con uno scarto molto ridotto, due annetti.

Motivo più che sufficiente per leggere questo eccellente libretto, e mettere in saccoccia le buone dritte del pragmatismo americano applicato con il buon senso di questa success lady.

Nota per Leonardo Bellini, traduttore del libro e amico di mail (nonché autore a sua volta): good job Leeeona’do!

Il libro in una frase:

Se hai un’azienda, se ti interessa, se ti attira, se ne hai paura, se guardi gli altri, se non vuoi restare indietro, se pensi al tuo futuro, se hai le antenne, se vorresti capire… stai già bloggando, con questo libro in mano. Non te ne pentirai, di nessuna delle due cose.

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Ho letto una bella cosa sul blog di Hugh Macleod, Gapingvoid.

Nel suo stile poche-palle, riassume i tre anni passati, nella prospettiva dei blogger. Da quando Business Week scrisse in copertina “Blogging Will Change Your Business” (un articolo del 2005, potrebbe benissimo uscire oggi sul Sole) le cose non sono più state le stesse.

Sono venti righe che secondo me vale la pena di leggere, per motivi che non riesco bene a spiegare.

Forse sento la vertigine di un gap di soli 2 anni tra chi sta aprendo la strada e quelli agli inizi come me (abituato ai 15-20 anni della pubblicità..).

E comunque Hugh dice sempre cose interessanti in un modo interessante, mai banale. E poi ha inventato la global microbrand, i suoi casi English Cut e Stormhoek sono storia della comunicazione, ammesso che si possa chiamare già storia (di nuovo le vertigini…). Per non parlare dei suoi cartoons. E poi è un copywriter, e il suo business hero è David Ogilvy.

Piccolo mondo.

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Imperdibile.

(Thanks Makethelogobigger).

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Un’amica mi chiede di diffondere questa notizia.

So che può sembrare incredibile, ma trovare a chi darlo, il lavoro, è difficile quasi quanto il contrario.

Chi fosse interessato è pregato di scrivermi una mail, i commenti a questo post sono chiusi.

[Vi conviene essere bravini, è gente che vince ori a Cannes…]

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