— oh my marketing!

[Foto di Ale Romiti, Milano tel +39 02 58307806 cell +39 338 6559837].

Questa foto del semprevostro partecipa alla campagna Terre des Hommes “Obiettivo scuola” per il diritto all’istruzione.

Sono ben 72 milioni i bambini cui è negata ogni possibilità di una istruzione scolastica.

Chi può fare una donazione a favore di questo progetto (e vuole vedere le foto di tutti i blogger che hanno aderito) per favore clicchi qui.

Per sottoscrivere la petizione al governo, invece, qui.

Inoltre, qualche idea per aiutare a dare visibilità a questa importante campagna:

– posta sul tuo blog o dove vuoi tu su internet la notizia di questa campagna, linkando la pagina con la donazione (http://tinyurl.com/3zlv2e)

– posta sul tuo blog o su flickr una tua foto al banco di scuola, magari di quando eri bambino, se ce l’hai (io la sto cercando, ne ho una di quand’ero in 2a elementare… appena la trovo la pubblico)

– qualunque modo ti venga in mente di diffondere il messaggio (esempio, che faremo noi da domani in agenzia [sono 100 mail al giorno come minimo]: inserire sotto la firma email il messaggio “aiuta 72 milioni di bambini ad andare a scuola, clicca su http://tinyurl.com/3zlv2e“)

Importante: inserisci sempre il tag “Bloggerpresente”.

Presto Venerdì 17 ottobre dalle ore 19:00, a Milano, alle Biciclette di Corso Genova angolo via Torti, ci sarà la serata dedicata alla campagna, in cui le foto verranno vendute al miglior offerente a beneficio di TdH, e ci sarà la possibilità, per tutti i presenti, di avere un ritratto al banco di scuola, grazie alla disponibilità di Ale Romiti, fotografo della campagna.

La scuola è il futuro, non solo dei bambini ma del mondo. Grazie!

Links:
il blog di Terres des Hommes
il blog di Paolo Ferrrara, responsabile comunicazione di Terres des Hommes

Questo lo spot di Terres des Hommes sulla campagna scuola (lo speaker mi sembra proprio Luciana Littizzetto, sarà lei?).

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=dFioO8dJQ0E]

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Se amate la parola scritta non potrete non amare l’appassionato racconto di Stephen King (portale italiano qui).

Pieno di storie interessanti, frasi memorabili

Giunse al Fiume. Il fiume era lì. (Hemingway)

insegnamenti di scrittura intrisi di spirito, acume, empatia, modestia e poi… il colpo di scena dell’incidente che lo ha mezzo ammazzato, a metà della stesura di On Writing, e come il lavoro lo abbia aiutato a guarire.

Tra gli insegnamenti:

Diffidate della trama (le nostre vite ne sono prive).

La via per l’inferno è lastricata di avverbi.

Scrivere non è lavare la macchina o mettersi l’eyeliner.

Scrivete con la porta chiusa e riscrivete con la porta aperta.

Il libro in una frase:

Vita! Mostri! Ricchezza! Povertà! Amore! Droga! Carrie! Shining! Tutto quello che avreste voluto sapere sul come diventare un romanziere da 30 milioni di copie e non avreste mai osato chiedere!

Stevie King, signori e signori. Un Re.

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Mentre mi organizzo per andare – insieme ad altri padri di famiglia – a tinteggiare la scuola elementare frequentata da mio figlio, onde restituire (gratis) un minimo di decoro agli ambienti degradati e sporchi dove i bambini del mio quartiere imparano e dei buoni insegnanti insegnano, in una delle più ricche città della settima potenza economica mondiale, ricevo queste righe, e volentieri le ripropongo.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato.
E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico.

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III° Congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, Roma, 11 febbraio 1950).

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Sono nato povero ma moderno.

(Armando Testa)

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Non mi ricordo più chi mi ha consigliato Il punto critico di Malcolm Gladwell. Però mi attrae molto, con quel suo

I grandi effetti dei piccoli cambiamenti.

Un libro del 2000. Qui il sito dell’autore e qui il suo blog.

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Metti che sia tutto una gran bolla (non finanziaria, esistenziale), che stiamo qui a tirarci le pecore su Facebook mentre ci dimentichiamo i problemi veri…

Parole di Tim O’Reilly al Web 2.0 di New York di questi giorni:

Global warming. The U.S. losing its edge in science and technology. A growing income gap. “And what are the best and the brightest working on?” O’Reilly asked, displaying a slide of the popular Facebook application SuperPoke, which invites you to, among other things, “throw sheep” at your friends.

Luca Conti ha scritto un report in italiano del discorso di O’Reilly, cui ha partecipato anche Clay Shirky, autore di un libro secondo me splendido su questi temi.

Fonte: Twitter/Scobleizer.

