— oh my marketing!

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marketing e lavoro

L’altra volta mi ha fregato il traffico, stavolta ci vado con i mezzi.

Di nuovo grazie a Profero per l’invito a unirsi a loro.

Tema della serata:

Creatività digitale e creatività classica: come realizzare una comunicazione davvero integrata?

In pratica, quello che cerchiamo di fare noi scimmie. Bene bene.

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Tutti i dettagli sul nuovo blog!

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Prima quello utile: andate subito sul blog Adci che ci sono ben sei posizioni aperte in RMG connect.

Poi i consigli di Lele Panzeri agli adorabili giovinazzi, come li chiama lui, tratti dal suo libro C’ero una volta.

Ne riporto qui qualche riga, l’intero brano si può leggere qui, oltre che nel libro.

Cosa farei io, se avessi vent’anni e avessi il pepe al culo?
Forse farei qualcos’altro.

(…)

Se avessi vent’anni e il pepe al culo, cercherei altri due come me, affitterei un trilocale più servizi, metterei il nome sulla porta e comincerei a cercare clienti e idee.
Ecco cosa farei.
I clienti sono più affamati di idee nuove e fresche che non i direttori creativi in carica nei posti strategici.
Difficile?
Mai come entrare in un’agenzia e anche mai come, una volta miracolosamente entrati, farsi ascoltare da quelli davanti nella fila.

Il Lele, già presidente Adci, è anche corporate blogger per Cazzificio Moretti .

[I “consigli inutili per giovani creativi” sono una serie (inutile) iniziata qui, continuata qui e poi qui e qui e qui e anche qui].

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Anni fa, certi dicevano:

Non fidatevi di nessuno sopra i 30 anni.

Secondo me adesso si potrebbe dire:

Non fidatevi di nessuno che non tenga un blog.

Un po’ radicale, ora come allora, però rende l’idea di una maggior affidabilità di coloro che accettano la sfida trasparente e aperta di parlare con gli altri.

Vale per persone, organizzazioni, politici, aziende, associazioni, agenzie di pubblicità, manager, candidati alla presidenza, creativi, junior, senior, guru… tutti, insomma.

Questo senza discriminare chi non ha un blog perché non gli viene bene, intendiamoci… però diciamo che averlo aggiunge un che di positivo che non guasta, almeno secondo me.

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Arrivo anch’io a Skype, piuttosto tardi lo ammetto ma sono fatto così.

Tutto bello, tutto bene, ma non riesco a chattare. Non ci riesco proprio, e non ho tanto tempo per frugare nei blog e cercare perché con un popo’ di powerbook-da-diciassette riesco a videochiamare (“riesco” è un eufemismo, ci clicco e parte tutto l’ambaradan) ma non a infilare un cavolo di chat.

Ma non è tutto.

Anche le mie sorelle scimmie, quelle che vivono appollaiate sui G5 hanno i loro problemi.

Anche più di me: loro, nonostante le cuffie fatte prontamente arrivare nella giungla, non riescono nemmeno a telefonare.

No Skype for monkeys?

Non ci credo, forse è vero il contrario… mi sa che siamo scimmie troppo sceme per skype 🙁

[UPDATE – E se fosse la vicinanza di radio 101 , qui di fronte, a intereferire in qualche modo? Però interferirebbe anche sulla voce, mentre i miei problemi sono sulla chat…]

[UPDATE 21 maggio – Ce l’ho fatta. Sono quasi sicuro fosse il router dell’ufficio a bloccare la chat. Infatti quando ho reinstallato il software da casa… tutto ok. Grazie a tutti coloro che hanno cercato di aiutarmi!]

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Sarà che siamo molto presi a immaginare (e preparare) il nostro piccolo progetto di coworking, mi torna in mente questa bella frase che ho letto non so più dove. Mi piacerebbe che l’impegno di questi giorni servisse a costruire un pezzettino di futuro, nostro e di qualcun altro. Stay tuned, folks!

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Trovo su Adci (che ha appena rinnovato presidente e consiglio) e copio-incollo:

1.
Stage: web marketing assistant.

Azienda leader nel settore assicurativo-finanziario cerca uno stagista (retribuito) con prospettive di integrazione, per le funzioni di web marketing/pr.

Contattare blog@adci.it.

2.
Junior content manager.

Società leader in Italia nel mercato immobiliare/finanziario cerca un content manager per gestione contenuti sito, intranet, comunicazione interna. Contratti di assunzione a tempo determinato, sede di lavoro Milano.

Contattare blog@adci.it.

3.
Arc wants you: cercasi due web designer.

Vuoi venire a lavorare con il Team che ha realizzato 500 wants you in un centro d’eccellenza per il digitale unico in Europa? Cerchiamo 2 webdesigner giovani e con voglia di esprimersi.

A seguire due profili, se ti riconosci, scrivi a matteo.righi@arcww.leoburnett.it per un appuntamento.

