— oh my marketing!

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marketing e lavoro

Presentazione in provincia di Napoli. Programma: partenza da Milano con l’Eurostar prima dell’alba, arrivo a Napoli Centrale, rent-a-car, panino, riunione, stazione, rientro a notte fonda. Dura, ma si può fare.

Chiamo Maggiore alla stazione di Napoli (sono un vip per loro, come sapete) e prenoto la mia macchinetta. Prima di mettere giù ho un flash, visto che arrivo alle 12.12 e non viaggio con le ferrovie giapponesi, chiedo: non è che chiudete a pranzo, vero? E infatti:

Siamo chiusi dalla 13 alle 15.

Annullo tutto e chiamo Hertz:

Siamo chiusi dalle 13 alle 14.

Riprovo con Avis:

Orario continuato, non si preoccupi.

Così si fa. Well done Avis.

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Ho aggiornato i consigli inutili per giovani creativi con un paio di cose:

18.
Mettetevi su Elance.com e inserite questo sito nel vostro modello di business. Come, non avete un modello di business?

19.
Datevi. Un. Vostro. Modello. Di. Business.
Sì’, vostro, non quello della società dove lavorate, o quello di vostro zio direttore creativo. Vostro.
Hugh Macleod ha detto: 60 milion blogs, 60 milion business models. (Nel frattempo sono diventati 80, cioè 20 milioni di concorrenti in più).

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Qaulche giorno fa Mymarketing.net, adesso Marketing Journal, il quotidiano online del Club del marketing e della comunicazione. Grazie!

(Riportano anche il manifesto del Marketing dell’Ascolto (7 punti per le aziende), cioè il cluetrain all’amatriciana che mi sono inventato io. Che bravi).

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Giona Maiarelli (qui il link al suo studio) è un mio caro amico, oltre che un graphic designer con la G e la D maiuscole.

Dopo avermi suggerito di fare il copywriter una sera a Pordenone, tanti anni fa, è andato a lavorare con Milton Glaser a New York, ha aperto studi a Bologna e Long Island, ha lavorato per Alice (poi diventata Lowe) a Parigi.

Detto così sembra facile, o un figlio di papà, invece no, Giona io l’ho visto fare tutto questo con le sue sole forze (leggi: passione per il suo lavoro e olio di gomito).

Adesso vive negli Usa, da dove ci manda queste righe sul suo paese, l’Italia, in commento a quanto scritto dal nytimes.

Ditemi se non vi viene da alzarvi e spaccare tutto quando leggete del funerale di Enzo Biagi.

[Altri spunti per la conversazione qui e qui].

L’articolo del New York Times sull’Italia, che tu ed altri avete commentato sul tuo blog, fa, secondo me, una radiografia accurata della situazione del nostro paese. Da un po’ di anni la metafora che mi viene in mente pensando all’Italia e’ quella di un limone spremuto, un paese che ha gia’ dato il meglio di se. Un po’ di succo rimane naturalmente.

E infatti alla domanda che tu poni: “Ce la faremo?” rispondo di si. Si perche’ 2000 anni di storia sono una zavorra, ma anche una risorsa formidabile, si perche’ la cultura e l’intelligenza non si insegnano neanche nelle piu’ esclusive universita’ americane, si perche’ gli italiani hanno il raro dono della flessibilita’ e sanno pensare con la propria testa quando vogliono. E poi succede ancora, per fortuna, che quando dico ad un americano appena incontrato che sono italiano, mi guarda con gli occhi stralunati che dicono: “ma che cazzo ci stai a fare qui”? I tempi e le modalita’ di questa riscossa non riesco ad immaginarli; magari esistono veramente i corsi e ricorsi della storia e allora siamo a cavallo.

Il presente pero’ caro Massimo non offre un bello spettacolo. Sono contento che tu sia riuscito a circondarti di persone positive, ma a me pare che ci sia una depressione diffusa in Italia e vedo un sacco di gente che si barcamena, ma nessuno che ha un vero progetto politico, sociale, economico o culturale capace di suscitare entusiasmi. E senza dei progetti, lo sai, e’ piu’ difficile alzarsi la mattina. Anche per una nazione.

Prima di scrivere queste due righe ho fatto un sondaggio, rigorosamente non scientifico, con amici connazionali che vivono a New York e dintorni e, come me frequentano l’Italia per lavoro, e tutti hanno confermato di aver letto e approvato l’articolo in questione.