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Quando chiudi Email Marketing di Roberto Ghislandi hai la sensazione di aver letto un vero trattato, di quelli belli, completi, onnicomprensivi.

Inoltre – scusa se è poco – sai tutto sull’email marketing.

Non capita spesso di incontrare opere così esaurienti e devo dire che la stima che già avevo per il suo autore, conosciuto frequentando un corso, è aumentata ancora dopo questa lettura.

Insomma, il supermanualone mi ha entusiasmato. Ora provo a spiegare perché.

Intanto, un libro così è il sogno di chiunque pratichi l’autoformazione (cioè di chi cerca di capire in prima persona, chi studia la notte, chi ci tiene a sapere bene le cose, anche se poi magari delega).

Perché ti spiega. Ti fa capire. Ti mette in condizione di fare un buon lavoro.

Di nuovo, scusa se è poco.

Poi, non si ferma ai tecnicismi. Software, conversioni, deliverability, opt-in e opt-out… il know-how tecnico c’è tutto, ma non è dominante.

Anzi, direi che non è per niente necessario capire e applicare la formula che definisce il tasso di rinnovo delle liste, pubblicata a pag. 124:

K = x (Na – Ne)/Ntot
dove
K = (Na – Ne)/(Na + Ne) se Na – Ne ≠ 0, altrimenti K = 1

perché l’ottimo Ghislandi permette di comprendere la materia anche al di là e al di sopra di tutto questo.

Last but not least, è un libro intriso di cultura della rete.

E’ forse questo il suo aspetto più interessante, non è un libro per maniaci ossessivi dell’email marketing (ci saranno… io da parte mia sono abbastanza un patito), ma un libro di web marketing, dove la comunicazione via mail è inquadrata nel contesto dei dialoghi in rete e delle innovazioni che le hanno via via consentite, dalla famosa iniziativa virale di Hotmail ai social network.

Il tutto in un quadro dove la coda lunga, Google e Tim O’Reilly stanno al loro giusto posto.

Tra le chicche, il link al video dei Monty Python che ha creato l’espressione Spam (lo ripubblico qui sotto perché è troppo bello), l’esame comparato e approfondito (14 pagine) dei software per email marketing, la lista dei 20 errori più comuni nelle comunicazioni email.

Per chiudere, tra i motivi che mi hanno fatto apprezzare il libro c’è anche l’aver “vissuto” il tema sulla mia pelle, prima di incontrare tutto questo know-how. E’ stato curioso verificare qualche ipotesi, valutare a posteriori il lavoro fatto, cercare di capire la teoria dopo… aver giocato con la pratica. Come copywriter e come imprenditore.

E qui non posso non ricordare che le mie email per Monkey Business sono entrate nei casi di studio trattati dal libro… e se un “grazie” all’autore è d’obbligo, spero che la gratitudine non abbia inficiato la mia lucidità di giudizio 🙂

Il libro in una frase:

Se guidate un’azienda, se fate marketing, se siete professionisti della comunicazione, soffermatevi a valutare l’importanza strategica di ogni singola email che scrivete. Se lo fate, vi ritroverete sicuramente a leggere questo libro, e con soddisfazione.

Il blog dell’autore si chiama Email caffè.

E adesso buon divertimento con i mitici Monty Python.

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=anwy2MPT5RE]

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Dieci minuti di buio, tutti insieme, ci proviamo? Stasera dalla 21.50 alle 22.00.

Non so da chi sia nata questa iniziativa (a me è arrivata via mail) ma mi sembra difficile non condividerla, e invece molto affascinante provarci.

Ecco il testo che è arrivato a me:

Blackout mondiale: il 17 settembre 2008 dalle 21.50 alle 22.00.
Proponiamo di spegnere tutte le luci e gli apparecchi elettronici affinché il nostro pianeta possa ‘respirare’.
Se ci sarà una risposta collettiva l’energia risparmiata sarà moltissima.
Solo dieci minuti e vedremo cosa succede.
Potrebbe essere l’inizio di qualcosa.
Stiamo 10 minuti nell’oscurità, prendiamo una candela e semplicemente fermiamoci a guardarla mentre il nostro pianeta respira.
Ricordate che l’unione fa la forza e internet ha molta influenza, può essere qualcosa di veramente grande
“.

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Inammissibile comportamento del personale di Carrefour di Assago (Milano). Come cittadino, mi aspetto delle immediate scuse al bambino oggetto di maltrattamenti verbali, e alla sua famiglia.

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Non so, quelli che leggono i tuoi post e poi ti rispondono con una mail mi fanno un effetto strano.

Un po’ come se durante un discorso tu parli con qualcuno e questo ti risponde per telegramma il giorno dopo.

Sarà che la conversazione non gli piace? Che non gli viene da cliccare su “lascia un commento”? Che sono timidi?

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