— oh my marketing!

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Marketing

Dalla comunicazione di massa alla collaborazione di massa.

Un bell’articolo, selezionato da Maurizio Sala presidente Adci per un intervento su Youmark, su come le marche dovrebbero prendere esempio da wikipedia (tra gli altri) per imparare che il crowdsourcing è una ricchezza potenziale enorme per ogni brand.

Perché la gente ama le marche, e spesso sono proprio le marche a non saperlo/non capirlo/averne paura.

L’articolo orginale, contenente approfondimenti molto interessanti del concetto, è qui.

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Se avete un post dentro, anche solo uno, aprite un blog.

Un messaggio molto bello, questo di Seth Godin, quasi lirico.

If you only have one post in you. (Sembra una canzone).

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Youmark! videoportale di comunicazione marketing media è appena nato ed è già molto bello. Guardate un po’.

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Un libretto che ti insegna quando mollare e quando tenere.

Scritto da quello che ha inventato il permission marketing, autore del blog di marketing n. 1 per diffusione, uno che quando lo leggo mi incanta ogni volta, o quasi.

The dip, appena uscito, è anche il soggetto di un blog a sé stante, ha venduto 100mila copie nel primo mese, ed ha avuto un tour promozionale in cui Godin ti regalava un suo discorso se compravi 5 libri (oppure se lo pagavi 50 dollari per il discorso lui veniva e ti portava 5 libri… detta così non sembra un gran che, ma il libro è finito nelle classifiche del New York Times, secondo me the man is a fucking genius).

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The biggest problem designers face is fear: fear of clients, fear of failure, fear of ideas. Our ability to overcome fear is perhaps the greatest skill we can acquire. Most bad design is consequence of fear. […] Most of us deal with fear by falling back on the familiar and the safe. But if we do this, we are not allowed to turn around and say our lives are dull.

Adrian Shaughnessy (aka this is real art) chiude così il suo bel libro.

Non posso dire che sia pieno di verità rivelate in modo fulminante, ma mi sento di affermare che si tratta di un testo documentato e approfondito su tutti gli aspetti della professione del graphic designer, dagli aspetti più operativi (this is a book about the grabby bits, dice all’inizio) ad considerazioni di tipo culturale ed esistenziale, sempre trattate con gradevolissima nonchalance.

Il suo punto di vista ha il distacco di chi vede le cose in prospettiva e la competenza di chi ha gestito uno studio di 40 persone per 15 anni.

Ma non è una una star, Shaughnessy è, a mio parere, un fior di professionista, e come tale vale 1000 design superstar.

Molti sono i passaggi profondi affrontati con intelligente leggerezza (per esempio sul fashion-hype su design e designer, che lui paragona alla moda dei… dentisti, cioè inesistente, inutile e inconsistente, oltre che pericolosa – vedi le misfortunes di design stars come Saville o Brody) e moltissimi i suggerimenti preziosi, che fanno capire come l’eccellenza nasca anche dal buon senso e dalla passione per il proprio lavoro.

Oltre alle testimonianze di Neville Brody, Natalie Hunter, John Warwicker, Kim Hiorthoy, Corey Holms, Rudy VenderLans, Andy Cruz, Angela Lorenz, Peter Stemmler e Alexander Gelman, in forma di intervista, nel libro vi sono mumerosi riferimenti per chi ha voglia di lustrarsi gli occhi (e trovare info) in rete.

Ne riporto qualcuno.

DESIGNERS

April Greiman
Barnbrook design
Bruce Mau
Cyan
Hi-Res!
Karlssonwilker Inc
m/m paris

INTERNET RESOURCES

Computer Love
Design is Kinky
Design Observer
Mark Holt Design
Speak Up

CULTURAL AWARENESS

Chicks on Speed
This is a magazine

Il libro in una frase:

Tutto quello che vi serve per essere un graphic designer, eccetto quella cosa che si chiama anima (quella dovete mettercela voi).