Del resto lo sapevo gia’ perche’ con loro prima o poi si va a finire su quell’argomento e gia’ da qualche anno commentavamo con sgomento lo spettacolo di un paese stregato dal calcio e dalla televisione, la politica asfittica, il fenomeno dei giovani che non si emancipano dalla famiglia, eccetera, la lista e’ molto lunga.

Queste osservazioni sull’Italia le fanno anche gli amici italiani che vivono a Londra, Parigi, Spagna e…in Italia. Mia sorella si occupa di editoria e mi parla di statistiche sulla lettura in Italia sconfortanti (e allarmanti).

Un mio amico bolognese e’ andato a Milano qualche settimana fa per portare omaggio alla salma di Enzo Biagi; un gesto semplice, sincero, di una persona che
non ha molto tempo per se, perche’ ha famiglia e conduce una piccola azienda: la camera ardente era chiusa per pausa pranzo. Ma quanti Enzo Biagi ci sono in Italia che ci possiamo permettere di chiudere la camera ardente perche’ il guardiano deve andare a mangiare l’insalatona al bar?

Qualche settimana fa ho incontrato a New York una mia amica italiana, un imprenditrice molto nota a livello internazionale nel campo dell’arredamento e del design, che mi ha detto che lei ha smesso di lavorare con designer italiani. All’estero, sopratutto i giovani, sono piu’ creativi ed ingegnosi, non si aspettano che qualcuno risolva i problemi per loro, ne che fama e successo vengano offerti loro su un vassoio d’argento.

Certo, ci sono molte eccezioni: gente in gamba, che si da da fare e lavora con intelligenza; li conosco, ci lavoro assieme. E’ grazie a loro che l’Italia ce la fara’; ma non e’ l’Italia visibile di oggi, la loro voce non si sente, forse non stanno parlando,
forse stanno aspettando il momento propizio.

Poi c’e’ il fatto che e’ un paese con un gran numero di anziani e c’e’ il problema dell’immigrazione; non e’ certo colpa degli italiani ed e’ un problema comune a tutta l’Europa, ma e’ evidente che l’Italia non era ne’ strutturalmente, ne’ culturalmente preparata ad affrontare dei fenomeni di questa portata. E il disagio e’ palpabile. Il razzismo e il diprezzo mi offendono, ma non posso che restare in inbarazzato silenzio quando persone che reputo tolleranti e civili mi riferiscono di episodi che ledono la dignita’ dei cittadini, quando non l’incolumita’ fisica.

Quest’estate sono stato in Spagna. So che la Spagna e’ un paese di moda, sopratutto in Italia, ed ora capisco perche’ piace tanto; perche’ e’ un paese con un anima antica, che ha radici profonde, ma anche un paese moderno, con delle belle infrastrutture, e un impronta europea (dove per europeo si intende ovviamente centro-nord). Ecco, mi e’ sembrata una nazione che ha un progetto, che ha mantenuto quello che andava conservato ed ha abbracciato il nuovo senza timore. Ero ospite di colleghi ed ho potuto osservare da vicino le dinamiche della mia professione: Madrid e’ decisamente piu’ vicina a Londra che non a Roma.

Mi chiedo se l’avvento dei voli a basso costo non abbia contribuito a questo stato di insoddisfazione diffusa: oramai sono tanti gli italiani che hanno visto le capitali europee. E magari sono tanti gli italiani che si sono accorti che forse si puo’ vivere in un paese dove i cittadini pagano le tasse, i servizi funzionano, esiste un vero ricambio politico.

Non so quale possa essere la soluzione “italiana”.

Dubito che il “Made in Italy” citato nell’articolo possa essere, da solo, una soluzione: ma non e’ quello che abbiamo fatto fino ad adesso? Solo poche aziende sanno muovere le leve giuste, reinterpretarlo in modo accattivante; molti altri hanno un idea antiquata e, con tutto rispetto, un po’ becera del Made in Italy: Pavarotti e la Ferrari.

Questa Italia ha perso un po’ di smalto. Sai qual’e’ l’idea italiana che sta conquistando l’America? Slow Food. Ecco un’idea profondamente italiana, ma dinamica, in costante evoluzione, pronta a cooptare il meglio che le culture di tutto il mondo hanno da offrire, non chiusa in se stessa.

