— oh my marketing!

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Scrivere

Un’amica mi chiede di diffondere questa notizia.

So che può sembrare incredibile, ma trovare a chi darlo, il lavoro, è difficile quasi quanto il contrario.

Chi fosse interessato è pregato di scrivermi una mail, i commenti a questo post sono chiusi.

[Vi conviene essere bravini, è gente che vince ori a Cannes…]

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Oggi sono felice. Avete presente quando i clienti ti capiscono e ti seguono?

Ecco.

Per la prima volta da quando mi interesso di marketing dell’ascolto (o della conversazione, se preferite), ho la fortuna di vedere un’azienda interessarsi all’idea del corporate blog, e poi entusiasmarsi fino a decidere di aprirlo, senza tanti se e tanti ma.

Onore quindi a questa azienda, che ancora una volta – nei fatti che contano – si dimostra un punto di riferimento per il suo settore, e non solo.

Figuro anch’io tra i curatori del sito, ma non si è ancora deciso se continuerò oppure mi defilerò, una volta avviato il blog.

Comunque sia, oggi, primo giorno del blog, volevo esprimere la mia soddisfazione e far loro gli auguri.

[ULTIMORA: già due post il primo giorno… e il più recente chiede addirittura aiuto per la ricerca di un nome… non c’è che dire, chi capisce lo user-generated ci mette un attimo a usarlo!]

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Il marketing visto da un copywriter.

Ho pensato che fosse onesto mettere in chiaro, come dire, la prospettiva.

Qui qualche riga in più sull’argomento.

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Mi ricordo, appena arrivato in Pirella, l’enorme stupore e ammirazione che suscitava in me Emanuele Pirella attivo sui suoi tre tavoli: uno di capo di agenzia, uno di cartoonist (in condivisione con Tullio Pericoli), uno di critico televisivo per L’Espresso.

Il flash era ancora maggiore se pensavo che due di quesi tre tavoli presupponevano una consegna regolare, che non poteva slittare per nulla al mondo in quanto legata all’uscita in edicole delle testate: la vignetta per Repubblica, ogni sabato, e la critica per L’Espresso, idem. (Lasciamo perdere le consegne dell’agenzia, che quelle le facevamo ogni mattina dopo una notte di lavoro, però in quelle non era solo… eravamo in un centinaio a pensarci).

Da allora non ho mai smesso di ammirare incondizionatamente chi è capace di fornire un prodotto in modo costante-regolare-affidabile-caschi il mondo (altri esempi: Altan, Bucchi, Forattini nella satira, e naturalmente mille altri).

Ci vuole una grande serietà e capacità a operare (bene) su molti tavoli.

Credo che questo mio piccolo amarcord sia stranamente attuale per molti di noi, penso anche ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro già consapevoli che dovranno essere in grado di seguire molti diversi incarichi, a volte contemporaneamente, se vorranno avere esperienze interessanti.

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Ieri ho avuto una bella chiacchierata con una dozzina di allievi dell’Accademia di Comunicazione, la classe di Copywriting/Nuovi linguaggi.

L’incontro previsto, di ben 4 ore (tantissimo per me!) è filato via molto piacevolemente.

La conversazione ha preso spunto dalle domande raccolte in questo sito, che sono state lo spunto per parlare anche di altro.
Quello che mi è piaciuto (e che mi auguro sia piaciuto anche ai ragazzi) è che i temi hanno spaziato molto, pur partendo da cose molto vicine a noi.
Per essere più chiaro, si è parlato molto del mercato del lavoro, vista la comprensibile preoccupazione del futuro inserimento, ma non per questo ci siamo limitati a valutare… se sia meglio telefonare o scrivere una mail.

Abbiamo parlato di mondo piatto, di nuovi atteggiamenti delle imprese, dell’evoluzione delle agenzie di pubblicità, dei nuovi attori sorti sul mercato in conseguenza ai grandi merger delle agenzie, di centri media e centri produzione… e di cosa può significare tutto questo per chi ha 25 anni e un futuro davanti.

Infine abbiamo visto una cassetta (sì una cassetta VHS, come una volta) con una raccolta di spot di livello dagfli anni 50 ad oggi (Volkswagen, Hamlet, Heineken….).

LETTURE DI CUI SI E’ PARLATO:

– Il blog di Hugh McLeod Gapingvoide della sua bella intuizione delle global microbrands

– Il libro di Thomas Friedman “Il mondo è piatto” (Mondadori)

– Il libro di Ogilvy “La pubblicità” (Mondadori)

COSE CHE HO DIMENTICATO:

– di chiedere loro gli indirizzi dei loro blog per andare a curiosarci e tenerli d’occhio,

– di scambiare due parole direttamente con mario s. che mi aveva contattato prima per mail (mario scusami, me ne sono ricordato in macchina, rifatti vivo!)