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Dopo aver scritto cos’è per noi un art director, qualcuno mi ha sollecitato sul tema copy.

Ho fatto finta fosse già previsto… quindi eccomi qui.

Vorrei premettere che non so se il copy stia vivendo le stesse evoluzioni professionali dell’art director o del responsabile produzione stampa, di cui ho già cianciato, dovute soprattutto all’evoluzione delle tecnologie disponibili.

Vedo il copy in un ruolo più concettuale, e per questo meno esposto agli effetti della tecnologia (in senso operativo, non nel senso dei nuovi media e delle loro possibilità espressive).

La mia prospettiva sul copywriter, inoltre, è poco distaccata e per niente lucida perché… parlo di me.

Ma basta con le mani avanti: cos’è un copywriter in questo stordito monkey business della pubblicità?

Prima le cose di sempre, sacrosante e indiscutibili: sa parlare e scrivere tutte le lingue (del cuore non del passaporto), scrive bene sia prosa che dialoghi, ha una curiosità ossessiva per la pubblicità in tutte le sue forme, ha letto Pirella e Barbella, oltre che Bernbach , Ogilvy e Séguela, crede nella parola, ha un innato rispetto per le persone, è corretto ed obiettivo nelle argomentazioni (sa che la pubblicità non può permettersi di ingannare), è animato da motivazione granitica, è bravo ad ascoltare, è pronto a lavorare molto, sa fare una campagna anche da solo, sa visualizzare dei concetti, riesce a dare il meglio con un art director… (certe le ho copiate da Ogilvy on advertising, chi non l’ha letto alzi la mano – e vada a leggerselo).

La mia esperienza diretta di tutto questo (primi 10 anni della mia vita lavorativa) è stata la base di tutto ciò che è venuto poi. Nel senso che sono diventato un copy, e non ho più smesso di esserlo.

E il copy continuo a farlo. Con questo intendo dire che non sono un imprenditore che fa il copy, ma un copy che fa l’imprenditore.

Tutta questa autoreferenzialità è sgradevole, lo so, ma mi serve a dire che essere un copy può avere un valore, anche fuori dall’agenzia, anche oltre l’orario di ufficio.
Perché uno non smette di essere un copy quando esce dall’ufficio (quelli sono impiegati, i copy sono un’altra cosa).

Mi sto intortando?

L’avevo detto che non ero tanto lucido e obiettivo. Ma arriva il colpo d’ala:

Il copy vive la vita come linguaggio.

Per questo sa impiegare il suo talento naturale (e anche coltivato, naturalmente) in ogni fase della sua esistenza nonché ogni momento della sua giornata.

Ecco perché per noi, il copywriter è una specie di animale con un fortissimo istinto di comunicazione, sia che scriva un radio sia che ne butti giù il rational, sia che faccia una campagna su 6 media diversi sia che telefoni all’assistente del direttore marketing per un’informazione sul brief. E’ uno che si è tatuato la frase non si può non comunicare nel cervello. That’s it. Forever.

Il copy che è in me mi ha aiutato innumerevoli volte, finito il suo lavoro in senso stretto, a:

– trovare clienti
– dirimere situazioni controverse (anche pseudolegali)
– dialogare con gli amministrativi esecutori degli ordini di pagamento
– ottenere informazioni di qualsiasi tipo
– trovare il tono di voce adatto nel rapporto con i clienti (importantissimo)
– avere visibilità sui media
– gestire il progress lavori
– negoziare compensi
– stipulare contratti
– delineare piccole strategie e spunti di marketing
– comprendere (attraverso l’ascolto attento) le esigenze di clienti e collaboratori
– gestire contestazioni
– individuare aree promozionali per i clienti
– aprire linee di credito
– creare passaparola
– migliorare il livello qualitativo dei rapporti
– scrivere un blog (!)

Insomma, il copy può dare tantissimo oltre a quello che istituzionalmente ci si aspetta da lui/lei.