Scusa se mi sono dilungato senza dire nulla che non sia stato gia’ detto; come disse quel burlone di Mark Twain: se avessi avuto piu’ tempo sarei stato piu’ breve.

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Il wiki dei corporate bloggers italiani annunciato qui, ora ha anche un bel widget.

Disponibile per tutti i corporate blogger che ne facciano richiesta a:
max[at]monkeybusinessmilano.it.

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La penso ancora così, dopo 5 anni.

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Qualche volta temo che i giovani del nostro mestiere abbiamo un modello di business (per se stessi intendo) peggiore di quello delle agenzie che sono fallite mentre loro erano ancora al liceo. Se qualcuno è interessato ricordo i miei consigli inutili.

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Se scrivete un corporate blog in Italia, siete Gente con le Orecchie (ho scelto questo nome per questa iniziativa, chissà perché…) perciò vi chiedo di segnarvi in questo wiki.

Nome, azienda, blog, e le vostre note personali.

Non mi risulta che ci sia un elenco simile, per me è un logico sviluppo della directory online Aziende con le Orecchie (il sito delle aziende italiane che fanno marketing dell’ascolto ecc ecc).

La cosa mi interessa molto (e credo possa essere utile anche ad altri).
Per favore passate l’informazione a chi può essere interessato.

Per qualsiasi cosa: max[at]monkeybusinessmilano.it. Grazie.

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Febal cucine no dico Febal cucine mica la ditta stracazzetti per cui magari fate i freelance per 75 euro sta cercando un nuovo nome per una cucina.

Cosa volete ancora, che vi vengano a citofonare?

D’ora in poi non concederò colloqui a copywriter che non abbiano sottoposto sul blog febal almeno 5 proposte di nome.

Uomo avvisato mezzo salvato.

E ora al lavoro, cazzo.

[UPDATE: grazie anche al post sul blog adci ben 13 copy hanno aderito alla iniziativa di Febal nel primo giorno. Sono davvero soddisfatto (quasi quasi mi pento del tono un po’ brutale del post… ) e ringrazio andrea (sommelier-copywriter?), silvia, porreau (dalla stazione!), redmade, marco, luca, me, annabella, cimny, rude, francesco, perozzi… Grazie anche a nome di Febal. Rock on.]

[UPDATE 2: alcuni mi hanno criticato, forse scambiandomi per uno che tiene gli stagisti a lavorare i mesi senza dar loro una lira ecc ecc. Capisco l’esasperazione della situazione lavorativa in italia (chiunque legga i miei consigli inutili sa quanto mi faccia schifo l’atteggiamento di chi sfrutta i talenti), ma non è questo il caso. Il mio spirito è hey-questa-cosa-m’ispira-vediamo-in-po’. que sera que sera. chiacchiere 2.0? Non so, so che tutti cercano talento, pochissimi lo dimostrano con i fatti. O forse lo dimostrano nei posti sbagliati, cioè le agenzie di pubblicità alla canna del gas. Io agli stagisti ho perfino dedicato un annuncio… se lo trovo lo posto].

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Meatball Sundae – is your marketing out of sync? – il nuovo libro del maestro calvo – è in consegna da oggi, ma copyblogger (che è citato alle pagg 83 e 84) dice che non lo comprerà. Detto da uno che ha 29.000 lettori, la cosa fa pensare, anche se il suo post non l’ho capito tanto bene.

[E comunque Seth ha anche fatto un altro libretto che spiega come ottenere più traffico grazie alla regola delle tre U: Unique, Updated, Useful. Tredici paginette che vanno giù che è una bellezza. Qui il pdf gratuito].

[UPDATE COPYBLOGGER: ho postato il commento che segue sul suo sito – copyblogger, will you tell us a little more about your point of view, or… are we missing your joke??]

hi brian,
sorry if this comment is misplaced – it’s about your post about seth godin’s new book and why you won’t buy it.
I’ve posted about it on my blog, but I must tell you I haven’t fully gotten your point.
what’s wrong with seth quoting your numbers, even if one year late?
isn’t the fact that your site has grown so much proving his point even better?
you’ll find my post here (placing english translation for you):
http://ohmymarketing.wordpress.com/2007/12/27/disponibile-da-oggi-the-new-seth-godin-book-meatball-sundae/
I’m sure my readers would like to better understand you.
thank you in advance and all the best for 2008 from milano, italy – max

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