– di esortarli a visitare aziende con le orecchie ogni tanto, per tenere d’occhio le imprese con atteggiamenti di marketing più innovativi (ci sono anche editori, so che qualcuno è interessato a quel mercato),

– di ricordare che esiste una neonata organizzazione dei freelance (si è appena tenuto il convegno organizzato da adci) che si ritrova sul sito bolleblu, sicuramente una risorsa utile per tutti, freelance e non,

– di dire che i premi fanno piacere ma non contano niente,

– di avvisarli che tutto quello che ho detto è irrilevante, perché io sono un pazzo al di fuori delle logiche dominanti.

Ringrazio Accademia per la bella occasione di incontro, e i giovani del gruppo per il bello scambio.

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Qualcuno mi ha chiesto come facciamo a riconoscerci domani al congresso dei freelance. Ecco qua: mi metterò questa faccia e questa t-shirt. A domani!
flowers

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Copio e incollo questa esilarante serie di contro-claims (?) da Why advertising sucks (thanks!).

• Coca-Cola, It’s totally worth the kidney stones.

• Durex, you know you want to cum inside.

• Budweiser, from saintly to slutty in just four beers.

• Everlast, because you know hitchhikers always get killed in scary movies.

• Marlboro, it might kill you but what are you going to do after sex? Eat tofu?

• Krispy Kreme, the new answer to PMS.

• Burger King, what Nicole Ritchie is missing out on.

• Mac & Cheese, easier to do than Paris Hilton

• Ford F-150, compensate for a small penis the manly way

• Tic-Tac, because some people smell like they gave a camel a rim job

• Taco Bell, a high colonic in a hard or soft shell.

• Tom tom, only a product named like a man would never have to ask for directions

• Johnnie Walker, because sometimes you need to cope with not getting a blowjob

• Cuervo Gold, making hoes out of catholic school girls for over a century

• Ruth Chris’ Steakhouse, because sometimes you can’t help but want to be stuffed with meat.

• Broken windshield, chemical warfare, hostage situation? Count on the brand you can trust, Duct Tape

• Samuel Adams, because on the 7th day, God wanted a real beer.

• Johnson and Johnson Baby oil, because if you get a hand job, you want it done right.

• Sony, coming up with more shit to spend your check on.

• PS3, bathing has ceased to be a priority.

• Clamato, part of a well balanced hangover.

• Coach, for the financially endowed yet fashionably unsound.

• TiVo, sorry guys, no excuse to not fuck on Sunday anymore.

• K-Y Jelly, oh yes it fits.

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Bella bellissima stoccata di Maurizio Goetz sul blog adci ai creativi pubblicitari (cioè anche a me!), ai clienti e all’establishment pubblicitario in generale.

Con la preparazione culturale e professionale che gli è propria, Maurizio argomenta benissimo il suo intervento, significativamente intitolato Ti puoi fidare della pubblicità?

In sintesi, sostiene che è ora di smetterla di concentrarsi sulla ricerca di una notorietà fine a se stessa per concentrarsi, invece, sui modi più efficaci di acquisire credibilità, reputazione.

E invece, ci accusa Maurizio, noi continuiamo a pensare in termini di premi, concorsi, creatività.

[Anche se sono d’accordo con lui, non posso non dispiacermi che il valore della creatività venga associato a una pratica di inutile ricerca di notorietà. E’ più bello pensare che la creatività sia un mezzo per far passare dei valori importanti, quali anche la fiducia… io temo, in realtà, che siano le strategie a usare male la creatività, non tanto i creativi].

In ogni caso, sono colpito dal fatto che proprio oggi ho scritto sul blog d’agenzia una cosa intitolata Una nuova sensibilità, che cerca di affrontare la pubblicità da una prospettiva un po’ diversa.

Diciamo pure dalla prospettiva della fiducia, così magari Maurizio ci perdona per il mestiere che facciamo… 🙂

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Blurb, il blog di Luca Vergano, mi pare degno di essere letto. Ma non è questo il punto, il punto è che la sua intestazione recita:

Blurb. Un planner più generalista e in attesa di una baseline migliore.

Allora, gliela vogliamo scrivere questa baseline, o non siamo più capaci?

Comincio io:

Blurb. No plan B.

Le più belle baseline che ho visto finora nella blogosfera sono quelle di Russell Davies, credo le cambi spessissimo. Una che mi ricordo è:

We’re just as disappointed as you are.

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Sono stato invitato a fare una chiaccherata con una classe di aspiranti pubblicitari in Accademia di Comunicazione, il 10 ottobre.

Mi fa piacere tornare in quelle aule dopo avervi insegnato per un po’ di anni. Ma il motivo del post è un altro.

Vorrei sapere da chiunque legga queste righe e stia pensando/puntando/girandointorno a un lavoro in pubblicità

le cinque cose che vorreste che qualcuno finalmente vi spiegasse sulla pubblicità e sul lavoro nelle agenzie.

Prometto che farò del mio meglio per dare delle risposte sincere e corrispondenti alla mia esperienza sul campo.

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