Junior Web Designer fresco, dal tratto pungente, attento ai trend, anticonvenzionale, che non abbia paura di confrontarsi sia con il pensiero creativo sia con il design, con web site di brand e prodotti di livello internazionale. Sono necessarie la capacità di lavorare autonomamente all’interno di un gruppo, voglia di crescere rapidamente, idee creative e passione per vederle realizzate. Gusto per l’art direction, il lettering, le immagini. Necessaria padronanza di Flash, Illustrator, Photoshop, Office, la conoscenza della lingua inglese e dei principali social network.

Junior Web Designer solare, poetico, social oriented. Amante delle trame e dei materiali naturali, raffinata, che non abbia paura di confrontarsi sia con il pensiero creativo sia con il design, con community e portali di brand e prodotti di livello internazionale. Sono necessarie la capacità di lavorare autonomamente all’interno di un gruppo, voglia di crescere rapidamente, idee creative e passione per vederle realizzate. Gusto per l’art direction, il lettering, le immagini. Necessaria padronanza di Flash, Illustrator, Photoshop, Office, la conoscenza della lingua inglese e dei principali social network.

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Ma è sufficiente un blog aziendale per evolvere il proprio marketing?

Questa la domanda che mi girava in testa nei giorni in cui qualcuno
mi ha gentilmente invitato ad andare a sentire la presentazione dei risultati della ricerca di Enterprise 2.0 (che sarebbe l’osservatorio del Politecnico sugli strumenti partecipativi all’interno dell’azienda, come blog interni, wiki, piattaforme condivise, forum aziendali, virtual workspaces ecc).

E in un certo senso mi si è parata davanti la risposta (che è no).

(Un po’ me l’aspettavo, nella mia testolina, che non bastasse aprire un account su WordPress.com per far diventare l’azienda la più tosta del mondo e cavalcare la coda lunga dietro a Jeff Bezos, ma, come dire… molte tessere del ragionamento mancavano all’appello).

Grazie all’eccellente lavoro svolto dal team di Mariano Corso e Stefano Mainetti mi è parso di realizzare cosa c’è dietro, o se preferite, cosa viene prima, di quel famoso momento “gimme a blog!” su WordPress (o altrove).

C’è dietro un modo diverso di concepire l’azienda.

Paroloni.

Ma mi sa che è vero.

Altrimenti, se non concepisci un’azienda diversa, come puoi accettare che

“i dipendenti non distinguono più tra risorse interne ed esterne”?

o che

“le persone devono potersi portare in azienda le proprie reti sociali”?

o, ancora, che

“va garantita a tutti la possibilità di configurare il proprio ambiente di lavoro in assoluta libertà”?

Allora, solo allora, il blog aziendale prende senso, perché forse l’azienda farà percepire fuori, grazie a quella forma osmotica di comunicazione che è il blog, i valori che crescono e si sviluppano dentro.

Con questo non voglio dire che un blog aziendale non può essere un bel punto di partenza, ma se non lo si prende per quello che è, cioè la straordinaria occasione di ripensare l’azienda (anche per gradi, un po’ alla volta, strada facendo…) beh, forse il sito-vetrina del’88 in fondo va bene lo stesso 🙂

***

[NOTA – Le tre frasi virgolettate qui sopra sono riprese dai “bisogni emergenti dell’enterprise 2.0” presentate nel convegno, che riporto:

1. social network (desidero relazionarmi con gli altri, sia dentro sia fuori l’azienda, per mantenermi aggiornato e professionalmente valido)

2. conoscenza in rete (la mia preparazione passa anche da strumenti condivisi in rete)

3. collaborazione emergente (devo poter collaborare sempre, comunque e immediatamente, con sistemi che vanno dalla chat all’instant messaging, dall’agenda condivisa al co-editing di documenti di lavoro)

4. appartenenza aperta (il mio sistema di riferimento non è solo l’azienda, ma qualcosa di più grande, che va oltre)

5. riconfigurabilità adattativa (devo essere in grado di poter riconfigurare i processi del mio lavoro in modo flessibile e personalizzato, visto che la tecnologia me lo consente)

6. global mobility (spazi e orari del lavoro sono sempre più flessibili, grazie alle tecnologie abilitanti)].

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Come definirebbe il web 2.0 e come questo ha cambiato la relazione tra azienda e consumatori?

L’azienda che parla al cliente:il corporate blogging. Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questo strumento di comunicazione?

Quali sono le realtà aziendali in cui gli strumenti del web 2.0 si applicano meglio che in altre?

Le imprese sono pronte a questo cambiamento?

Esiste già una figura specifica che si occupa, per esempio, della gestione dei blog aziendali?

Domandine da niente, che mi sono state fatte da Asam per la loro newsletter.

Risposte alle pag. 5 e 6 del pdf.

Io speriamo che me la cavo.

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Grazie a MyMarketing.Net che ha ripreso la nostra ironica ricerca “Le 13 verità tragicomiche del marketing italiano” per la pubblicazione.immagine-1.png

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