I miei rispetti a coloro che impiegano il loro talento di copywriter lavorando full-time su brief e campagne.

La mia simpatia e massima stima a chi usa combinazioni di parole anche per aprire le mille casseforti della vita.

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Il blog di Marco Camisani Calzolari ci dice che nel mondo digitale siamo in guerra.

E aggiunge una sua bella lista di consigli per giovani che entrano in questa trincea.

A me è piaciuto un mondo, questo post, specie quando dice:

Al mio giovane amico ho consigliato di […] cambiare modelli. Di lavorare duro e di lavorare per se. Di non farsi abbagliare da certe mostrine. Di usare tutto. Di avere un account su tutto. Di mettere sotto stress tutto. Di affondare le mani sino alla nausea. Di usare bene il tempo e usare bene strumenti che lo gestiscano al meglio. In sostanza di attrezzarsi al meglio per andare al fronte.

e anche:

Gli ho suggerito di chiudere gli occhi e cercare di “vedere”, di ascoltare poco di quel che gli dicono gli uomini di “successo” e fare invece molto di quel che gli suggerisce la user experience.
Di crearsi un piccolo modello di sostenibilità fatto di lavoretti, adsense, e olio di polpastrelli. Lontano dal modello tempo/cartellino.

Un solo sospetto: che questi consigli non siano inutili come i miei.

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Qui i consigli di 7 internet guru.
Un bel ripasso sulle cose che funzionano e non costano.

Via marketing routes.

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C’era una volta un signore che lavorava sodo e cercava sempre di fare le cose per bene.

Un giorno quel signore, che stava attento anche a non sprecare il tempo e perciò usava impiegare la pausa pranzo per fare le commissioni mangiando un panino al volante della sua auto, si recò in banca per prelevare 750 euro.

Dopo una coda di circa 20 minuti, il signore scoprì che la banca era senza soldi “perché è venerdì, e oggi hanno prelevato in tanti” (parole del cassiere). Il signore insistette gentilmente ma fermamente, perché non poteva permettersi di ritornare in banca due ore dopo come chiedeva il cassiere, ed ottenne i suoi contanti.

Mentre li ritirava, siccome il signore lavorava nel marketing, fece notare con un sorriso che, da un punto di vista di marketing non era proprio il massimo, una banca grande e famosa come quella che rimaneva senza soldi.

Grande fu la sorpresa nel sentirsi rispondere seccamente: “Ha avuto i suoi soldi? E’ soddisfatto? Allora arrivederci.”

Tornando, in macchina, pensò povero me, e povera la mia banca.

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flowers

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Se dovessi giudicare dalle reazioni e dal numero di visite al nostro nuovo blog d’agenzia, potrei quasi dire (con un eccesso di euforia che il momento mi regala) che la pubblicità italiana ha un debole per noi, nuove scimmie sul mercato.

Monkey business/advertising in the jungle srl è infatti il nome che Laura Coppola e io abbiamo dato alla nostra agenzia due giorni fa, varando un piccolo/grande progetto di ripensamento della nostra attività.

Ieri la notizia è arrivata anche ai giornalisti, ed oggi siamo su alcune testate di settore (il titolo qui sopra è preso da Dailymedia, che ringraziamo insieme a tutti gli altri che ci hanno dato spazio, scusate se non vi cito ma non avendo ancora il quadro completo non vorrei far torto a qualcuno).

Poi molti hanno telefonato e scritto, abbiamo ricevuto davvero tanti messaggi di complimenti e incoraggiamento. E’ bello vedere che un’idea nuova viene apprezzata e accolta con favore… grazie di cuore, dopo tanta fatica e stress, questa ondata positiva ci fa proprio bene. Vedremo se il tempo premierà la nostra intuizione, intanto ci godiamo questo bel momento.

Needless to say, siete tutti invitati a farvi un giro su Monkeyb e a farvi due risate alle spalle del sottoscritto, formato video. Attendo commenti (e sono pronto a tutto!).

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